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Dossier Chris Larsen, il padre di Ripple nella top ten dei Paperoni globali

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    Dossier | N. 71 articoliCriptovalute: bitcoin e le altre

    Chris Larsen, il padre di Ripple nella top ten dei Paperoni globali

    Non sono solo i gemelli Winklevoss con i loro investimenti in Bitcoin e Peter Thiel con il suo fondo a essere diventati miliardari grazie alle criptovalute. A essere baciato dalla corsa delle quotazioni di tutte le criptovalute in questi giorni è chi ha scommesso su Ripple, il vero fenomeno finanziario di queste settimane, a partire dal suo creatore, Chris Larsen.
    La criptovaluta ha messo a segno nell'ultimo scorcio dell'anno scorso un balzo che ha portato a oltre il 37 000% il guadagno sui dodici mesi a 2,8 dollari, proseguendo la corsa anche nei primi giorni del nuovo anno arrivando fino a 3,8 dollari. Un anno fa Ripple, o meglio il suo token Xrp, valeva 0,006 dollari, il che vuol dire che ci volevano sei centesimi per acquistarne 10.

    I conti in tasca ai fondatori
    A questi livelli il co-fondatore e presidente esecutivo di Ripple, Chris Larsen, sta lottando per entrare tra i primi cinque uomini più ricchi d'America, ma è già comunque entrato, sulla carta, nella top ten dei miliardari globali. Larsen ha in portafoglio, secondo quanto ricostruito da Forbes, 5,19 miliardi di Xrp e una quota del 17% della società Ripple. In pancia alla società ci sono 61,3 miliardi di Xrp (sui 100 totali), che ai valori attuali valgono oltre 226 miliardi di dollari.

    La quota di Larsen vale quindi, sulla carta, 38,5 miliardi di dollari, cui si aggiungono 19 miliardi degli Xrp detenuti direttamente, per un totale che arriva attorno ai 57,5 miliardi. Il che vuol dire a un soffio dai 58,4 miliardi di Larry Ellison che nella classifica Forbes 400 è al quinto posto tra i più ricchi degli Stati Uniti.
    Anche nella classifica Bloomberg dei miliardari globali Larsen si piazzerebbe in teoria all'ottavo posto, davanti ai due fondatori di Google, Larry Page e Sergey Brin, allo stesso Ellison e al creatore di Ikea, Ingvar Kamprad.
    Ma non se la passa male neanche l'attuale Ceo di Ripple, Brad Garlinghouse, che detiene una quota del 6,3% di Ripple, che vale oltre 14 miliardi, e una somma non precisata di Xrp.

    Blockchain centralizzata
    A mettere le ali a Ripple nell'ultimo scorcio dell'anno, portandola al secondo posto tra tutte le criptovalute con una capitalizzazione balzata a oltre 140 miliardi di dollari rispetto ai 250 miliardi di Bitcoin, è stato l'annuncio di un consorzio di banche asiatiche, in particolare giapponesi, che hanno raggiunto l'accordo per sperimentare l'uso della criptovaluta come base per un nuovo sistema di carte di pagamento.
    Ripple è il nome della startup, con sede a San Francisco, che utilizza la tecnologia della blockchain per sviluppare un nuovo sistema di pagamenti per banche, exchange di valute digitali e altri istituzioni finanziarie. Il network di Ripple - che a differenza di Bitcoin ha una struttura centralizzata - utilizza per le transazioni una valuta digitale denominata Xrp, con un tempo di settlement di quattro secondi, che in un mondo in cui il denaro si muove ormai in tempo reale rappresenta un deciso vantaggio competitivo rispetto agli oltre due minuti di Ethereum e all'ora richiesta da Bitcoin per la certificazione della transazione, stando a quanto indica il sito di Ripple.

    La startup sostiene che un centinaio di istituzioni finanziarie di prima grandezza utilizzano già oggi la rete di Ripple e nelle ultime settimane alcune banche asiatiche avrebbero avviato una sperimentazione per un sistema di transazioni crossborder.

    A fare concorrenza a Ripple sullo stesso terreno del transazioni multicurrencies e delle rimesse è Stellar, criptovaluta riscoperta negli ultimi giorni con il raddoppio della quotazione a 0,7 dollari da inizio anno. Dodici mesi fa valeva 0,002 dollari.

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