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Dalla flat tax all’abolizione della legge Fornero, quanto costano le promesse elettorali dei partiti

Più che un auspicio un monito. In vista dell’appuntamento elettorale il Capo dello Stato nel suo discorso di fine anno richiama i partiti al «dovere» di presentarsi con proposte «realistiche e concrete», capaci di rispondere alla «dimensione» dei problemi del Paese. Ma scorrendo i canovacci di programma che le diverse forze politiche propagandano da settimane, di questo «dovere» al momento non c’è traccia.

Anzi, i partiti sembrano aver ingaggiato una gara per accaparrarsi il consenso elettorale promettendo sconti fiscali, aiuti ai disoccupati,abbassamento dell’età per accedere alla pensione e aumenti degli assegni previdenziali. Ognuna di queste voci costa diverse decine di miliardi di euro che i proponenti sostengono di poter ricavare attraverso una serie di “risparmi” o partite di giro. Promesse che sembrano non tener conto del permanere di una grave situazione finanziaria, che ha nel nostro debito pubblico il dato più preoccupante e sulla quale i nostri partner europei difficilmente ci faranno sconti.

Dagli sconti fiscali al reddito di dignità, quanto valgono le promesse dei partiti

Basti pensare che a prescindere da chi governerà, già prima dell’estate si aprirà il confronto con Bruxelles per circa 4 miliardi di correzione e che nella prossima legge di Bilancio una decina di miliardi dovranno essere recuperati per impedire l’aumento dell’Iva previsto dalle clausole di salvaguardia. Voci decisamente stonate per chi ha bisogno di accrescere il consenso tra gli elettori, ai quali al contrario viene proposta l’uscita dal fiscal compact (vedi l’ipotesi rilanciata da Renzi e Salvini ) piuttosto che il referendum sull’Euro che di tanto in tanto il M5s tira fuori dal cilindro per poi fare marcia indietro il giorno dopo.

I filoni su cui scommettono i partiti sono più o meno gli stessi: fisco, pensioni, lavoro. Il centrodestra con Lega e Fi in testa puntano sulla flat tax, ossia su una aliquota unica (per Salvini al 15% per Berlusconi al 20%) che sostituirebbe quelle previste attualmente per l’Irpef. Un’operazione da circa 40 miliardi che, secondo i proponenti, verrebbero in parte recuperati grazie all’emersione del nero o dalla rivisitazione delle agevolazioni fiscali. Ma per Salvini al primo punto del programma c’è l’abolizione della legge Fornero e quindi la riduzione dell’età per accedere alla pensione. Il leader della Lega però non ha ancora spiegato in che modo sarebbe garantito l’equilibrio del sistema previdenziale visto che la cancellazione della legge Fornero viene valutata in circa 140 miliardi di euro. Berlusconi invece preferisce concentrarsi sulle pensioni minime, che vorrebbe portare a mille euro ma anche lui non si dilunga nello spiegare come recuperare le risorse necessarie (18 miliardi) per coprire l’operazione

Anche Matteo Renzi spinge sulla leva fiscale oltre che sul mantenimento del bonus degli 80 euro. La proposta del Pd è però più “modesta” nei numeri (circa 15 miliardi) rispetto a quella del centrodestra e punta alla rimodulazione delle aliquote per favorire soprattutto le famiglie con figli. E 15 miliardi vale anche il reddito di cittadinanza proposto dal M5s che verrebbe coperto aumentando le tasse su banche e assicurazioni e riducendo le attuali agevolazioni fiscali. Ci sono poi le proposte che non richiedono una copertura finanziaria ma dal “costo” elevatissimo. È il caso della paventata uscita all’euro, che di tanto in tanto si riaffaccia (anche se con maggior prudenza rispetto al passato) ma anche dell’abolizione del jobs act messa in cima alle priorita da LeU, il partito di D’Alema e Bersani guidato dal presidente uscente del Senato Grasso.

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