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Autonomia, cinque regioni in corsa: Lombardia, Emilia e Veneto…

anche Piemonte e Liguria al tavolo con governo

Autonomia, cinque regioni in corsa: Lombardia, Emilia e Veneto verso intesa prima delle elezioni

Le prime a muoversi sono state Veneto e Lombardia (dopo l’esito positivo del referendum sull’autonomia lo scorso 22 ottobre), seguite a ruota dall’Emilia-Romagna. Recenti le iniziative nella stessa direzione di Piemonte e Liguria. E a stretto giro potrebbe essere anche la Campania (come annunciato a fine 2017 dal governatore Vincenzo De Luca). Sono molte le regioni in trattativa con il governo centrale «per il riconoscimento di forme e condizioni particolari di autonomia», ai sensi dell'art. 116 della Costituzione, all'interno di due elenchi: le 20 «competenze concorrenti» fra Stato e territori, dal commercio con l'estero, alla ricerca, passando per professioni ed energia solo per fare qualche esempio, e tre «competenze esclusive» dello Stato, cioè giustizia di pace, istruzione e tutela dell'ambiente.

Forme ulteriori di autonomia possono essere attribuite, con legge dello Stato (su iniziativa della Regione interessata) approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di una intesa fra lo Stato e la Regione interessata. Impossibile il varo di queste leggi nella attuale legislatura ormai agli sgoccioli. Ma le regioni più avanti nella trattativa, ossia Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna, puntano a un pre-accordo prima delle elezioni politiche del 4 marzo.

La traduzione pratica
Questa la procedura: la Regione chiede le competenze, lo Stato ne misura il costo (a partire dai dati della Ragioneria generale che calcolano la spesa sul territorio per ogni funzione pubblica) e di conseguenza aggiusta il quadro delle risorse al nuovo pacchetto di compiti accordato all'amministrazione territoriale. Il «residuo fiscale», cioè la differenza fra le tasse che i cittadini di un territorio versano e la spesa pubblica che ricevono sotto forma di servizi, è stato al centro della campagna referendaria. Ma la macchina avviata dai referendum non è però destinata ad alleggerirlo. Con l'autonomia differenziata i territori possono chiedere più funzioni, insieme alle risorse necessarie per finanziarle, ma il dare-avere fra tasse e spesa pubblica non viene modificato in modo diretto.

Lombardia-Emilia Romagna: intesa prima del voto
Lombardia ed Emilia-Romagna portano avanti la trattativa insieme. La prima ha chiesto il trasferimento di tutte le 23 materie mentre l’Emilia-Romagna lo ha chiesto per 12 materie a cui verrà aggiunta la competenza sull'ordinamento sportivo. Sia il presidente della Lombardia Roberto Maroni che quello dell'Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, sono apparsi soddisfatti al termine dell’ultimo incontro avvenuto con il sottosegretario per gli Affari Regionali Gianclaudio Bressa lo il 9 gennaio. «Penso che potremo firmare la preintesa prima delle elezioni, entro metà febbraio con la firma del presidente Gentiloni - ha detto Maroni parlando con i cronisti al termine dell'incontro -: sono tante le materie che abbiamo chiesto e penso che arriveremo alla fine ad ottenere le più significative. Definiremo anche i criteri di finanziamento di queste materie e ci saranno novità importanti. Se andrà in porto questa intesa, la Lombardia davvero sarà riconosciuta come regione Speciale, non a Statuto Speciale ma Speciale per competenze e risorse».

«Su sanità, pubblica istruzione e ambiente si va verso l'accordo sulla proposta di riconoscimento di autonomia su varie competenze, si sta lavorando anche su lavoro e Unione europea. È un buon passo in avanti», ha aggiunto dal canto suo il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini, che ha aggiunto: «Sono fiducioso che nelle prossime settimane si arriverà a firmare una preintesa con il governo. Sarebbe già questo un risultato storico. Servirà poi la determinazione delle risorse per gestire le competenze date alle Regioni ed una legge da approvare nei due rami del Parlamento»

