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Evasione Capitale: fondi neri per appalti. Indagati 280 tra…

Inchiesta della procura di roma

Evasione Capitale: fondi neri per appalti. Indagati 280 tra imprenditori e commercialisti

Gli investigatori la definiscono «evasione Capitale»: un maxi sistema per frodare il fisco, che ha portato la Procura della Repubblica di Roma a iscrivere nel registro degli indagati 280 tra imprenditori, commercialisti e faccendieri, alcuni dei quali già coinvolti nell’inchiesta Mondo di Mezzo. Un intricato «sistema» di di false fatturazioni, riciclaggio e autoriciclaggio che avrebbe consentito agli imprenditori di costituire fondi neri che potrebbero essere stati utilizzati per pagare tangenti e manipolare appalti con la Pubblica amministrazione.

Fondi neri per appalti pubblici
L’inchiesta è del procuratore aggiunto Rodolfo Sabelli e del sostituto procuratore Mario Dovinola, che stanno indagando su un presunto «sistema» che avrebbe consentito di celare al fisco capitali per milioni di euro. Denaro che potrebbe essere confluito in fondi neri poi utilizzati per pagare tangenti, con lo scopo di ottenere appalti con la Pubblica amministrazione. Al lavoro ci sono gli investigatori del Nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza, che hanno già segnalato ai magistrati una serie di nominativi di imprenditori e commercialisti. Ma non solo, perché nel registro delle notizie di reato sono finiti anche alcuni faccendieri già coinvolti nell’inchiesta Mondo di Mezzo, che avrebbero avuto lo scopo di mettere in contatto gli imprenditori con altri personaggi. Stando ai magistrati, i fondi neri sarebbero stati costituiti attraverso l’emissione di false fatturazioni. Si tratta di un fronte dell’indagine che ha già portato all’arresto tre persone: Massimo Tilli, Cristiano Sala e Giuliano Cimaglia, ritenuti essere legati a una presunta associazione per delinquere.

False fatturazioni e riciclaggio
Stando ai pubblici ministeri, gli imprenditori sarebbero riusciti a creare questi fondi neri avvalendosi di un «sistema» di false fatturazioni ideato dall’associazione di cui avrebbero fatto parte Tilli, Sala e Cimaglia, assieme a Daniele Bonfiglio. L’ipotesi è che questi soggetti, attraverso una rete di società cartiere (Rtl Autobroker srl, M&M srl, Company Solution srl, Rewind Work srl, ditta individuale Tilli Massimo, Pulidream soc. coop., Omnia 2000 srl, Fin.Servizi soc coop, Andromeda 11 srl, Costruzioni immobiliari srl, Lego srl, Money Team srl, Sevima Consultings srl, Full Service srl, Energy Fun srl, Business solution srl), emettevano fatture false. In particolare, gli imprenditori versavano denaro per operazioni inesistenti delle società “cartiere”. I soldi confluivano su conti correnti, da dove venivano prelevati, per poi essere restituiti agli imprenditori. Gli inquirenti ritengono che queste operazioni abbiano consentito l’emissione di fatture false per 78 milioni di euro e il riciclaggio di 55 milioni, denaro che potrebbe aver foraggiato un giro di tangenti.

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