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Dispersione scolastica in calo, ma Sud resta indietro. Il Miur:…

Dal 20 al 13% in 10 anni

Dispersione scolastica in calo, ma Sud resta indietro. Il Miur: ora piano nazionale

(Fotogramma)
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In Italia la dispersione scolastica è scesa dal 20,8% di dieci anni fa al 13,8% del 2016, avvicinandosi all'obiettivo Europa 202o di un tasso inferiore al 10 per cento. Ma resta un forte divario tra Nord e Sud, con Sicilia, Campania e Sardegna sopra la media nazionale. Da questi dati è partito il lavoro della cabina di regia contro abbandono e povertà educativa istituito nel maggio del 2017 dalla ministra Valeria Fedeli con l'ex sottosegretario all'Istruzione Marco Rossi Doria, che hanno lavorato mettendo a punto un documento contenente i dati sul fenomeno e le azioni da mettere in campo nei prossimi 5 anni nell'ambito di un «piano nazionale di contrasto».

Il documento, presentato oggi a Viale Trastevere, punta ad abbattere il tasso di abbandono al di sotto del limite Ue del 10% in tutte le aree del paese, attraverso misure che prevedono anche l'estensione del tempo pieno, una didattica più flessibile, più formazione per i docenti, un nuovo patto fra scuola e famiglie. E l'aumento degli investimenti per elevare il livello delle conoscenze e
competenze di base e di cittadinanza.

OItre 14mila lasciano alle medie
In generale, dice il Miur,la dispersione coinvolge in misura maggiore i maschi, gli studenti con cittadinanza non italiana e quelli in condizioni economiche disagiate. In Italia, sottolinea il Miur, ci sono infatti oltre 1 milione di persone in crescita (fra i 3 e i 18 anni) e in età scolare che vivono in condizione di povertà assoluta. Nel 2015/2016 sono 14.258 i ragazzi delle scuole medie (lo 0,8% del totale) che hanno abbandonato gli studi nel corso dell'anno o nel passaggio da un anno all'altro. Al Sud la propensione all'abbandono è maggiore, con l'1% (l'1,2% nelle isole e 0,9% al Sud), mentre nel Nord Est la percentualesi ferma allo 0,6%. Tra le regioni con maggiore dispersione spiccano la Sicilia con l'1,3%, la Calabria, la Campania e il Lazio con l'1%. La percentuale più bassa si evidenzia in Emilia Romagna e nelle Marche con lo 0,5 per cento.

Superiori, più dispersi al primo anno
Nella scuola superiore il tasso di abbandono del 4,3% (112.240 ragazzi), molto elevato nel primo anno di corso (7%). Il Mezzogiorno ha una percentuale più elevata della media nazionale (4,8%) e tra le regioni in cui l'abbandono è più frequente spiccano Sardegna, Campania e Sicilia, con punte rispettivamente del 5,5%, del 5,1% e del 5,0%. Mentre le percentuali più basse si evidenziano in Umbria con un valore del 2,9% e in Veneto e Molise con valori del 3,1 per cento. Più abbandono, poi, nelle paritarie (7,6%) contro il 4,1% delle scuole statali.

Il piano di contrasto
Per abbattere il tasso di abbandono, il piano Fedeli-Doria raccomanda un "piano nazionale" delle misure anti dispersione, con interventi coordinati da una governance unitaria affidata al governo, con l'accordo di Regioni e Comuni, sotto il controllo del Parlamento, che faccia anche una ricognizione delle misure già campo e presenti nuove proposte. Gli interventi, anche finanziari, vanno concentrati suil rafforzamento del passaggio tra scuola primaria e secondaria, l'assegnazione di fondi sulla base dei risultati di apprendimento e dei tassi di dispersione, l'estensione dei servizi per la prima infanzia, delle reti territoriali per le buone pratiche, di interventi per fare in modo che città e quartieri entrino sempre più in relazione con le comunità educanti. A livello scolastico, poi, secondo il Miur vanno studiate modalità di composizione delle classi "su misura", sostenendo anche l'innovazione digitale, la didattica in laboratorio e le attività che vanno oltre l'orario scolastico.

Fedeli: dispersione non sia a uso confronto elettorale
«Il fallimento formativo non è semplicemente uno dei problemi della scuola italiana. È il problema. Della scuola, del Paese intero» ha detto Fedeli, augurandosi che «il tema della dispersione venga affrontato dall'insieme della rappresentanza politica, non ad uso e consumo del confronto elettorale». Per la ministra «combattere la povertà educativa deve essere la priorità nazionale, perché questa è la base per combattere le altre povertà: da qui partono le disuguaglianze, così come le opportunità». «Oggi offriamo uno strumento di lavoro che propone articolate linee di indirizzo e raccomandazioni sulle azioni da mettere in campo - ha sottolineato Rossi Doria - la riduzione delle diseguaglianze è un diritto da garantire alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi».

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