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La campagna del premier in sintonia con il Colle

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Politica 2.0

La campagna del premier in sintonia con il Colle

A Camere sciolte, con la data del voto fissata il 4 marzo, comincia la campagna elettorale anche di Paolo Gentiloni. Ieri, nella tradizionale conferenza stampa, ha dato un assaggio di quella che sarà la sua cifra, che di certo risente degli influssi del Colle, di quelle coordinate che Gentiloni e Mattarella si sono dati per portare a una ordinata conclusione la legislatura. «Darò il mio contributo al Pd, ma non sarà in contraddizione con il mio ruolo istituzionale». Ecco, il perimetro che si è ritagliato e che sembra concordato con il capo dello Stato o, comunque, in una forte sintonia con il suo pensiero. Una sintonia che si è sentita anche nel linguaggio, molto vicino ai tempi che furono della democrazia cristiana, quel voler rassicurare sdrammatizzando i rischi, quel garantire la continuità, il voler durare senza tirare i remi in barca. Ha rispolverato lo slogan «forza tranquilla», ha parlato di una politica che è «fatta di compromessi e comprensione», che suona piuttosto distante dalle inclinazioni di Renzi e più vicina alla tradizione di Mattarella.

Insomma, il premier affronta la sfida elettorale tagliandola su misura per il suo “vestito” da premier e, soprattutto, recuperando uno spazio di autonomia politica dal segretario con la sua personale versione del Pd. Una forza tranquilla, appunto, ma senza eludere i problemi o negare le differenze: come sulla conferma del Governatore Visco fatta contro la volontà di Renzi o sulla commissione d’inchiesta quando dice di aver accolto con «sollievo» la fine delle audizioni e pure sul candidato-premier non ha lanciato il leader Pd ma si è attenuto ai criteri della nuova legge elettorale, alle scelte che saranno nella titolarità del Colle augurandosi solo un buon risultato per il partito. Dunque, lo stile con cui ha governato se lo porterà in campagna elettorale, nel collegio in cui sarà candidato e dove sarà misurato il suo consenso e magari – dopo le urne – ci sarà anche chi lo metterà a confronto con quello che raccoglierà Renzi.

Quello che invece ieri non ha fatto è disegnare per sé un profilo esclusivamente istituzionale, solo da riserva della repubblica per garantirsi comunque un futuro dopo il 4 marzo. «Farò campagna visto che i governi non sono super partes», ha detto. Non è quindi caduto nella trappola di smentire una sua natura di parte davanti al prossimo giudizio degli elettori ammettendo che la sua prospettiva è legata al risultato del Pd. Ha saputo dosare la doppia “veste” in cui si trova oggi sorvolando sui complimenti ricevuti – di nuovo ieri – da Silvio Berlusconi e augurandosi solo una rimonta per il suo partito. Insomma, un gioco di equilibri tra candidato del Pd e carta di riserva in caso di emergenza. Anche se può diventare un esercizio poco realistico immaginare una lunga permanenza di Gentiloni a Palazzo Chigi a dispetto di un deludente risultato del Pd. Davanti alla “sentenza” popolare non c’è sintonia istituzionale che tenga.

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