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criminalitÀ minorile

Baby gang a Napoli, Minniti: 100 uomini di reparti speciali e maestri di strada

Minniti alla prefettura di Napoli
Minniti alla prefettura di Napoli

«Verrà rafforzato il controllo dell’ordine pubblico con l’invio di reparti straordinari, con ben 100 unità destinate al controllo di quelle zone maggiormente frequentate dai giovani». Ma anche “tolleranza zero”, lotta alla dispersione scolastica, educatori di strada e altro. È il programma “Sicurezza giovani” annunciato dal ministro Marco Minniti e deciso nell’ambito del Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza che si è svolto in Prefettura a Napoli sull’emergenza della delinquenza minorile. «Non consentiremo – ha intimato il ministro – alle baby gang di cambiare le abitudini dei giovani napoletani».

A Napoli per rispondere all’esplosione di violenza
Il comitato per l’ordine e la sicurezza si è riunito, alla presenza dei vertici nazionali e locali delle forze dell’ordine, il comandante generale dei Carabinieri , il capo della Polizia, il prefetto Gabrielli, i sindaci dell’area metropolitana, il presidente del Tribunale di Napoli, i presidenti della Procura e del Tribunale minorile di Napoli. Tutti riuniti a Napoli per dare risposte alla esplosione di violenza che si sta registrando nel Napoletano da parte di giovani ai danni di coetanei. Una serie continua di atti violenti che ha fatto temere per la vita delle vittime e ha suscitato grande preoccupazione e allarme. Parliamo delle recenti vicende di Arturo, quattordicenne ferito gravemente alla gola il 18 dicembre scorso nella centralissima via Foria e in pieno giorno e solo l’altro giorno ritornato a scuola; di Gaetano, pestato da coetanei venerdì scorso a Chiaiano, e ancora quella di sabato sera a Pomigliano e di domenica davanti alla stazione della metropolitana “Policlinico” a Napoli: segno di una violenza sin troppo diffusa e di grande allarme.

Baby gang come terroristi
«Non dico che le baby gang siano terroristi – ha detto il ministro al termine del vertice in Prefettura – ma usano metodiche di carattere terroristico: come quella di colpire perché si è casualmente in un posto». E ancora: «Abbiamo un’assimilazione di metodiche tipiche di altre attività criminali. C’è una violenza nichilista che non ha alcun rispetto per il valore della vita, ed è ancora più drammatico se impatta con dei giovanissimi». Il responsabile del Viminale ha aggiunto: «Possiamo dire di essere sulla buona strada o di aver già individuato i responsabili delle violenze inaccettabili di questi giorni a Napoli. Questo grazie
all’aumento dell’efficienza dei mezzi di contrasto, in particolare grazie a un uso ancora più intenso della videosorveglianza».

Non solo repressione
Il piano annunciato dal capo del Viminale non si limiterà ad azioni di ordine pubblico, ma si concretizzerà in una strategia a più ampio raggio che punta ad educare e fornire opportunità. In primo luogo si intensificherà la lotta alla dispersione scolastica, secondo un modello già varato nel rione Sanità e che prevede che 400 giovani a rischio vengano seguiti e recuperati alla scuola. Si riparte poi dai “Maestri di strada”, che sul territorio operino a stretto contatto con le realtà più difficili. A questo proposito il ministro Minniti ha parlato anche di risorse del Pon suicurezza disponibili. Infine, è stato precisto un protocollo da firmare con il Tribunale di Napoli al fine di prevedere la possibilità di togliere la patria potestà a genitori camorristi. «Allo scopo – ha precisato il ministro Minniti – di liberare i giovani da modelli del tutto negativi e offrire una prospettiva positiva». Al termine del vertice sono stati ricevuti anche Arturo, il giovane colpito a dicembre e sua madre, Maria Luisa Iavarone, così come altre vittime della violenza minorile.

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