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La leggenda dei Pink Floyd in mostra a Roma: un viaggio alla scoperta del…

DOPO IL DEBUTTO DI LONDRA CON 400MILA VISITATORI

La leggenda dei Pink Floyd in mostra a Roma: un viaggio alla scoperta del mito

La presentazione della mostra “The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains”, al Macro di Roma dal 19 gennaio al 1 luglio (Ansa)
La presentazione della mostra “The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains”, al Macro di Roma dal 19 gennaio al 1 luglio (Ansa)

Un diluvio di flash che accecano. Una confusione che disorienta. Un pupazzo gonfiabile gigante che fuma un sigaro con una certa spocchia, emblema dell’indusria discografica, incombe maestoso sul palco. Lo speaker che cerca di mettere ordine: «Ladies and gentlemen, sit down please». «Signore e signori, prendete posto per favore». Invano. Sembra di stare a Hollywood, davanti al red carpet, alla presentazione di qualche colossal americano.

Al Macro di Roma la mostra sui Pink Floy a 53 anni dala nascita del gruppo
E invece no. Siamo a Roma, nalla sala principale del Macro, il museo di arte contemporanea della Capitale.

Due persone che hanno scritto la storia del rock degli ultimi cinquant’anni, Roger Waters e Nick Mason, i fondatori dei leggendari Pink Floyd, sono proprio lì, in carne e ossa, atterrati in questa sala nel cuore di Roma da chissà quale Olimpo della musica.

Sono intervenuti oggi alla presentazione di “The Pink Floyd Exhibition. The Mortal Remains”, la retrospettiva a 53 anni dalla nascita di questo gruppo britannico che ha scritto la storia della musica, con melodie e testi che hanno accompagnato (e accompagnano) generazioni e generazioni. Dopo il debutto qualche mese fa al Victoria and Albert Museum di Londra - ad oggi oltre 400mila i visitatori - la mostra potrà essere visitata nel museo romano dal 19 gennaio al 1 luglio.

Il trailer della mostra The Pink Floyd Exhibition. The Mortal Remains

Un viaggio audiovisivo alla scoperta del mondo di una leggenda della musica
È un viaggio audiovisivo che fornisce una visione inedita del mondo dei Pink Floyd. Un mondo fatto di suoni, di immagini, di testi che si collocano in quello spazio fantastico che intreccia poesia con la filosofia. Sono esposti oltre 350 oggetti - album, vinili, manifesti, strumenti - che rappresentano i diversi momenti della storia del gruppo, a partire dalla gigantesca ricostruzione del furgone Bedford, che usavano per i tour a metà degli anni Settanta. «È stato bello vedere alcuni oggetti che non vedevo da tempo - racconta Waters - Mi ha riportato alla mente molti immagini ed emozioni che vagavano nella mia memoria». Ma l’esposizione è, alla fine, qualcosa che appartiene al passato. A Waters interessa un’altra cosa: il futuro. I suoi testi sono incentrati su argomenti di critica e denuncia sociale, politica e psicologia.

Waters: lasciamo perdere il passato, concentriamoci sul futuro
«Sono un po’ preoccupato per le nuove generazioni», confida alla platea. «Sono troppo impegnate a guardare gli iPhone, con il rischio di cadere in una scogliera senza accorgersene. Ci troviamo su un treno espresso che corre verso l’estinzione, e non ce ne accorgiamo. La storia che viviamo tutti i giorni è di estrema precarietà». Il “mito” fa riferimento alle tragedie del nostro tempo. Parla della Siria, dei Rohinga, e poi ancora di Ecuador, Palestina. «Non mi importa di quello che ci lasciamo alle spalle», continua il cantautore, polistrumentista e compositore inglese. «Mi interessa quello a cui sto lavorando oggi, sono più interessato a me e a voi, mi coinvolge il tema degli uomini come individui. Voglio entrare in un empatia con tutti gli esseri umani. L’uomo esiste sulla Terra da 150-100mila anni ed è accertato che sia apparso per la prima volta in Africa, dunque siamo tutti africani. Ho la sensazione - conclude - che a un certo punto ci dovrà essere un risveglio». «Non abbiamo bisogno di educazione, non abbiamo bisogno di essere sorvegliati» recita il testo di “Another brick in the wall”. Appunto. Giù i muri.

«The Pink Floyd Exhibition. Their Mortal Remains», Roma, Macro, Museo d’arte contemporanea, curata da Aubrey ’Po’ Powell e Paula Webb Stainton, dal 19 gennaio al 1 luglio 2018

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