Pre-intesa vicina anche per il Veneto
Anche il Veneto, che sviluppa separatamente il negoziato rispetto a Lombardia ed Emilia Romagna (e che inizialmente non aveva escluso di puntare allo statuto speciale), è avanti nella trattativa, a partire da un disegno di legge che elencava dettagliatamente le 23 materie richieste in base all'art.116 della Costituzione - le 20 concorrenti e tre esclusive statali - e relative risorse. Il 10 gennaio il presiedente Luca Zaia ha esaminato con il sottosegretario Gianclaudio Bressa i progressi del negoziato sui 5 tavoli già avviati (sanità, ambiente, lavoro, rapporti con l’Europa, istruzione), confermando che il Veneto avanzerà un nuovo pacchetto per tutte le altre competenze rimanenti. Con la legislatura in fase finale e le elezioni alle porte, a Zaia premeva definire «tempi certi per il lavoro che si farà in futuro, con altri interlocutori governativi». «Conto di inserire e concordare un ulteriore pacchetto di competenze prima della firma della pre-intesa - ha detto -, all'interno della quale andranno inseriti anche tempi certi per il lavoro futuro che si andrà a fare con il Governo che scaturirà dalle elezioni». Anche per Zaia la firma del pre-accordo quadro potrebbe giungere a breve, «prima dell’inizio vero e proprio della campagna elettorale». Poi c’è il capitolo dei finanziamenti, l'aspetto «fondamentale - ha detto il governatore - che andrà discusso con il ministero dell'Economia e delle Finanze». Finanziamenti, che «dovranno essere rispettosi di quello che una Regione manda a Roma e che deve tornare sul territorio».

Piemonte e Liguria al tavolo aperto da governo
Ma alla partita si sono sono aggiunti anche Piemonte e Liguria. Il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino ha incontrato oggi, a Roma, il sottosegretario Gianclaudio Bressa per discutere i temi legati all'autonomia del Piemonte. «Abbiamo definito le modalità operative e i tempi per utilizzare al meglio le settimane che restano prima della fine della legislatura» ha dichiarato Bressa alla fine edell’incontro. E ha aggiunto: «Abbiamo convenuto che la bozza della pre intesa che stiamo redigendo con Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, in dirittura d'arrivo entro la prossima settimana, sia sottoposta, una volta ultimata, anche alle due nuove Regioni che si uniscono nel negoziato, offrendo loro la possibilità di valutare il lavoro sin qui svolto». Il Piemonte, assieme alla Liguria, seguirà dunque il percorso già aperto fra Governo e le Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna sui temi del lavoro, dell'istruzione, della formazione, dell'ambiente e della sanità, implementato con il tema della previdenza integrativa. Infrastrutture e logistica, governo del territorio, beni culturali (ad eccezione dei vincoli e della tutela, protetti dalla Carta costituzionale), con una postilla su previdenza integrativa, saranno, invece, le tre materie oggetto del nuovo tavolo di confronto ad hoc con Piemonte e Liguria.

Chiamparino punta alla «macroregione del nord-ovest»
I paletti del Piemonte sono stati messi nero su bianco in un documento approvato ieri dalla giunta regionale. Le materie sulle quali puntare sono state individuate a partire anche da una deliberazione approvata dal Consiglio regionale piemontese nel 2008, con la quale l'ex presidente Pd Mercedes Bresso
puntava ad aprire, prima in Italia, una trattativa con lo Stato in sei ambiti. «Vogliamo cogliere la palla al balzo - ha detto Chiamparino - e stare dentro la discussione aperta dai referendum sull’autonomia. Se Piemonte, Liguria, Emilia Romagna e Lombardia si muoveranno insieme potrebbe finalmente prendere piede l'idea della macroregione funzionale del nord-ovest».

12 materie per la Liguria
Il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti ha inviato alla fine dello scorso anno una lettera al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni per chiedere che «la Liguria possa sedersi al tavolo» già aperto con Lombardia ed Emilia Romagna «per chiedere al governo una maggiore autonomia su 12 materie»: in primis porti e aeroporti; grandi reti di trasporto e navigazione; commercio con l'estero;
coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; tutela dell’ambiente. Alle quali si aggiungono: sostegno all’innovazione, tutela della salute; ricerca scientifica; protezione civile; governo del territorio; ordinamento della comunicazione (con richiesta di destinare una parte del canone Rai all’informazione locale); previdenza complementare e integrativa. Primo obiettivo è trattenere in Liguria almeno una parte degli 8 miliardi di euro di iva e accise generati ogni anno dai porti regionali. Anche l’obiettivo della giunta ligure è arrivare a una prima intesa con il governo in carica prima del termine della legislatura, per poi sottoporre l'intesa Stato-Regione al nuovo
Parlamento.

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