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Lombardia, il passo indietro di Maroni che però «resta a…

VERSO LE ELEZIONI

Lombardia, il passo indietro di Maroni che però «resta a disposizione»

Ansa
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La rinuncia alla candidatura di Roberto Maroni come governatore della Regione Lombardia rimane ancora vaga. Non si proporrà per il secondo mandato «per motivi personali». Non più «familiari», come invece circolava ieri sera negli ambienti vicini al Pirellone. Personali potrebbe stare a indicare la possibilità di “cambiare vita”, come ogni tanto si lasciato sfuggire lo stesso Maroni, o possibili contrasti con la coalizione di centrodestra o, addirittura, nuove opportunità.

Gli scenari sono fluidi, dicono dal quartier generale della Lega Nord a Milano.
Se gli sviluppi sono incerti, due però sono le certezze. Primo: se il centrodestra in Lombardia rinuncia a Maroni - decisione presa ufficialmente ieri sera dopo un vertice ad Arcore tra Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni - è perché evidentemente pensa di vincere comunque contro Giorgio Gori, il candidato di centrosinistra e attualmente sindaco di Bergamo, considerato un temibile avversario per la sua versatilità nei confronti degli elettori (ovvero: la capacità di strappare voti anche al centrodestra).

Secondo: Maroni, per sua stessa ammissione, è «a disposizione. Senza pretese»; peraltro è «impegnato con il governatore del Veneto Luca Zaia a scrivere una parte del programma del centrodestra nazionale relativa all'autonomia regionale, per la quale hanno avuto luogo i due referendum consultivi a ottobre».

Cercando di tradurre queste due informazioni in considerazioni pratiche, il centrodestra ritiene di essere ad oggi la coalizione più forte che si affaccerà sul panorama nazionale dopo le elezioni, e con l'election day del 4 marzo che riunisce il voto politico con quello regionale, pensa di vincere facilmente sia a Roma che in Lombardia.

Al momento il candidato premier della Lega è il leader Matteo Salvini, di cui Maroni «rispetta le scelte, che possono essere criticabili ma vanno accettate per via della lunga storia di partito». Ma chiaramente una legge elettorale di stampo proporzionale come questa costringe a decidere la maggioranza di governo in un secondo momento, verosimilmente con un premier che non sarà quello promosso durante le elezioni. Ci vorrà, da una parte o dall'altra, un primo ministro capace di unire una coalizione, moderato e dialogante. L'ex ministro degli Interni Roberto Maroni, considerato un leghista di governo per l'appunto, potrebbe tornare utile. Se non per guidare l'esecutivo almeno per un ministero di primo piano.

Intanto per la Lombardia Maroni “benedice” la figura di Attilio Fontana, ex sindaco di Varese e ex presidente dell'Anci Lombardia, anche se ritiene che potrebbe essere adeguata anche “una figura femminile”. Si era parlato ieri di un possibile arrivo di Maria Stella Gelmini, Forza Italia e vicina a Berlusconi, attualmente consigliere comunale a Palazzo Marino a Milano. Tuttavia in queste ore la candidatura di Fontana appare la più forte. La conferma è attesa nel pomeriggio.

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