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Giudici di pace di nuovo in sciopero dall’8 gennaio al 4 febbraio

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contro la riforma orlando

Giudici di pace di nuovo in sciopero dall’8 gennaio al 4 febbraio

Acque ancora agitate per i giudici di pace: confermato l’ennesimo sciopero - ben quattro settimane consecutive, da lunedì 8 gennaio a domenica 4 febbraio - deliberato a dicembre per protestare contro la riforma di riordino della magistratura onoraria. Prosegue dunque la guerra delle toghe onorarie (ma sono mobilitati anche i Vice procuratori onorari e i Giudici onorari di Tribunale) contro la riforma Orlando che ne rivede funzioni e compiti, con un deciso allargamento delle competenze accompagnato però da un taglio ai compensi e dal mancato riconoscimento delle tutele previdenziali.

Oltre 80 giorni di sciopero tra il 2016 e il 2017
Per circa un mese, dunque, i giudici di pace garantiranno solo un'udienza a settimana, così come previsto dal Codice di autoregolamentazione della categoria, e insisteranno sulla linea dura che li vede sul piede di guerra da oltre due anni. Come confermano anche i ripetuti stop: ben 87 giorni di sciopero tra la fine del 2016 e il novembre scorso. «Siamo contrari a una riforma che chiede molto più lavoro ai giudici di pace e al tempo stesso abbatte i compensi, fino ad una media ridicola di 600 euro mensili», spiega Maria Flora Di Giovanni, presidente nazionale dell'Unione nazionale dei giudici di pace, che insieme ai colleghi anche nel 2018, così come avviene da un triennio, non parteciperà per protesta all'inaugurazione dell'anno giudiziario, appuntamento di fine gennaio in Cassazione e nelle varie sedi delle Corti d'appello.

Gli effetti sulla produttività dei tribunali
Malgrado un biennio di scioperi il Guardasigilli «non ha preso le misure necessarie per rendere la riforma della magistratura onoraria compatibile con l'ordinamento comunitario e costituzionale», conclude la presidente Unagipa, riferendosi «al riconoscimento degli oneri contributivi e l’adeguamento degli stipendi dei magistrati di pace in osservanza del principio comunitario di non discriminazione». Scelta politica «scriteriata», che negli ultimi mesi «ha già causato preoccupanti crolli di produttività negli uffici giudiziari di primo grado, trend negativo destinato ad accentuarsi nei mesi a venire».

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