Italia

Mattarella ha sciolto le Camere, alle urne il 4 marzo

LA FINE DELLA LEGISLATURA

Mattarella ha sciolto le Camere, alle urne il 4 marzo

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dopo aver sentito i Presidenti dei due rami del Parlamento, ai sensi dell'articolo 88 della Costituzione, ha firmato il decreto di scioglimento del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, che è stato controfirmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Lo rende noto il Quirinale. Subito dopo, il Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Ugo Zampetti, si è recato dai Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati per comunicare il provvedimento di scioglimento delle Camere.

Governo decide elezioni il 4 marzo
Il Consiglio dei ministri, prendendo atto della decisione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella di sciogliere le Camere, nella riunione convocata questa sera alle 18.30, ha poi approvato il decreto di indizione della data delle elezioni domenica 4 marzo, nonché quella di venerdì 23 marzo 2018 per la prima riunione delle nuove Camere, come da intesa con i Presidenti dei due rami del Parlamento. Sono stati poi approvati altri due decreti presidenziali, che riguardano l’assegnazione alle circoscrizioni elettorali dei seggi spettanti rispettivamente a Camera e Senato.

In questo modo la diciassettesima legislatura è dunque giunta al termine dopo cinque anni movimentati, che hanno visto alternarsi tre governi. Terminato in tarda mattinata l’incontro con i giornalisti, nel primo pomeriggio il premier ha lasciato Palazzo Chigi diretto al Colle dove ha avuto un colloquio di un’ora con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Un colloquio necessario per dichiarare conclusa la missione di governo. A seguire nel pomeriggio il capo dello Stato ha incontrato i presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso. Al termine degli incontri Mattarella, constatato l’esaurimento dell’agenda delle Camere (in mancanza di una maggioranza al Senato per l’ok della riforma della cittadinanza) ha emanato il decreto di scioglimento delle Camere, controfirmato dal presidente del consiglio, con un nuovo rapido passaggio al Colle prima del consiglio dei ministri convocato per dare il via libera ai decreti elettorali e indicare la data delle elezioni.

Gentiloni in carica per l’ordinaria amministrazione
Il governo guidato da Gentiloni resterà in carica per l’ordinaria amministrazione e poi, quando dovrà dimettersi nel momento in cui si formeranno le nuove Camere - a fine marzo con il voto il 4 - resterà per il disbrigo degli affari correnti. Ma, appunto, non esiste un vuoto di potere a Palazzo Chigi e quindi restano fissati gli impegni europei e internazionali, l’appuntamento con la stesura del Def ad aprile - se non si sarà ancora formato un nuovo Esecutivo - inoltre gli sarà possibile fare decreti legge in caso di urgenza per fronteggiare eventi straordinari.



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