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Sacchetti bio, Galletti: verifiche in corso su possibile uso borse portate da casa

Il dicastero dell’Ambiente sta verificando con il ministero della Salute «la possibilità di consentire ai consumatori di usare sporte portate da casa in sostituzione dei sacchetti ultraleggeri, convinti come siamo che il miglior rifiuto è sempre quello che non si produce». Lo ha affermato il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti in una nota nella quale ha rivendicato che «l’entrata in vigore della normativa ambientale sugli shopper ultraleggeri è un atto di civiltà ecologica che pone l'Italia all'avanguardia nel mondo nella protezione del territorio e del mare dall'inquinamento da plastiche e microplastiche». E ha aggiunto: «Le polemiche sul pagamento di uno o due centesimi a busta sono solo un’occasione di strumentalizzazione elettorale». I consumatori, secondo il ministro, pagavano le buste per l’ortofrutta anche prima, «con un ricarico sul prezzo dei prodotti». Invece «oggi il consumatore sa quanto costa l'impegno di ciascuno per la lotta alle plastiche che infestano i nostri mari». Intanto il Codacons ha annunciato che presenterà domani una diffida al Ministero dello Sviluppo economico perché autorizzi i consumatori a portarsi le borse per la frutta da casa.

Le polemiche sui social
La legge che impone dal 1° gennaio l’uso di sacchetti biodegradabili a pagamento per frutta e verdura nei supermercati sta comunque alimentando le polemiche. Su Twitter l’hastag #sacchettibiodegradabili si piazza al primo posto nelle tendenze Italia. I contrari accusano soprattutto il Pd di aver favorito la ditta Novamont, leader nel settore dei sacchetti bio, guidata da Catia Bastioli, presidente di Terna dal 2014, nominata dal governo dell’allora premier Matteo Renzi. Giorgia Meloni parla di «nuova tassa Pd», mentre per i Cinquestelle bisogna puntare sulle sporte riutilizzabili.

Renzi: no complotto, non seguire bugie
Pronta la replica del segretario dem. «Noi faremo la campagna elettorale seriamente, parlando dei problemi veri e offrendo soluzioni. Per pulire l'Italia dall'inquinamento ambientale e anche da quello delle fake news. Chi vuole inventare bugie si accomodi pure, noi non lo seguiremo» ha scritto Renzi su Fb. E ha aggiunto: «Anziché gridare al complotto dovremmo aiutare a creare nuove aziende nel settore della Green Economy». Quanto all’accusa che il Parlamento avrebbe adottato la norma sui sacchetti biodegradabili «per un’azienda amica del PD - ha concluso Renzi - vorrei ricordare che in Italia ci sono circa 150 aziende che fabbricano sacchetti prodotti da materiale naturali e non da petrolio. Hanno quattromila dipendenti e circa 350 milioni di fatturato».

Perché il sacchetto bio lo paga il consumatore

La direttiva Ue e la normativa italiana
L’Italia ha recepito lo scorso anno una direttiva europea del 2015 che mira a diminuire in modo significativo l’utilizzo le borse di plastica con uno spessore inferiore a 50 micron («borse di plastica in materiale leggero»). Lo ha fatto tramite la conversione in legge del decreto del 20 giugno 2017 che contiene “disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno”. Le misure del decreto vietano la commercializzazione di borse di plastica in materiale leggero che non hanno precise caratteristiche stabilite dalla legge. E prevedo tra l’altro che «le borse di plastica in materiale ultraleggero non possono essere distribuite a titolo gratuito e a tal fine il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino o fattura d’acquisto delle merci o dei prodotti imballati per il loro tramite». Da più parti si è sottolineato però che l'obbligo di pagamento dei sacchetti ultraleggeri (quelli usati per frutta e verdura) non è contenuto nella direttiva. E che la direttiva Ue è stata recepita dall’Italia in maniera più stringente.

Sui social gira inoltre molto una foto in cui si vedono delle arance non imbustate con sopra attaccate le etichette del prezzo. Un tentativo per aggirare le nuove regole e non pagare il sacchetto. Ma accade che la busta viene contata ogni qual volta si passa un codice a barre alimentare per alimenti sfusi sul lettore. Quindi, nel caso in oggetto, si paga una busta per ogni alimento, andandoci a perdere.

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