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Calciomercato all’insegna del fair play: i piani dei grandi…

SERIE A

Calciomercato all’insegna del fair play: i piani dei grandi club della serie A

Sarà un calciomercato all'insegna del fair play finanziario. La sessione invernale della campagna trasferimenti parte, infatti, sotto il fardello del condizionamento delle regole Uefa che frenano le strategie di Inter, Roma e Milan. Ma anche la Juventus, che non ha di questi problemi, sceglie la via della prudenza. L'unica società di vertice che ha bisogno di muoversi e che può farlo con relativa tranquillità è il Napoli.

Napoli
La società di Aurelio De Laurentiis, forte di un bilancio al 30 giugno 2017 chiuso con un fatturato intorno ai 300 milioni (spinto dagli 80 milioni della plusvalenza di Higuain) ha in cassa risorse sufficienti (fino a 40 milioni) per intervenire sul mercato. In più gli infortuni di Milik e Ghoulam (sul quale peraltro in estate potrebbe scatenarsi un'asta con offerte da 40-50 milioni) impongono di rinforzare l'organico in vista di una seconda parte della stagione quanto mai impegnativa con la lotta scudetto e l'Europa league da onorare. I due infortunati di lusso del club potrebbero rientrare in gruppo dalla fine di febbraio. Il Ds Giuntoli ha già bloccato per la prossima stagione a parametro zero Younes e Ciciretti. Per entrambi si potrebbe trattare con Ajax e Benevento per anticiparne l'arrivo a gennaio in cambio di un bonus economico. Accordo raggiunto per giugno anche con il giovane esterno Machach, svincolatosi dal Tolosa. In attacco, dopo la sosta di gennaio, approderà alla corte di Sarri anche Inglese (operazione da 10 milioni di euro già definita la scorsa estate con il Chievo).

I veri colpi da novanta a cui il Napoli sta alacremente lavorando sono due: il terzino sinistro Grimaldo del Benfica e l'esterno Verdi del Bologna. Per entrambi c'è una valutazione di 30 milioni. Realizzarli entrambi darebbe un segnale forte e il Napoli potrebbe approfittare delle restrizioni che hanno gli altri club in lotta per il titolo. Certo, questo esporrebbe i conti del club che si muovono, senza entrate straordinarie, sempre sul filo dell'equilibrio tra ricavi (intorno ai 130-140 milioni al netto della Champions) e costo della rosa (il monte ingaggi e gli ammortamenti viaggiano già sui 120-130 milioni). Tuttavia, la prossima Champions a portata di mano e un parco giocatori il cui valore è in crescita esponenziale in queste circostanze potrebbero consentire lo sforzo. A gennaio peraltro si prevedono le uscite di un difensore in prestito (Tonelli più che Maksimovic), di Giaccherini e forse di Ounas (in prestito).

Juventus
La Juventus non starà certo a guardare ma tradizionalmente il club bianconero a gennaio si muove con un’ottica di medio-lungo raggio. È in corso non a caso la trattativa per ingaggiare a giugno Emre Can dal Liverpool a parametro zero. Mentre in uscita si lavora per Pjaca allo Schalke 04 in prestito oneroso fino a giugno.
La Juventus è una società solida. Ha chiuso tre bilanci in utile, nel 2017 ha avuto un fatturato strutturale di 411 milioni e un indebitamento assolutamente sotto controllo. Detto ciò sul giro d'affari del 2018 c'è da attendersi minori ricavi dalla Champions (l'anno scorso 110 milioni con il raggiungimento della finale) legati al fatto che a partecipare a questa edizione sono state tre formazioni italiane anziché due e quindi il market pool bianconero sarà più basso. Inoltre va sottolineato che sempre nel 2017 si sono registrati 140 milioni di plusvalenze (quella di Pogba su tutte) che hanno portato a un utile di oltre 40 milioni. Nel 2017 i costi relativi al personale tesserato erano aumentati da 197,7 milioni a 235,3 milioni (con 83 milioni di ammortamenti) e nel 2018 dovrebbero essere in linea. Questo significa che la dirigenza bianconera deve tenere ora sotto controllo queste voci di uscita, in attesa di capire quale incremento avrà il settore commerciale, come si evolverà l'applicazione della nuova legge sui diritti tv approvata con la legge di Bilancio 2018 (che intanto dà più soldi alle piccole squadre con l'innalzamento dal 40 al 50% della quota di ricavi assegnati in parti uguali) e soprattutto quale sarà l'esito del bando per i diritti tv della Serie A 2018/21. Incertezze che accomunano le due squadre milanesi che finora dalla torta dei diritti tv ottenevano più soldi insieme alla Juventus.

