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Italia decisiva nello scontro sull’anima dell’Europa

L'Editoriale|editoriale

Italia decisiva nello scontro sull’anima dell’Europa

C’è una battaglia in corso per conquistare l’anima dell’Europa. Ovvero per definire, per dirla con Jacques Delors, il senso della missione o la finalità del processo di integrazione. Dopo un decennio di crisi multiple l’Europa si ritrova divisa come mai era avvenuto nel suo passato post-bellico. Da un lato ci sono i governi europeisti, come la Francia di Macron o la Germania della coalizione tra i due maggiori partiti europeisti che si è deciso finalmente di ricostituire. Dall’altro lato ci sono i governi sovranisti dell’Est e del centro dell’Europa che hanno rielaborato la loro strategia anti-europeista adattandola alle nuove condizioni post-Brexit. In questa battaglia si giocano i destini dell’Europa ma anche degli stati che la costituiscono.

Cominciamo dai sovranisti. Brexit non è diventato il modello da seguire per coloro che contrastano l’obiettivo di una «unione sempre più stretta» (come recita il Preambolo dei Trattati che costituiscono le basi legali dell’Unione europea o Ue). Gli oppositori di quella finalità hanno deciso di contrastare l’Ue dall’interno, per necessità più che per scelta, e non già uscendone. Non si presentano come anti-europeisti (visione con cui si definisce invece il leader inglese Nigel Farage), ma piuttosto come sovranisti. Infatti, proprio l’esperienza britannica del dopo-Brexit sta mostrando la drammatica difficoltà, per uno Stato membro dell’Ue, a ritornare alla sua vecchia condizione di Stato nazionale. Tale scelta è impossibile per Paesi (come buona parte di quelli dell’Est europeo) che abbisognano delle risorse e della protezione che provengono dai Paesi dell’Ovest europeo. Ed è (ancora di più) impossibile per quei Paesi dell’Eurozona che volessero districarsi da quest’ultima. Non può stupire che il candidato premier dei nostri Cinque Stelle sia stato costretto a riconoscere che un referendum per uscire dall’Eurozona non è praticabile, seppur motivando il suo ennesimo cambiamento di rotta con motivazioni risibili (quale l’indebolimento dell’asse franco-tedesco, figuriamoci).

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