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Il petrolio «vede» 70 dollari

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Il petrolio «vede» 70 dollari

  • –Andrea Gennai

Non si arresta la corsa del prezzo del petrolio. Un rally che ha colto di sorpresa non pochi osservatori spingendo le quotazioni del Brent alla soglia dei 70 dollari al barile, il livello più alto dal maggio 2015. Stessa dinamica per il Wti che si è portato sopra i 63 dollari, al top dal dicembre 2014.

C’era molta attesa ieri per la diffusione del dato sulle scorte Usa da parte dell’Eia. Gli stock di greggio sono calati nell’ultima settimana di 4,9 milioni di barili, ben al di sopra delle aspettative (3,5 milioni). In compenso le giacenze di benzine sono cresciute di 4,1 milioni di barili e quelle di distillati di 4,2 milioni, ambedue sopra le attese. I dati non hanno scosso più di tanto le quotazioni che restano ben impostate da settimane: tra i fattori di sostegno le tensioni geopolitiche e i segnali positivi che arrivano dalla crescita economica mondiale.

Sul fronte geopolitico Iran e Venezuela restano i sorvegliati speciali: i risvolti interni dei due paesi e la minaccia di nuove sanzioni da parte di Trump verso l’area mediorientale alimentano la speculazione. La crescita dell’economia mondiale poi è sotto gli occhi di tutti e l’Eia ha alzato le sue previsioni sull’aumento della domanda petrolifera 2018 di 100mila barili giorno rispetto alle stime precedenti.

I tema delle scorte resta caldo. Gli stock globali di petrolio lo scorso anno sono mediamente scesi per la prima volta dal 2013. Sullo sfondo poi ci sono i tagli dell’Opec. Il cartello, insieme a un gruppo di altri produttori, ha deciso lo scorso novembre di prorogare la misura al 2018 contribuendo a sostenere i prezzi. Ma in questo contesto di surriscaldamento delle quotazioni si potrebbero produrre effetti controproducenti rispetto alle volontà dall’Opec, facendo tornare competitive produzioni oggi fuori mercato. Per questo, secondo Goldman, un’ascesa stabile sopra i 70 dollari potrebbe spingere il cartello a intervenire per smorzare il rally.

Non sono pochi gli esperti a puntare il dito sul rischio di un aumento dell’offerta sul mercato a livello internazionale: il greggio oltre i 60 dollari sta dando nuova linfa ai produttori di shale oil. In particolare l’Eia prevede per il 2018 10,3 milioni di barili giornalieri di greggio statunitense, registrando un nuovo record nella produzione media annua. Un invito alla prudenza arriva anche da Barclays, che in un report del 5 gennaio scorso mette in guardia dai rischi di sovraproduzione nei prossimi trimestri. In particolare è destinata a crescere la produzione statunitense e questo dovrebbe tornare a deprimere i corsi.

Da un punto di vista strettamente di mercato l’analisi del Cot, il report settimanale che fotografa le posizioni degli investitori su future e opzioni, induce alla prudenza. Maurizio Mazziero di Mazziero Research, sottolinea «che il petrolio ha corso troppo, i buoni fondamentali restano ma le quotazioni hanno raggiunto un top. I Commercials hanno ormai raggiunto posizioni nette ribassiste ai massimi livelli. Anche l’open interest è in calo, segno di prese di beneficio. Possibile una discesa a breve termine, salvo sorprese geopolitiche».

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