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Vigilanza e Mifid sul tavolo di Nava

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Vigilanza e Mifid sul tavolo di Nava

  • –Laura Serafini

ROMA

Chi ha seguito il dibattito europeo sulla costituzione dell’Unione bancaria, sulla direttiva sul bail in e poi sulla gestione delle crisi bancarie non può non aver conosciuto Mario Nava. Direttore per il monitoraggio del sistema finanziario e gestione delle crisi presso la direzione della Commissione europea dedicata ai servizi finanziari, negli ultimi tempi si è occupato spesso di crisi bancarie. E la sua posizione sulla necessità, in particolare, del sistema bancario italiano di fare di più, a partire dalla questione delle riduzione dei crediti deteriorati, non è mai stata certo tenera.

Ora Nava lascia il suo incarico a Bruxelles, dove lavorava ormai da venti anni (laurea alla Bocconi, master a Lovanio e un Phd alla London School of Economics) per guidare un’Autorità per la trasparenza dei mercati accusata, durante la gestione dell’ex presidente Giuseppe Vegas, di essersi occupata troppo di banche. Inevitabile che uno dei primi dossier che Nava possa trovarsi a gestire sia proprio legato al lavoro conclusivo della commissione di inchiesta sulle banche e alle proposte di riforma della vigilanza, sia della Banca d’Italia che della Consob, che nella relazione finale di maggioranza potrebbero emergere.

La commissione aveva già chiesto un contributo a Vegas, il quale aveva rimandato alle direttive europee e alla eccessiva preponderanza che queste consentono alla stabilità bancaria rispetto alle esigenze di tutela della trasparenza e degli investitori. Altro aspetto emerso dal dibattito in commissione è il fatto che l’ordinamento italiano, e in particolare il Testo unico per la finanza, si occupano della tutela dell’investitore e non di quella del risparmiatore, del quale le norme non parlano in modo esplicito. Un investitore si presuppone sia consapevole del rischio che si assume scegliendo un investimento, un risparmiatore è invece più indifeso.

Una delle prime sfide che il nuovo presidente della Consob dovrà affrontare sarà proprio la direttiva Mifid2 che entrerà in vigore da gennaio 2018. Evocata molto spesso durante il dibattito in commissione di inchiesta, la nuova direttiva conferisce alla Consob i poteri per vietare la vendita ai risparmiatori di prodotti troppo rischiosi o poco trasparenti. Come potevano essere i bond subordinati bancari o le azioni delle banche popolari venete emesse durante gli aumenti di capitale degli ultimi anni.

Tra le novità del prossimo anno anche la direttiva sui prospetti (tra cui il prospetto semplificato) e i Prips, i prodotti di investimento al dettaglio assemblati. Altro tema importante con il quale il nuovo presidente dovrà fare i conti è la riforma delle Authority europee varata dalla Commissione Ue, che conferisce più poteri all’Esma, in parte trasferendole poteri oggi in capo alle “Consob” nazionali. Esma avrà più potere di controllo sulle Autorità nazionali, che si eserciterà anche attraverso una più puntuale valutazione del piano strategico delle Authority nazionali.

Percorso non facile attende il nuovo comandante generale dei Carabinieri (operativo dal 16 gennaio), Giovanni Nistri, Toccherà a lui prendere le redini dell’Arma dopo la guida del comandante Tullio del Sette, indagato nell’ambito dell’inchiesta Consip per rivelazione di segreto e favoreggiamento, insieme al generale Emanuele Saltalamacchia. Arma che è stata anche scossa dalle polemiche che hanno colpito gli investigatori del Noe, il Nucleo operativo ecologico, accusati di depistaggio e di aver costruito false prove contro il padre di Matteo Renzi, Tiziano. A favore di Nistri giocano l’apprezzamento bipartisan raccolto tra le forze politiche e l’abilità dimostrata nel rilanciare il sito archeologico di Pompei – lui che è esperto di tutela delle opere d’arte e lotta ai trafficanti di tesori artistici – di cui ha avuto la direzione.

Senza grandi terremoti la nomina di Angelo Buscema a presidente della Corte dei Conti. Il magistrato è entrato alla Corte 36 anni fa e ha percorso una carriera che gli ha permesso di arrivare a dirigere le sezioni riunite di Controllo, il cuore della giustizia contabile. Nella Relazione sul rendiconto generale dello Stato di qualche mese fa aveva spiegato che i tagli della spending review del governo non avevano prodotto «risultati di contenimento del livello complessivo della spesa». Una indicazione, per il prossimo esecutivo, sulla direzione che prenderà l’analisi della Corte.

Con un occhio alla modernizzazione e l’altro alla vocazione sempre più internazionale delle Forze Armate è stato scelto Salvatore Farina, nuovo capo di Stato maggiore dell’Esercito. Farina, stimato da tutte le forze politiche, ha comandato nella sua lunga carriera le compagnie di guerra elettronica ed è stato sempre lui a guidare la Nato in Kosovo.

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