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Elezioni senza sbocco se manca una vera svolta della politica

L'Analisi|L’ANALISI

Elezioni senza sbocco se manca una vera svolta della politica

Il prossimo 4 marzo andremo a votare per il rinnovo dei due rami del Parlamento. Una data storica. Perché proprio il 4 marzo 1848 Carlo Alberto promulgò lo Statuto. Dopo di che, a meno di un miracolo, sarà buio pesto. Per chissà quanto tempo non avremo un governo. Nessuna maggioranza sembrerebbe possibile in ogni caso. Anche a prescindere dalla volontà dei diversi attori politici. Stando ai sondaggi, sarebbe impraticabile sia una maggioranza formata da Silvio Berlusconi e Matteo Renzi, sia una maggioranza costituita da Di Maio e Salvini. Per non parlare di accordi sopra o sottobanco tra Cinque Stelle e Pd, che sarebbe come dire cane e gatto. Ma un governo è pur necessario. Ed è altamente probabile che sarà il vecchio governo Gentiloni, l’usato sicuro, a rimanere al proprio posto per diverso tempo.

Posizione di vantaggio
Per cominciare, Gentiloni non ha rassegnato le dimissioni. In perfetto accordo con Sergio Mattarella, che ha un sacro terrore dell’horror vacui. E la cosa si spiega. L’attuale governo non è stato sfiduciato dal Parlamento. Perciò Gentiloni si è presentato al Quirinale solo per dire che la sua missione impossibile è stata condotta a termine. Punto e basta. Certo, il governo resterà in carica in regime di prorogatio. Come dicono i giuristi. Ma il governo avrà poteri assai meno affievoliti della maggior parte dei suoi predecessori in quanto il Parlamento non gli ha mai detto di no.

Scommessa vinta
Nessuno avrebbe puntato un euro bucato sulla longevità di questo governo. E invece il 12 dicembre scorso ha acceso sulla torta la sua brava candelina. Sponsorizzato da Matteo Renzi, che dopo la disfatta del referendum costituzionale ha fatto un passo indietro pur rimanendo nella buca del suggeritore, Gentiloni a uno a uno ha scansato tutti gli ostacoli che gli si paravano davanti. E forse l’ostacolo più arduo è stato proprio il segretario del suo partito. Perché i rapporti tra i due possono essere sintetizzati con il verso di Ovidio: nec sine te nec tecum vivere possum.

Prospettiva poco rosea
Gentiloni è stato estremista di sinistra senza dare nell’occhio. Tant’è che Mario Capanna ha esclamato: “Gentiloni chi?”. Dà l’idea di un democristiano all’Arnaldo Forlani, senza esserlo mai stato. La verità è che tra tanti dilettanti allo sbaraglio, lui è uno che il mestiere lo conosce. Non sarà un vocato alla politica, per dirla con Max Weber. Ma un professionista della politica, con quel curricolo che può vantare, certamente lo è. Ma senza darlo a vedere, visto e considerato che la classe politica è ai minimi storici. Universalmente stimato, Paolo il calmo, tutto il contrario di Matteo l’irruento, si dimetterà il prossimo 23 marzo, giorno in cui si riuniranno le nuove Camere. Ma, per l’impossibilità di dar vita a un governo a breve, continuerà a restare in carica in regime di prorogatio ancora per un bel po’. Perciò non è escluso che Mattarella ci faccia tornare prima o poi a votare. Non finiremo come a Weimar. Ma di sicuro le prospettive non sono rosee.

I torti della riforma costituzionale
C’è chi pensa che la colpa è degli elettori, che hanno bocciato la riforma costituzionale Renzi-Boschi, e della Corte costituzionale, che ha infilzato l’Italicum e soprattutto ha affondato il ballottaggio. Ma il torto della riforma costituzionale è stato quello di disegnare un Senato delle regioni, quando le regioni non sono mai state tanto chiacchierate. E per di più Renzi ha avuto la bella idea di metterci la faccia. Esposta al tiro al bersaglio dopo che incautamente aveva dichiarato che in caso di sconfitta avrebbe cambiato mestiere. E il ballottaggio dell’Italicum, qualora fosse rimasto, avrebbe consegnato l’Italia ai Cinque Stelle. In Francia il ballottaggio è un’altra cosa, perché è un ballottaggio di collegio. E funziona grazie all’effetto di trascinamento dell’elezione popolare diretta del capo dello Stato sulle elezioni legislative.

Soluzioni peggiori del male
Le pezze, poi, sono peggiori dei buchi. Per mettere all’angolo i Cinque Stelle, il Pd ha proposto la legge elettorale (Rosatellum). Prontamente accolta dalle vecchie volpi di un centrodestra coalizzato, convinte di fare cappotto. Mentre Renzi oggi si ritrova solo. Ecco che l’hegeliana eterogenesi dei fini l’avrà vinta ancora una volta. Si tratta di una sorta di Mattarellum alla rovescia. Per un terzo la legge è maggioritaria con collegi uninominali a un solo turno, come in Inghilterra. E per due terzi è proporzionale con liste bloccate di pochi candidati. Una pacchia per Sua Maestà la Partitocrazia. O per quel poco che ne rimane. Infatti i maggiorenti dei partiti si faranno un baffo del responso popolare. Perché potranno presentarsi sia nell’uninominale sia nel proporzionale in più circoscrizioni. Fino a cinque. Con la matematica certezza di tornare per l’ennesima volta in Parlamento. Intendiamoci, in Europa non siamo una mosca bianca. Sono stati o stanno maluccio Germania, Austria, Spagna, Belgio, Regno unito. Dove sono sperimentati i più diversi sistemi elettorali. E allora, diciamocela tutta. Se siamo malmessi, è soprattutto perché dopo il tunnel di una lunga crisi economica senza precedenti le forze centrifughe danno l’impressione di avere la meglio su quelle centripete. Le istituzioni hanno la loro importanza, non c’è dubbio. Ma oggi è soprattutto la politica che dovrebbe battere un salutare colpo.

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