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Maroni lascia ma «resta a disposizione»

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Maroni lascia ma «resta a disposizione»

  • –Marco Morino

milano

A poco meno di due mesi dall’election day del 4 marzo, il centrodestra lombardo cambia candidato per le elezioni regionali: a guidare lo schieramento non sarà più il presidente uscente, il leghista Roberto Maroni, che ieri ha ufficializzato il ritiro dalla competizione elettorale per motivi personali, ma un altro leghista, l’avvocato 65enne ex sindaco di Varese Attilio Fontana. Anche se Forza Italia insiste sul nome di Maria Stella Gelmini come candidata alla guida della Regione Lombardia.

«Non c’entra la salute, non c’entra con altre questioni – dice Maroni -: è una decisione mia personale per la quale chiedo a tutti rispetto». Una scelta già nota sia al segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, sia all’ex premier Silvio Berlusconi, ma che è trapelata solo domenica al vertice di Arcore (presente anche Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia).

Cosa ha spinto il governatore a gettare la spugna mentre i sondaggi lo davano probabile vincitore delle regionali lombarde? Secondo ambienti del centrodestra, Maroni punterebbe a un ministero o comunque a un ruolo-chiave nel prossimo governo in caso di vittoria del centrodestra. Un ruolo di punta. Forse anche alla poltrona di premier. In effetti, Maroni lascia la competizione lombarda ma non la politica. «Non mi ricandido alla presidenza della Lombardia ma resto a disposizione. So come si governa» afferma Maroni, che nega qualsiasi dissidio con il segretario della Lega Salvini e attacca i 5 Stelle. «Per me Luigi Di Maio (il candidato premier dei 5 Stelle, ndr) è la Raggi al cubo e credo che se diventasse premier, il rischio per l’Italia sarebbe di finire come Spelacchio. Spero non avvenga» si augura Maroni.

È vero che Salvini sta conducendo la campagna elettorale nel ruolo di candidato premier del Carroccio. Nonostante ciò, anche a lui riuscirebbe complicato dire no all’investitura come premier di un leghista che dispone del placet del Cavaliere. Soprattutto se Forza Italia uscisse dalle elezioni con lo status di primo partito del centrodestra. E il Maroni «a disposizione» della Repubblica potrebbe tornare utile anche qualora le maggioranze uscite dalle urne si rivelassero fragili. Ci vorrà un primo ministro capace di unire una coalizione, moderato e dialogante. L’ex ministro degli Interni Roberto Maroni, considerato un leghista di governo per l’appunto, potrebbe tornare utile. Infine, non è del tutto esclusa l’ipotesi che Maroni venga candidato in Parlamento. Anzi, qualche esponente leghista fa esplicitamente questa ipotesi.

Intanto il centrosinistra prende coraggio. «Dopo la decisione del presidente Maroni, la partita della Regione Lombardia è più aperta che mai. Forse non è mai stata così alla portata del Pd e del centrosinistra, anche grazie a un candidato forte e solido come Giorgio Gori (attuale sindaco di Bergamo, ndr)». Questo il messaggio che Matteo Renzi affida a Facebook. «Il mio avversario è sceso dal ring, noi continuiamo la marcia, qualunque sia il nuovo competitor» assicura Gori. In realtà, in Lombardia Liberi&Uguali hanno deciso di presentare un proprio candidato (domani l’ufficializzazione del nome a Sesto San Giovanni, alla presenza di Pietro Grasso) e di non sostenere Giorgio Gori.

Discreto golfista e appassionato di basket, Fontana è un leghista della prima ora, che nel 2006 ha saputo fare un passo indietro rispetto all’incarico di presidente del Consiglio regionale per diventare sindaco di Varese, dove è rimasto per due mandati. Questo gesto viene ricordato in via Bellerio, sede della Lega a Milano, per sottolineare la sua fedeltà alle regole di partito. Fontana viene definito da alcuni colleghi di partito come un leghista «di centro», capace cioè di avere buone relazioni di governo senza però dimenticare il territorio da cui proviene.

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