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Terapie per Alzheimer e ricerca: nel mondo 190 progetti, 47 in fase…

SALUTE

Terapie per Alzheimer e ricerca: nel mondo 190 progetti, 47 in fase avanzata

Nel mondo sono 190 i progetti di sperimentazione su nuovi farmaci contro l’Alzheimer e di questi 47 sono in fase avanzata
Nel mondo sono 190 i progetti di sperimentazione su nuovi farmaci contro l’Alzheimer e di questi 47 sono in fase avanzata

Nel mondo sono 190 i progetti di sperimentazione su nuovi farmaci contro l’Alzheimer e di questi ben 47 sono in fase avanzata, ovvero fase III e IV, quelle più vicine all’ingresso sul mercato. Sono queste le cifre che si desumono da ClinicalTrials.gov, il database della Us National Library of Medicine. L’abbandono da parte della multinazionale americana Pfizer della ricerca sulle neuroscienze annunciato nei giorni scorsi non significa quindi che l’industria farmaceutica mondiale abbia rinunciato tout court a questo filone di indagine. Così come confermato dal direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) Mario Melazzini: «Basta parlare solo di Pfizer, ci sono almeno 80 industrie farmaceutiche nel mondo – ha detto questa mattina ai microfoni di Radio Anch’io - che stanno lavorando sulle malattie neurodegenerative e sull’Alzheimer».

Gli investimenti dell’industria continuano
Una corsa delle industrie che continua nonostante difficoltà e fallimenti, con un alto tasso di investimenti. L’obiettivo resta infatti quello di compiere per primi la mission impossible di trovare la cura risolutiva per le demenze. «L’industria la ricerca la fa. Il 90% dei progetti è finanziato dai privati», sottolinea il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi. «E in Italia – continua - le multinazionali investono 2,7 miliardi, più altri 700 milioni in studi clinici. Non ci deve spaventare che un’industria abbandoni la ricerca sull’Alzheimer. È una notizia positiva, perché vuol dire che si è resa conto che altri competitor sono più avanti su questo filone. E visti gli alti costi, è giusto che dirotti risorse in aree di ricerca in cui ha maggiori possibilità di arrivare a risultati importanti. È una decisione scientificamente ineccepibile».

Epidemia Alzheimer
Un impegno globale che non può non proseguire con forza. L’Alzheimer rappresenta infatti una priorità nell’agenda dei sistemi sanitari nazionali mondiali perché con l’invecchiamento della popolazione l’incidenza sta aumentando costantemente. Dopo i 65 anni, una persona su 20 contrae il morbo e il 20% della popolazione con più di 80 anni è colpita da questa demenza. Quindi si tratta di un vero e proprio incubo per la salute globale. A oggi sono più di 40 milioni i malati di Alzheimer nel mondo, un numero che aumenterà a 74 milioni nel 2030. In Italia le persone colpite da demenza sono 1,2 milioni e la metà sono malate di Alzheimer. Il problema è quindi molto sentito dal momento che la vita media è tra le più elevate al mondo e i costi sociali diretti e indiretti sono pari a 6 miliardi di euro.

Priorità al gioco di squadra sul modello Hiv
«Ora bisogna continuare a fare squadra su un doppio binario. Da un lato sulle molte molecole in fase avanzata di sperimentazione clinica – continua il dg Aifa Melazzini - che rallentano l’evoluzione della malattia e saranno efficaci soprattutto nella fase iniziale della patologia. Dall’altro bisogna lavorare sui biomarcatori, che consentono di intercettare i pazienti nella fase prodromica, che in Italia si stima siano 700mila, in modo da poter utilizzare in modo efficace e mirato i nuovi farmaci quando arriveranno». Il dg dell’Aifa si riferisce in questo caso al progetto Interceptor, finanziato con 4 milioni di euro dal ministero della Salute, coordinato dal neurologo Paolo Maria Rossini del Policlinico Gemelli di Roma e ai nastri di partenza. L’iniziativa prevede l’individuazione di un modello di screening costo-efficace dopo una serie di test su 400 pazienti da effettuare in 10 centri. «Il progetto è in fase di avvio – spiega Rossini - e sperando che le fasi burocratiche non trovino intoppi, dovremmo partire con l’individuazione dei centri entro giugno». Secondo l’esperto, l’Alzheimer è una sfida storica e gigantesca ed è indispensabile privilegiare le partnership. «Sulle demenze – sottolinea il neurologo - la ricerca pubblica ha il dovere di schierare le sue forze migliori, i suoi ricercatori più brillanti. E anche le industrie devono fare squadra. Bisogna mettere insieme le risorse per fare qualcosa di utile. Così come si fece a suo tempo per l’Hiv. Solo in questo modo la sfida potrà essere vinta». Il morbo di Alzheimer è infatti una malattia «complicata», «che lavora nel buio per molti anni - conclude Rossini - e quando si manifesta in modo conclamato è ormai tardi per intervenire. Per questo bisognerà agire con le nuove terapie il più precocemente possibile. A breve arriveranno diversi farmaci in grado di rallentare il decorso del morbo, aggiungendo magari anche otto anni di vita autonoma al paziente. Il che sarebbe già un grande risultato».

Lorenzin: «Lo Stato sia compartecipe dei brevetti»
E una proposta su un rafforzamento del ruolo pubblico nella ricerca sull’Alzheimer è arrivata anche dalla ministra della Salute Beatrice Lorenzin: «Vogliamo che lo Stato – ha detto a Sky Tg 24- sia compartecipe della proprietà dei brevetti di quei farmaci fondamentali per la salute per evitare che il costo ricada sui pazienti quando la ricerca riesce ad ottenere un risultato positivo».

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