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La «campagna» del premier su Roma, le urne e la variabile…

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La «campagna» del premier su Roma, le urne e la variabile giudiziaria

Si potrebbe definire il primo “ciak” della campagna elettorale di Paolo Gentiloni, quella che farà nella veste di candidato più che di premier. E in effetti la sua destinazione potrebbe essere proprio un collegio della Capitale (Roma 1) – oltre che nei listini proporzionali – fatto che spiega quei toni insolitamente duri contro la Raggi. È successo che ieri partecipando alla “costituente per Roma”, organizzata da Roberto Giachetti, ha abbandonato il passo felpato e si è messo a duellare con la sindaca non risparmiandole critiche per le numerose inefficienze della città, per la scarsa collaborazione con il Governo accusandola di “sospettosa riluttanza” e bacchettando l’approccio di una giunta che sembra gestire solo le emergenze senza una visione di più ampio respiro. Un affondo diretto contro l'amministrazione capitolina ma che prende di mira anche un altro bersaglio: Luigi Di Maio. Si attacca l’una per parlare pure dell’altro, usando un argomento – l'incapacità di governo – che sarà il leit motiv del Pd contro i 5 Stelle.

La fragilità delle amministrazioni grilline, quei problemi trascinati e non risolti – dal trasporto ai rifiuti - che creano molto più disagio dell'albero di Natale “Spelacchio”, saranno gli argomenti di chi sta a Palazzo Chigi contro un Movimento che, questa volta, prova a fare il salto per arrivarci. E la notizia che pure per Chiara Appendino, simbolo di un mondo grillino responsabile, cominciano i problemi rende più credibile questa strategia. Le dimissioni di ieri dei revisori dei conti che lanciano accuse alla sindaca di Torino simili a quelle rimproverate alla Raggi – cioè scarsa collaborazione e “pressioni” del Comune – consentono al Pd e a Berlusconi di battere su un unico tasto: i grillini sono inadatti a governare.

Tra l’altro, in questo momento per i 5 Stelle c’è anche una prova da superare: l’assenza di Beppe Grillo. La sua decisione di fare un passo indietro e di separare anche il destino del suo blog da quello del Movimento va ancora misurata in termini di consenso e di impatto. E anche se ieri sono arrivate le rassicurazioni di Di Battista sul fatto che il comico resterà come garante, di certo la sua mancanza peserà in campagna elettorale. Comunque resterà un dubbio sul perché di questa distanza dalla “sua” creatura politica proprio a un passo dal traguardo più importante, quello delle elezioni del 4 marzo.

Dunque, gli “altri” useranno l’argomento dell’inesperienza, ma per i 5 Stelle la controffensiva si chiama “casta”, un tema su cui si incanala anche il malessere economico e che comprende tutto quello che ruota intorno alla politica e ai privilegi: dai vitalizi alle banche e fino alle inchieste giudiziarie. Ieri c'è stata la notizia della richiesta di proroga di sei mesi delle indagini a carico di Luca Lotti e del padre di Renzi per la vicenda Consip, un fatto che di certo peserà sul voto. Ma la variabile giudiziaria è quella che da sempre ha più condizionato le campagne di Silvio Berlusconi. Si sa delle sue pendenze ma, come dicono i suoi fedelissimi, in ogni vigilia elettorale c’è l’incognita di nuove inchieste.

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