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Banche, rush finale sui prestiti low-cost

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Banche, rush finale sui prestiti low-cost

  • –Alessandro Graziani

Ultime quattro settimane di tempo per la concessione del credito a «sconto» alle imprese da parte delle banche italiane che, essendosi finanziate con le aste Tltro2 della Bce, puntano a incassare il previsto tasso negativo dello 0,4%. Il prossimo 31 gennaio 2018 scade infatti il termine ultimo per utilizzare i prestiti di Bce come impieghi creditizi alle imprese. Sulla restante parte della liquidità ottenuta dalla banca centrale europea, il tasso di finanziamento sarà pari a zero. «Il momento è magico per investire, in questa fase abbiamo i tassi più bassi d’Europa - ha commentato poche settimane fa il presidente dell’Abi Antonio Patuelli - è un momento oggettivamente irripetibile perché i tassi Bce non saranno più così bassi».

Nelle quattro aste Tltro2 le banche italiane avevano richiesto complessivamente, secondo le stime degli analisti, quasi 100 miliardi di euro (in piccola parte già rimborsati). L’importo più significativo era stato richiesto nell’ultima asta del marzo 2017 quando nelle casse delle banche italiane erano arrivati da Bce ben 62,8 miliardi di liquidità (nella grafica a fianco sono riportati gli importi suddivisi banca per banca).

Quanta parte della liquidità, che le banche dovranno poi rimborsare a Bce entro il 2021, andrà davvero alle imprese? I dati puntuali si avranno solo a maggio quando le banche invieranno alle Autorità di Vigilanza il cosiddetto «reporting template» insieme alla certificazione dei revisori che dovranno attestare l’effettivo utilizzo dei finanziamenti per la concessione di prestiti alle imprese (è escluso invece l’utilizzo per il finanziamento di mutui residenziali). Nell’ultimo bimestre del 2017, secondo fonti bancarie, si sarebbe registrato un’aumento dell'offerta di credito che ha portato alla riduzione degli spread alla clientela migliore. È possibile che, in vista della scadenza del 31 gennaio, nell’ultimo mese di Tltro2 valido per evidenziare l'incremento degli impieghi vi sia una ulteriore spinta ai prestiti per poter accedere al tasso negativo Bce dello 0,4%.

L’evoluzione del credito dipenderà comunque sia dal diverso stato di salute delle imprese che, soprattutto, dalle nuove regole internazionali e di Bce sull’assorbimento di capitale dei prestiti in base alle diverse classi di rating. Sul primo versante, dopo la lunga crisi economica iniziata nel 2007, non hanno problemi di credito né le medio-grandi aziende (soprattutto quotate, ma non solo) che hanno accesso al mercato dei capitali e che si finanziano in gran parte con obbligazioni a basso costo, né le aziende che si sono ristrutturate, fanno utili e si autofinanziano grazie alla abbondante liquidità che, in taluni casi, le fa essere addirittura essere prestatore netto del sistema bancario. C’è poi una fascia intermedia di imprese, soprattutto esportatrici, che è ancora dipendente integralmente dalle banche ma che, rientrando nelle migliori classi di rating, riesce a finanziarsi senza problemi. Infine, le aziende in crisi o in lenta ripresa, che «bancariamente» rappresentano le sofferenze e gli incagli che faticano a trovare offerta di credito, se non a costi elevati.

Il rischio è che le nuove regole sul credito in arrivo, non solo da Bce, accelerino le difficoltà delle imprese. In particolare, in questi giorni di inizio 2018, le banche stanno valutando l’impatto dei nuovi principi contabili Ifrs9 che si applicano anche ai crediti in bonis e non solo ai cosiddetti deteriorati. Per il «bonis» è prevista una valutazione in tre fasi (stage) con uno scalino da stage 1 a stage 2 che impone svalutazioni tenendo conto dell'intera durata del credito. Un freno all’erogazione di nuovi prestiti alle imprese con classi di rating più a rischio.

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