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Con nuova web tax «svantaggio competitivo» per imprese italiane

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ufficio parlamentare di bilancio

Con nuova web tax «svantaggio competitivo» per imprese italiane

La cosiddetta web tax, la nuova imposta con aliquota al 3% sulle transazioni on line business to business introdotta dalla manovra per il 2018 e in vigore a partire dal 2019 - «potrebbe determinare uno svantaggio competitivo delle imprese residenti sia rispetto al mercato tradizionale interno sia rispetto al mercato internazionale». È quanto rileva l'Ufficio parlamentare di Bilancio nel suo ultimo Bollettino Flash dedicato alla genesi e ai limiti della nuova imposta sulle transazioni digitali, ultima arrivata tra le tasse italiane. Il problema, spiega l'UpB confermando il principale rilievo critico evidenziato nelle audizioni sulla legge di Bilancio, sta nel fatto che i ricavi delle imprese digitali residenti «sono sottoposti non solo al nuovo tributo, ma anche alle altre imposte dirette con le aliquote vigenti in Italia, con un onere di imposta effettivo più elevato».

Scelta di compromesso
Al contrario, per le multinazionali non residenti «il nuovo tributo potrebbe assolvere definitivamente agli obblighi tributari in Italia continuando a pagare aliquote di imposta irrisorie nei paesi a fiscalità privilegiata». Inoltre, «avendo un potere di mercato assai maggiore delle imprese italiane», le stesse grandi multinazionali «potrebbero operare più facilmente una traslazione del tributo sui prezzi dei servizi, senza ridurre la loro competitività». D'altra parte, rileva l'UpB, «il livello relativamente contenuto dell'aliquota di imposta sembra costituire un compromesso tra la necessità di contrastare l'elusione fiscale e l'intento di non penalizzare eccessivamente le imprese residenti».

Per le italiane aliquota implicita al 42,9%
Per chiarire l'impatto della nuova web tax sul livello di tassazione cui sono sottoposte le imprese (residenti in Italia) di servizi effettuati tramite mezzi elettronici il Bollettino fa due esempi pratici. Nel primo, ipotizzando un margine di profitto del 50% sulla singola transizione, l'aliquota implicita complessiva sui profitti passa dal 27,9% (per l'Ires e l'Irap) al 33,9 per cento. Con un margine di profitto al 20%, «più basso» ma anche «più coerente con i margini medi delle imprese nel settore digitale», l'aliquota sale al 42,9% «e continua a crescere con la riduzione del margine di profitto».

Solo il 15% per le multinazionali
Al contrario, per le imprese non residenti, il nuovo tributo «potrebbe assolvere definitivamente agli obblighi tributari in Italia», garantendo loro un'aliquota implicita sui profitti digitali del 15% (con il margine del 20%). Per il Fisco italiano, conclude il rapporto, potrebbe quindi «diventare più difficile spingere le multinazionali digitali a pagare le altre imposte in Italia e queste continuerebbero a godere il regime fiscale privilegiato garantito da altri Paesi. Il danno e la beffa insieme, per un ritorno di gettito tutto sommato modesto: dalla digital tax - che sarà applicata come ritenuta alla fonte sulle transazioni e colpirà solo i soggetti che effettuano oltre 3mila transazioni di servizi nell'anno solare - arriveranno appena 190 milioni di euro, secondo la stima della relazione tecnica che accompagna la manovra.

Boccia (Pd): «Nel 2018 imprese italiane non pagheranno un solo centesimo»
La webtax «significa, esclusivamente, stabile organizzazione e i risultati ottenuti in questi cinque anni ne sono un'ampia dimostrazione». Per Francesco Boccia, presidente dem della commissione Bilancio della Camera, le valutazioni dell'UpB vanno fuori bersaglio, perché le aziende italiane «non pagheranno un solo centesimo nel 2018». Discorso diverso per le Over the Top: «Così come nel 2017, se non dichiareranno la loro residenza fiscale in Italia e se non pagheranno le imposte nel paese in cui fanno business, pagheranno senza se e senza ma le imposte».

Imposta “ponte” in attesa di risposte Ue
Dopo aver censurato le «semplificazione» definita «affrettata e fuori luogo» dell'Ufficio parlamentare per il Bilancio, che dimentica oltretutto «il vincolo di destinazione del gettito al fondo per la riduzione fiscale» Boccia ribadisce la “sua” idea di web tax, legata alla «stabile organizzazione» in Italia delle imprese digitali , mentre l'imposta sulle transazioni (passata dal 6% al 3% nel passaggio dal Senato alla Camera) « è subordinata alle scelte che saranno fatte in primavera in Europa e annunciate nel Consiglio Ecofin di inizio dicembre. «Se l'Europa sarà conseguente - conclude Boccia - diventerà superflua anche l'imposta sulle transazioni del 3 perché tutte le Over the Top pagheranno le imposte nei Paesi in cui fanno business».

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