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La lunga crisi manda in tilt le aspettative di inflazione

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Lo studio

La lunga crisi manda in tilt le aspettative di inflazione

La doppia recessione che ha colpito l’economia italiana tra il 2007 e il 2013 (il Pil è diminuito del 9%, la produzione industriale del 25%, gli investimenti quasi del 30%) ha lasciato il segno anche nei processi con cui le imprese si formano le loro aspettative sull’inflazione che verrà. Compilando e aggiornando i loro listini le aziende hanno un ruolo chiave nella determinazione dei prezzi al consumo e scrutare costantemente i loro giudizi è cruciale per chi ha in mano le redini della politica monetaria.

La Banca d’Italia, nell’ambito dell’Eurosistema, assolve a questo compito da quasi vent’anni con l’Indagine sulle aspettative di inflazione e crescita che pubblica con cadenza trimestrale e di cui in questo articolo recensiamo l’ultima puntata. Una lunga serie di sondaggi partita nel quarto trimestre del ’99 in partnership con Il Sole 24 Ore che ha accompagnato la nostra storia recente, dal passaggio all’euro ai lunghi anni di prezzi stabili attorno all’obiettivo del 2% fino alla crisi globale e il nuovo ciclo espansivo in pieno corso.

I risultati di questa survey sono stati ora raccolti nell’occasional paper n.414 della collana Questioni di economia e finanza per cercare di rispondere a una domanda: che cosa ci dice l’eterogeneità delle aspettative di inflazione delle imprese italiane? I risultati cui giungono gli autori - Laura Bartiloro, Marco Bottone e Alfonso Rosolia - è che un ruolo chiave è giocato dall’informazione che le imprese hanno sugli sviluppi macroeconomici più vicini. In media, spiegano, circa metà della dispersione dei giudizi sui prezzi a un anno è dovuta alla mancanza di informazioni sugli sviluppi più recenti dell’inflazione. Si apprende che le imprese incorporano le nuove informazioni in circa un trimestre e che la dispersione delle loro aspettative è legata in misura «statisticamente significativa» ad alcune variabili economiche e si è rivelata «maggiore quando l’inflazione corrente è stata più distante dall’obiettivo di stabilità dei prezzi della Bce».

LE ASPETTATIVE DI INFLAZIONE DELLE IMPRESE E LA DISPERSIONE DELLE VALUTAZIONI
In percentuale. (Fonte: elaborazione Banca d'Italia)

Il grafico racconta da solo l’andamento di questo “sentire comune” delle imprese sui prezzi in formazione a un anno: fino al 2007 la dispersione delle valutazioni è piuttosto contenuta, poi cresce negli anni della crisi. Le domande del sondaggio sulle attese di inflazione sono somministrate a due terzi del campione con una citazione dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo e a un terzo senza questo riferimento, per consentire una analisi incrociata delle risposte tra “agenti informati” e “agenti non informati”.

Emerge, tra le diverse evidenze, che dal 2015 il peso attribuito alle attese di bassa inflazione è cresciuto e la relativa incertezza è diminuita, mentre già dal 2014 è venuto meno il collegamento tra la dispersione delle attese e la distanza dall'obiettivo di stabilità dei prezzi. Entrambi i fatti - concludono gli economisti di via Nazionale - suggeriscono un rischio più elevato di disancoraggio delle aspettative di inflazione.

Si può aggiungere che si tratta di un sentiment probabilmente figlio di questi anni particolari, in cui le banche centrali hanno spinto i tassi in territorio negativo per cercare di riportare l’inflazione vicino al target del 2%, un percorso che è ancora lontano dal traguardo.

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