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Dossier Reddito di cittadinanza finanziato anche in deficit

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Reddito di cittadinanza finanziato anche in deficit

Nicola Morra - Fotogramma
Nicola Morra - Fotogramma

Condivide l’appello di Mattarella a presentarsi con «proposte realistiche e concrete», ma ricorda che comunque in passato «i partiti si sono resi responsabili di una spesa pubblica non tanto enorme quanto clientelare e scriteriata». Per il senatore M5S Nicola Morra la differenza sta lì: non nella quantità di risorse pubbliche che si promette di impiegare, ma nella qualità e negli obiettivi della spesa.

Il vostro reddito di cittadinanza finisce spesso nel novero delle proposte giudicate irrealizzabili...
Il reddito di cittadinanza c’è in tutta Europa ed è quindi realizzabile oltre a essere necessario per ripristinare il senso di comunità in una società sempre più contrassegnata da individualismo dilagante e da tante solitudini che diventano disagio sociale. Il presidente Istat Alleva, audito in commissione al Senato, ne ha quantificato i costi in 14,9 miliardi a cui vanno aggiunti 2,1 miliardi per la riforma dei centri per l’impiego sul modello tedesco. Gli altri partiti che ci attaccano, peccano loro di credibilità.

Però a questa proposta avete da poco aggiunto la promessa di meno tasse per le imprese e il ceto medio. Non è irrealistico?
Nient’affatto, si tratta di spostare la spesa da voci improduttive a voci produttive. Per noi il reddito di cittadinanza è una vera manovra, volano per i consumi interni. Siamo convinti che controlli rigorosissimi sulla spesa aiuterebbero a liberare risorse. Basti pensare agli sprechi che fanno lievitare il costo delle opere pubbliche in Italia rispetto agli altri Paesi europei. Se un km di Tav qui costa fino a 7 volte quanto costa in Francia un problema esiste. Attraverso una rigorosa parsimonia nell’impiego del denaro pubblico potremmo trovare le risorse non solo per favorire il taglio delle tasse ma anche per investire in conoscenza, istruzione, tecnologia e innovazione. La spesa per investimenti in questi anni di austerity è franata.

Ma siamo riusciti a rispettare gli impegni con l’Europa
Siamo una forza responsabile e per noi contano gli obiettivi: potremmo sforare sul deficit per un certo periodo per far ripartire il Paese, ma poi il rapporto debito/Pil scenderà, perché abbiamo le mani libere e sappiamo quali sprechi tagliare. Se faccio debiti perché mio figlio studi nella migliore università del mondo è un conto, se li faccio per comprare un’auto di lusso è un altro. È questo che non perdono alla partitocrazia.

Al M5S invece che appello farebbe?
Ricordarci tutti le parole guerriere di Beppe Grillo a piazza San Giovanni e avere profonda umiltà. Non fermarci ad autocommiserarci per gli errori, ma riprendere slancio e lena per restare coerenti con i nostri valori. Umiltà e giustizia. Nei primi 100 giorni del nuovo governo il Paese avrebbe bisogno di tre segnali formidabili nel campo della giustizia: giustizia sociale, uguale reddito di cittadinanza; giustizia in senso stretto, per assicurare tempi e regole certe; giustizia nell’accesso alla conoscenza, per combattere ignoranza e rassegnazione.

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