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Rifiuti, Musumeci: «Emergenza ambientale per la discarica di…

bellolampo al collasso

Rifiuti, Musumeci: «Emergenza ambientale per la discarica di Palermo»

Nello Musumeci  (Fotogramma)
Nello Musumeci (Fotogramma)

Una situazione grave, preoccupante, che esige interventi rapidi di breve periodo e interventi strutturali di medio-lungo periodo. Per evitare che la Sicilia sia sommersa dai rifiuti e per evitare in futuro che la regione si ritrovi in questa situazione. Un quadro sconfortante che il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci non nasconde e che rappresenterà domani al presidente del Consiglio Gentiloni in una relazione dettagliata a corredo della richiesta dello stato di emergenza ambientale per un tempo necessario a evitare il peggio e con competenze specifiche: la gestione dei rifiuti è in capo ai comuni e per Musumeci potrebbe persino essere utile arrivare a commissariare gli enti inadempienti come è stato sperimentato in passato in Campania con lo scioglimento dei consigli comunali .

La discarica di Bellolampo è al collasso
Il problema dei problemi, spiega il governatore siciliano, è in questo momento «rappresentanto da Bellolampo: siamo a un punto di non ritorno. Tra un mese, se nulla cambia, buona parte della Sicilia occidentale non avrà dove scaricare i rifiuti». La discarica di Bellolampo, che fa capo al comune di Palermo, è al collasso: la VI vasca è già colma, per costruire una nuova vasca (la VII) serviranno sette mesi, ma prima di tutto bisognerà fare chiarezza sulla progettazione visto che, a quanto pare, la costruzione della vasca è stata prevista su una faglia. Insomma una situazione abbastanza complessa che rischia di far piombare la Palermo capitale della cultura, nel pieno dell’attenzione internazionale, in una crisi ambientale che, purtroppo, ha avuto già numerosi precedenti.

“L’emergenza è il terreno su cui si costruisce il malaffare”

Nello Musumeci, governatore della Sicilia 

Musumeci: servono strumenti straordinari
«È una situazione straordinaria - dice Musumeci - che non può essere affrontata con strumenti ordinari.». Ed è, seppur nella sua drammaticità e urgenza, solo un pezzo del puzzle di problemi che il neogovernatore si è trovato sul tavolo e che sta affrontando in prima persona dopo aver ripreso per sé la delega del settore a causa delle dimissioni dell’assessore Vincenzo Figuccia: «In questi primi trenta giorni - dice - abbiamo fatto il punto sulla situazione. Da 20 anni la Regione insegue la soluzione invocando lo stato di emergenza. Il risultato è che ci troviamo in quella che io definisco una emergenza strutturata. Tutte le discariche in Sicilia sono prossime al collasso. Abbiamo due milioni di metri cubi da conferire. Al giorno in Sicilia vengono portati in discarica 5 mila tonnellate di rifiuti. Se nulla dovesse cambiare a settembre non avremmo più dove metterli».  Un’emergenza strutturata che non è servita a nulla anzi tutt’altro. Musumeci lo dice chiaro: «L’emergenza è il terreno su cui si costruisce il malaffare».

“Ci ritroviamo con una galassia di competenze fatta da 33 enti”

Nello Musumeci, governatore della Sicilia 

Fallita la legge di riforma del settore
Il lavoro di ricognizione fatto dal governo siciliano sul sistema rifiuti ha consentito, intanto, al presidente della Regione di mettere alcuni punti fermi: uno è il fallimento della legge di riforma del settore (la legge regionale 9/2010) già certificato anche dalla Corte dei conti. «Ci ritroviamo - dice Musumeci - con una galassia di competenze fatta da 33 enti: vi sono gli Ato, che dovevano andare in liquidazione ma sono operativi e hanno debiti per 1,8 miliardi di euro; vi sono le Srr: sono 18 e non si capisce poi perché tante e poi di queste solo 4 sono attive. Io penso che la competenza sui rifiuti in Sicilia debba andare alle ex Province, oggi enti di area vasta». Il governatore ha anche annunciato che nei prossimi
giorni incontrerà i commissari degli Ato e costituirà un servizio ispettivo per verificare inadempimenti e omissioni. «Non si gioca con il denaro pubblico» ha detto il presidente della Regione annunciando che insieme al l'assessore regionale al Bilancio individuerà dei commissari ad acta.

Una nuova legge nel cronoprogramma del governatore
Musumeci punta a una riforma della legge 9 del 2010: «Questa legge va fatta entro la primavera - ha detto - e la giunta sta predisponendo un suo ddl». Il varo della legge è un pezzo del fitto cronoprogramma che il governo siciliano si è dato e che ha le sue prime scadenze alla fine di gennaio . Altro obiettivo è quello del piano rifiuti che il governo ha in programma di varare entro la fine del 2018. Gli altri interventi riguardano il potenziamento della raccolta differenziata magari pensando anche a incentivi per le imprese che utilizzano materiali riciclati. E questo si può fare con poteri ordinari».

Raccolta differenziata: Sicilia ferma al 15%
La raccolta differenziata (ferma in Sicilia al 15%) continua a essere il punto dolente della gestione: in Sicilia vi sono un centinaio di comuni su 399 che hanno superato il 60% di raccolta differenziata, ma tutti gli altri sono parecchio indietro e in particolare le aree metropolitane».

Funzionano solo 3 impianti di compostaggio su 18
In parallelo c’è da risolvere il problema degli impianti di compostaggio: su 18 esistenti nella regione, solo tre funzionano. Ma per alleggerire le discariche esistenti il governatore pensa anche ad attivare altre due discariche previste nel 2013 e mai attivate: quella di Enna e quella di Messina. L’apertura delle discariche, l’aumento della differenziata possono aiutare ma non risolvono il problema siciliano: «Dobbiamo portare i rifiuti fuori dall’isola ma per farlo ci dobbiamo attrezzare: per gli altri è più semplice, basta caricare i camion. Noi abbiamo bisogno di mettere la spazzatura sulle navi e per farlo dobbiamo attrezzare i porti. Stiamo lavorando a un bando per fare in modo che i nostri rifiuti (almeno la metà di quelli che attualmente conferiamo in discarica) vengano portati all’estero».

Cauto sui termovalorizzatori
E i termovalorizzatori? Per Musumeci non è un problema immediato e sarà affrontato quando la regione sarà andata a regime. «Non sono innamorato dei termovalorizzatori - ha detto - ma se in Italia ne funzionano 41 un motivo ci sarà. E poi anche gli ambientalisti trinariciuti sono d’accordo sul fatto che la parte residuale dei rifiuti, il 10-12%, possa essere alla fine bruciata per produrre energia». A chi gli chiedeva la sua posizione sul termovalorizzatore che A2A ha programmato a San Filippo del Mela in provincia di Messina, Musumeci ha risposto: «Non ho ancora visionato la pratica, nonostante mi sia stato chiesto. Il governo nazionale, che ha grande sensibilità in materia ambientale, ha dato il via libera. Vedremo».

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