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    Dossier | N. 61 articoliCriptovalute: bitcoin e le altre

    Bitcoin accerchiato dalle autorità di regolamentazione: chi vincerà?

    (Bloomberg)
    (Bloomberg)

    Se c’era una volta il Bitcoin libero e bello, oggi la favola delle criptovalute che scorrazzano senza regole nel Far West di internet tra rally a tre zeri e crolli verticali sta per finire. La lunga lista delle autorità di regolamentazione intente ad accerchiare le anarchiche protagoniste della blockchain si è completata con Israele, che alla vigilia di Natale ha bandito dalla Borsa di Tel Aviv le società che effettuano scambi commerciali in Bitcoin. Ma gli sceriffi israeliani non sono nulla rispetto a quelli dell’estremo oriente.

    In autunno, in Cina, le autorità hanno chiusola più grande Borsa di Bitcoin per frenare la speculazione ma soprattutto evitare che le criptovalute diventassero il chiavistello per eludere lo stringente controllo sui movimenti di capitale. In Corea del Sud, dove la speculazione è così rovente da aver reso il Bitcoin più caro che nel resto del mondo di oltre il 10%, le autorità stanno seriamente valutando una mossa simile a quella di Pechino.

    I superliberisti Stati Uniti ovviamente non pensano di bandire i “tulipani del terzo millennio”, ma stanno tentando di infilare la museruola al Bitcoin utilizzando una tecnica più sottile: hanno dato il via libera ai future sulla criptovaluta, in modo da metterla sotto il cappello delle Borse ufficiali e regolamentate (Cboe e Cme). Ove “infilare la museruola” significa per esempio richiedere ai trader un margine tra il 35% e il 44% sul valore del future sul Bitcoin, come ha fatto il Chicago Mercantile Exchange: ergo, se volete speculare su un contratto Bitcoin che poniamo vale 50mila dollari, prima dovete versare al Cme fino a 22mila dollari cash. Altrimenti scordatevi i future.

    Anche nell'Europa della Mifid 2, quella dell’iperegolamentazione finanziaria, si sta ovviamente studiando come frenare gli eccessi dei criptotulipani del Ventunesimo secolo. All’interno della Bce, per esempio, il falco austriaco Ewald Nowotny ha chiesto una stretta regolatoria sul Bitcoin, definendola non solo uno strumento speculativo ma anche un pericoloso veicolo per il riciclaggio di denaro sporco. Più cauta la Gran Bretagna, che pur vigile per il momento non intravede rischi sistemici.

    Barbados e Cayman a parte, gli unici a non preoccuparsi troppo del Bitcoin sono i russi: strizzando l’occhio ai suoi elettori, Putin anzi ha ordinato di studiare l’introduzione di un criptorublo allo scopo di aggirare le sanzioni occidentali.

    La bolla del Bitcoin sta evidentemente dando alla testa a tutti, sempre poi che di bolla si possa parlare: una bolla si verifica quando un asset supera palesemente il suo valore intrinseco. Bene, ma qual è il valore intrinseco del Bitcoin? È forse una risorsa scarsa come l’oro, come un quadro di Botticelli, come una collezione di vino pregiato? Il Bitcoin era una bolla quando si ritrovava a un dollaro nel 2011, quando trattava a 300 dollari nel 2013 oppure oggi, che viaggia sui 15mila dollari?

    La verità è che, come nota con acume Charlie Bilello, strategist di Pension Partners, il Bitcoin avrà valore fino a quando la gente crederà che lo abbia. «Alla fine della giornata di Borsa, i prezzi di mercato sono il risultato del credere collettivo a una bella storia - spiega l’analista italoamericano - . E finora, la storia raccontata dal Bitcoin è ancora molto bella». Tra criptovalute folli, agguerriti regolatori e ingenui investitori, prepariamoci nei prossimi mesi a vedere cose che noi umani non abbiamo nemmeno immaginato.

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