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Flat Tax, ipotesi di avvio solo sui redditi aggiuntivi

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la proposta del centrodestra

Flat Tax, ipotesi di avvio solo sui redditi aggiuntivi

Girano a pieno regime i dossier fiscali nel cantiere del programma del centrodestra, in vista della riunione di oggi che dovrà definirne l’impalcatura. A dominare il panorama è ancora la Flat Tax. E in preparazione ce n’è una nuova versione, su cui sta lavorando in particolare Fratelli d’Italia, che propone una nuova soluzione al problema della sostenibilità. Al debutto, la tassa piatta (l’aliquota in questo caso è ancora da fissare, nel ventaglio che va dal 15 al 23%) si applicherebbe solo agli incrementi di reddito, con l’obiettivo di incentivare l’impegno lavorativo e professionale e di ridurre i costi di ingresso del nuovo meccanismo. Obiettivi che devono però passare il vaglio politico in un’alleanza che al momento sta spingendo proposte più “ambiziose”.

Le  prossime, comunque, saranno ore cruciali per limare i numeri chiave delle diverse idee in gioco, e quindi per misurarne costi e coperture. Non è un lavoro semplice, tanto è vero che difficilmente si arriverà a stretto giro a una «flat tax unica» del centrodestra: le prime versioni del programma potrebbero indicare in almeno 12 punti le linee essenziali del pacchetto economico, rimandando però a uno sviluppo successivo i temi cruciali di aliquota, no tax area, entrate aggiuntive e tagli di spesa necessari per far quadrare i conti. Negli orientamenti che stanno prendendo forma, comunque, un ruolo da protagonista è attribuito alle misure che sotto l’etichetta di «reset fiscale» (Forza Italia) o di «pace fiscale» puntano a raccogliere nuovo gettito dalla chiusura delle partite fiscali arretrate. Un modo per sostenere l’avvio della tassa piatta, in attesa che questo “nuovo fisco” produca in modo strutturale gli effetti di crescita e di emersione del nero attesi dai proponenti.

LE IPOTESI IN CAMPO

Il tema è tornato alla ribalta negli ultimi giorni. «Nel programma di Forza Italia - spiega Rocco Palese, che in questa legislatura è stato vicepresidente della commissione Bilancio della Camera - c’è anche la risoluzione delle liti fiscali pendenti e la definitiva rottamazione delle cartelle pendenti». In entrambi i casi si tratta di misure già avviate dalle ultime manovre, che il partito di Berlusconi vuole però rilanciare mettendo in calendario un numero di rate decisamente più alto per le vecchie cartelle e una platea potenziale molto più ampia per i contenziosi da chiudere con il «reset».

La «pace fiscale» targata Lega, secondo quanto sostenuto dal leader Matteo Salvini, dovrebbe chiudere con un forfait le cartelle esattoriali inferiori a un certo importo (gli esempi proposti nei dibattiti parlano di 100mila euro). La soglia, secondo le tesi leghiste, serve a indirizzare la misura verso chi, commercianti e artigiani in primis, è incappato in una cartella negli anni della crisi e non è in grado di pagarla, evitando così di favorire la «grande evasione». Lo scopo è quello di recuperare qualcosa nello sterminato «magazzino» di Equitalia, cioè nel monte delle cartelle fiscali mai incassate.

I numeri del magazzino sono quelli riportati nell’ultima relazione della Corte dei conti sul rendiconto generale dello Stato, e parlano di 817 miliardi di euro. Il “tesoro”, però, evapora rapidamente quando si pulisce il dato dagli importi relativi a soggetti falliti (147,4 miliardi), imprese cessate o persone decedute (85 miliardi), nullatenenti (95 miliardi), provvedimenti sospesi (30 miliardi), e soprattutto dalle posizioni (348 miliardi) su cui il fisco ha già tentato senza successo azioni esecutive o cautelari. Al netto di tutte queste voci e delle somme coinvolte dalla prima rottamazione delle cartelle, restano 51,9 miliardi giudicati “lavorabili” con qualche chance dall’amministrazione finanziaria; e in parte coinvolti dalla seconda rottamazione ora in corso.

Ricavare grandi cifre da qui, insomma, non è semplice, e anche per questo nel cantiere si esplorano altre strade. Fra queste, il ritorno al passato con un possibile “maxi-concordato” di massa o un’edizione della voluntary dedicata al contante, ipotesi già emersa anche all’interno dell’attuale maggioranza nella fase di messa a punto della manovra. A queste guarda per esempio Maurizio Leo, ex presidente della commissione sull’Anagrafe tributaria per il Pdl e oggi vicino a Fratelli d’Italia, secondo il quale le somme “ripulite” da quest’ultima voluntary, e tassate con la Flat Tax, potrebbero alimentare l’economia reale attraverso l’obbligo di investimento in Pir.

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