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Papa da lunedì in Cile e Perù. Parolin: «Viaggio non…

Bergoglio torna nel continente latino americano

Papa da lunedì in Cile e Perù. Parolin: «Viaggio non semplice»

Papa Francesco
Papa Francesco

Tutto è pronto per la partenza del primo viaggio di Francesco all'estero del 2018, in Perù e Cile. Bergoglio torna nel continente latino americano e lambisce la sua Argentina, dove tuttavia non si vuole ancora recare perché sa di essere un elemento troppo forte di “politica interna” e rimanda il suo ritorno nella vecchia patria. «Credo che sarà un viaggio non semplice, ma sarà davvero un viaggio appassionante» ha detto il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, a Vatican News.

Secondo Parolin, molto sono le sfide: «Accenno a due, in particolare, che stanno molto a cuore al Papa. La prima è la sfida della popolazione indigena, degli indigeni: e qui faccio riferimento anche al Sinodo sull'Amazzonia che è stato convocato dal Papa recentemente e che si terrà nel 2019; quindi, qual è il ruolo, qual è il contributo di queste popolazioni all'interno dei singoli Paesi, delle loro società, e per dare un contributo anche a queste società». Poi, aggiunge Parolin, «un tema che il Papa sente forte e sul quale è tornato con parole anche molto marcate, quello della corruzione, che impedisce lo sviluppo e che impedisce anche il superamento della povertà e della miseria».

“Un tema che il Papa sente forte, quello della corruzione, che impedisce lo sviluppo e che impedisce anche il superamento della povertà e della miseria”

Il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin 

Il messaggio del Papa a cileni e peruviani: arrivo presto da voi


Al centro anche gli abusi e la lotta alla corruzione
Quindi un viaggio che abbraccia alcune questioni politiche molto sentite a quelle latitudini. Come ha detto Parolin quelle delle popolazioni indigene, specie per i mapuche del Cile, che lottano per riavere dei territori. Poi c'è il tema degli abusi sessuali. Tanto in Perù come in Cile le rivelazioni sugli abusi sessuali commessi da sacerdoti e religiosi cattolici sono al centro dell'attualità. Solo ieri la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata ha annunciato il commissariamento del Sodalitium Christianae Vitae (Sodalizio di Vita Cristiana), con sede a Lima.

Luis Fernando Figari, laico, superiore del sodalizio religioso fino al 2010, è stato accusato insieme ad altri dirigenti di abusi sessuali contro minorenni ed irregolarità finanziarie. In Cile, alla commozione causata dallo scandalo sugli abusi commessi padre Fernando Karadima, influente sacerdote di una diocesi dell'elite di Santiago, si sono aggiunte ora le rivelazioni su altri perpetrati da fratelli Maristi in vari istituti gestiti nel Paese. Un altro tema sarà quello della corruzione e della povertà, specie in Perù, dove l'attuale capo di Stato, Pedro Pablo Kuczynski, si è salvato di recente da un impeachment parlamentare e ha concesso un polemico indulto al suo predecessore Alberto Fujimori, che scontava una pena di 25 anni di carcere per gravi violazioni dei diritti umani.

Il dossier cileno-boliviano
Infine un tema delicatissimo, quello relativo alla rivendicazione boliviana di un affaccio sull'Oceano Pacifico - una disputa territoriale centenaria, attualmente al vaglio della Corte Internazionale dell'Aja - ha già causato frizioni fra il Vaticano e i governi dei due paesi. Nel novembre scorso l'ambasciatore cileno presso la Santa Sede ha chiesto che «nessuna persona si pronunci sulla questione finché non ci sia una decisione dall'Aja», dopo che Francesco - durante la visita in Bolivia, nel 2015 - auspicò un “indispensabile dialogo” fra le parti, per arrivare a «soluzioni condivise, ragionevoli, eque e durature». Dichiarazione che irritò governo e popolazione cilena. Inoltre nel dicembre scorso, dopo un'udienza in Vaticano, il presidente boliviano Evo Morales ha fatto cenno a un presunto “appoggio” del Papa alla posizione del suo paese, ma la Santa Sede non ha confermato.

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