Inter
L'Inter si presenta nel mercato di gennaio con l'esigenza di allargare la rosa e puntellarla. A pesare sulle scelte della dirigenza non sono tanto le restrizioni finanziarie sulle attività all'estero imposte da Pechino alla proprie aziende, quanto l'esigenza di mantenere in ordine i conti. Le limitazioni prospettate del Governo cinese non sono un problema per Suning che non ne è il destinatario, data la forza economica e politica del gruppo di Zhang Jindong.

I paletti da rispettare sono connessi piuttosto al fair play finanziario. L'accordo firmato dall'Inter di Thohir prevede un periodo di monitoraggio che va fino alla stagione 2018/19. L'Inter doveva chiudere il bilancio 2015/16 con un deficit massimo di 30 milioni e portare il bilancio in pareggio al 30 giugno 2017. Un obiettivo raggiunto in quanto il bilancio 2017 si è chiuso con una perdita di 24 milioni, da cui vanno però sottratte le spese “virtuose” per il Fair Play Finanziario (settore giovanile, Inter Campus e quelle sostenute per gli impianti). I ricavi, rispetto al 2016, sono aumentati infatti del 33% e si attestano sui 320 milioni di euro. Al netto delle plusvalenze da calciomercato che hanno portato incassi per circa 40 milioni e dei “bonus” legati alla partecipazione al girone dell'Europa League (una quindicina di milioni complessivi) significa che il fatturato strutturale del club nerazzurro – diritti tv, stadio e area commerciale – è cresciuto di circa 60 milioni. Tuttavia Suning non può spingere all'infinito sulla leva dei contratti di sponsorizzazione “interni” e sulle entrate incideranno la mancata partecipazione all'Europa League e minori plusvalenze. Ecco perché Suning ha imposto alla dirigenza di ragionare in chiave di autosufficienza economica per chiudere anche i conti 2018 in pareggio. L'anno prossimo, magari con la Champions in tasca, si potrà ragionare diversamente. L'arrivo del giovane Bastoni dall'Atalanta va in questa ottica conservativa.

“Le ombre sulla solidità patrimoniale della proprietà di Li Yonghong Li hanno indotto la Uefa a negare il voluntary agreement e stanno pesando anche sulla ricerca di finanziatori alternativi al fondo Elliott”

 

Milan
Sull'altro club cinese di Milano pesano le difficoltà di avvio della nuova gestione dopo un calciomercato estivo con impegni finanziari per oltre 200 milioni. Le ombre sulla solidità patrimoniale della proprietà di Li Yonghong Li hanno indotto la Uefa a negare il voluntary agreement e stanno pesando anche sulla ricerca di finanziatori alternativi al fondo Elliott. Nei prossimi mesi la Uefa esaminerà i bilanci 2015, 2016 e 2017 che mostrano un rosso complessivo di 250 milioni rispetto a un limite di 30 milioni. Le sanzioni potrebbero andare da una multa fra i 5 e i 10 milioni, più altri condizionati al raggiungimento dei risultati contabili prescritti da Nyon, limiti al mercato, tetto agli stipendi e rosa ristretta in Europa. Sanzioni da applicarsi alla prima partecipazione a competizioni europee nell'arco di cinque anni. A gennaio si proverà quindi a smaltire la rosa e a limare il monte ingaggi (Paletta un nome su tutti).

Roma
La Roma ha fallito per sua stessa ammissione il raggiungimento di uno degli obiettivi del settlement agreement sottoscritto con la Uefa, l'azzeramento del deficit di bilancio al 30 giugno 2017, anche se per pochi milioni. Su questo sforamento la Uefa si pronuncerà sempre nella primavera del 2018. A questa incognita si aggiunge una situazione di bilancio non serenissima considerato che al 30 giugno 2017, l'indebitamento finanziario è salito aumentato a 192,5 milioni di euro e gli ingaggi sono pari a 145 milioni (più 58 milioni di ammortamenti) rispetto a un fatturato strutturale (senza plusvalenze) di 175 milioni. Ecco perché la parola d'ordine per il ds Monchi, dopo le spese importanti e non proprio ripagate dell'estate, è attendere. Senza trascurare lo sforzo economico che andrà fatto per il nuovo stadio con i cantieri che andranno finalmente aperti quest'anno.

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