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Gdf: arrestati 4 imprenditori romani per fatture false e riciclaggio

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Gdf: arrestati 4 imprenditori romani per fatture false e riciclaggio

Arrestati dalla Guardia di finanza  4 imprenditori romani per fatture false e riciclaggio
Arrestati dalla Guardia di finanza 4 imprenditori romani per fatture false e riciclaggio

Un sospetto maxi «sistema» di evasione fiscale «ramificato» in tutta la Capitale d’Italia. Attraverso fatture false, riciclaggio e auto riciclaggio, il denaro passava da società “cartiere” gestite da professionisti, per poi rientrare nelle casse degli imprenditori (finiti in una seconda inchiesta allo stato secretata). In manette sono finite due persone: Cristiano Sala e Giuliano Cimaglia, entrambi ai domiciliari. Assieme a Massimo Tilli e Daniele Bonfiglio (obbligo di presentazione alla pg), fanno parte di una più ampia associazione per delinquere scoperta dalla Procura della Repubblica di Roma e dalla Guardia di finanza.

Fatture false per 78 milioni di euroe riciclaggio per 55 milioni
Stando alle ipotesi d’accusa del sostituto procuratore capitolino, Mario Dovinola, la presunta associazione avrebbe «proposto ai “clienti”», tutti imprenditori, «un servizio consistente nell’emissione di fatture false e nella restituzione delle somme da questi versate in pagamento». Secondo stime, il giro di fatture false ammonterebbe a circa 78 milioni di euro, mentre sarebbero stati riciclati circa 55 milioni. Il sodalizio criminale, che operava in Roma da diversi anni, aveva costituito una rete di società “cartiere” nei cui conti correnti facevano transitare il denaro. Si tratta delle società Rtl Autobroker srl, M&M srl, Company Solution srl, Rewind Work srl, ditta individuale Tilli Massimo, Pulidream soc. coop., Omnia 2000 srl, Fin.Servizi soc coop, Andromeda 11 srl, Costruzioni immobiliari srl, Lego srl, Money Team srl, Sevima Consultings srl, Full Service srl, Energy Fun srl, Business solution srl. Il denaro «pervenuto sui conti correnti delle società “cartiere” e anche su conti correnti personali di Massimo Tilli e Cristiano Sala - si legge negli atti - veniva trasferito su conti correnti intestati ai cosiddetti “prelevatori”; da questi veniva ritirato in contanti, concentrato in alcuni uffici e a stretto giro restituito agli originari clienti.

Il professionista “tesoriere”
Un ruolo di rilievo sarebbe stato giocato da Maurizio Grazzini, noto avvocato romano. Dal suo studio in viale dei Parioli avrebbe curato il reclutamento dei “prestanome”, gestendoli nell’interesse della presunta associazione per delinquere. Avrebbe, inoltre, assistito i “prestanome” nell’apertura e chiusura di rapporti bancari e provvededuto a farsi consegnare i token (chiavette che forniscono i codici numerici per poter operare tramite home-banking). Gli inquirenti ritengono che svolgesse anche il lavoro di “tesoriere”, ricevendo somme in contanti dai “prelevatori” e predisponendo le buste contenenti il denaro da restituire ai “clienti”.

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