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M5S sempre più partito: ai vertici l’ultima parola sulle…

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pronte LE regole per LE parlamentarie

M5S sempre più partito: ai vertici l’ultima parola sulle liste, sì a candidati non iscritti

A tre mesi dalle elezioni il M5S cambia di nuovo pelle: sempre meno Movimento, sempre più partito. Con un “non statuto” nuovo di zecca, rivisto ancora dopo le modifiche ratificate online a ottobre 2016. Domani, in un colpo solo, il blog di Grillo dovrebbe annunciare tre novità: le regole per le “parlamentarie”, che dovrebbero tenersi a gennaio, e per le candidature in Parlamento, il codice di comportamento per gli eletti e il “non statuto” ulteriormente ritoccato. Una piccola rivoluzione che disegna un’architettura tutt’altro che orizzontale, a dispetto del Movimento delle origini, con più poteri nelle mani del capo politico, ovvero del candidato premier Luigi Di Maio, e Grillo nel ruolo defilato che invoca da tempo.

Il blog torna a Grillo
Cambia innanzitutto l’architrave della comunicazione a Cinque Stelle, non proprio un dettaglio: gli eletti “parleranno” attraverso il “blog delle Stelle”, che ad aprile 2016 era già stato lanciato da Davide Casaleggio (in parallelo con la nascita dell'Associazione Rousseau) come il nuovo house organ del M5S, ma che è rimasto meno visibile rispetto a quello di Grillo. Che invece si affrancherà dalla politica, tornando a essere il megafono del comico, sia per i temi a lui cari (ambiente, energia, robotica) sia per la promozione dei suoi spettacoli. Un “divorzio” necessario pure per motivi giuridici: proprio la gestione del blog e la responsabilità dei contenuti è al centro di un contenzioso con il Pd, con il tesoriere Francesco Bonifazi convinto che «dietro il blog ci sono aspetti fiscali tutti da chiarire». Il comico, inoltre, viene sgravato del compito di definire lo staff della comunicazione.

Di Maio “quasi-segretario”: a lui l’ultima parola sull’uninominale
L’intero “non statuto”, comunque, punta a proteggere il Movimento dalle grane giudiziarie, provocate tanto dai rivali politici quanto da espulsi e dissidenti. Da qui anche il potenziamento del peso di Di Maio che avrà l’ultima parola sulle scelte assembleari ma anche, con Grillo e Davide Casaleggio, sui candidati nei collegi uninominali. Di fatto, il voto della rete sarà decisivo soltanto per i listini proporzionali. Non solo: Di Maio, sentito il garante Grillo, potrà stabilire se tra gli aspiranti parlamentari grillini ci siano condotte contrarie al codice e ai dettami del Movimento ed esprimere eventualmente parere contrario e vincolante.

Pioggia di deroghe, dall’età ai candidati non iscritti
È soltanto una della lunga serie di deroghe alle regole originarie del Movimento che si inaugurano con questa campagna elettorale: l’età dei candidati alla Camera potrebbe salire da 40 a 45 anni, rialzo che consente a molti dei fedelissimi di Di Maio, tra cui Danilo Toninelli e Alfonso Bonafede, di non restare fuori dalla competizione; i candidati nei collegi uninominali potranno correre anche nel listino proporzionale collegato (non proprio una pluricandidatura, un tempo odiata, ma una “biscandidatura”); potranno candidarsi all’uninominale anche esponenti della società civile non iscritti al M5S, ma che si sono distinti sui territori e sono vicini al Movimento.

Filtri di qualità e multa salata per i cambi di casacca
La tutela degli uscenti è garantita da un filtro potente ai nuovi volti, che dovranno rispettare requisiti molto più stringenti che in passato. Obiettivo: arginare la “carica dei 10mila” (tanti sono, secondo i calcoli interni, i potenziali aspiranti a un posto in Parlamento) e al tempo stesso selezionare con il lumicino le tante “matricole” che affolleranno il gruppo. I Cinque Stelle puntano a quasi raddoppiare i seggi dai 123 attuali (dei quali si prevede la riconferma di una metà), e in lista i posti disponibili saranno circa mille. Le nuove regole, in sintesi, servono a evitare la frammentazione dei voti online, che potrebbe ritorcersi contro gli uscenti. Ma anche a non far salire a bordo potenziali outsider, tanto che si ipotizza una multa da 100mila euro contro i cambi di casacca dei futuri parlamentari 5 Stelle

Salvo, per ora, il divieto di due mandati
Se nulla si muove sul fronte della rendicontazione delle spese per deputati e senatori (resta l’obbligo di presentare gli scontrini, indigesto a molti), si dovrebbe allungare oltre i tre mesi la turnazione trimestrale dei capigruppo di Camera e Senato. Altra prassi del Movimento ispirata all’”uno vale uno” che cade sull’altare della necessità di dare più continuità e visibilità all’azione dei singoli. Del M5S che fu resta in piedi quasi soltanto la regola del divieto dei due mandati. È presto, però, per considerarla salva. Semplicemente, prima delle elezioni non sarà toccata. Ma, se una maggioranza per formare il governo non sarà trovata e se si dovesse avvistare all’orizzonte il rischio concreto di tornare a breve al voto, cadrà anche l’ultimo tabù.

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