Italia

Più pendolari del treno ma il 60% dei finanziamenti pubblici sono per…

L’INDAGINE DI LEGAMBIENTE

Più pendolari del treno ma il 60% dei finanziamenti pubblici sono per strade e autostrade

(Ansa)
(Ansa)

Cresce anche nel 2017 il numero dei pendolari del treno e di coloro che vanno in metropolitana: a usare il servizio ferroviario regionale sono stati 11mila passeggeri al giorno in più (+0,4% sul 2016) per un totale di 2,841 milioni, mentre il numero di viaggiatori delle metropolitane nelle sette città in cui è presente (Milano, Roma, Napoli, Torino, Genova, Brescia e Catania) è cresciuto di 22mila persone al giorno (+0,6% sul 2016, stesso trend in positivo come tra 2016 e 2015) per oltre 2,672 milioni di utenti. A fare il punto sul trasporto ferroviario in Italia è il dossier “Pendolaria 2017”, presentato oggi da Legambiente. Sono 5,51 milioni le persone che si postano ogni giorno con questo canale. C’è però un problema: pesano i tagli alle risorse per il trasporto ferroviario, con gli investimenti statali che negli ultimi 15 anni si sono focalizzati soprattutto nella costruzione di strade e autostrade. Una strategia che non va nella direzione di una mobilità più sostenibile.

La situazione del trasporto regionale rimane difficile
Sui collegamenti nazionali viaggiano ogni giorno 40mila persone sugli intercity e 170mila sull’Alta velocità tra Frecce e Italo. «Ai grandi successi dell’Alta Velocità maturati in questi anni - spiega il report -, con un’offerta aumentata in meno di 11 anni al 435% si affianca una situazione del trasporto regionale che rimane difficile, anche per via della riduzione dei treni Intercity e dei collegamenti a lunga percorrenza (-15,5% dal 2010 al 2016) con un calo del 40% dei passeggeri e la diminuzione dei collegamenti regionali (-6,5% dal 2010 al 2016), dopo i tagli realizzati nel 2009». Nel segnalare che dal 2003, «c’è stata la chiusura di 1.323,2 chilometri di linee ferroviarie», dal dossier emerge che «dove si investe nella cura del ferro il numero dei pendolari cresce e aumenta la voglia di spostarsi in treno».

LE LINEE FERROVIARIE PEGGIORI D'ITALIA
Fonte: Legambiente

Il nodo dei tagli alle risorse
Le ragioni di questa situazione, spiega Legambiente, sono «nei tagli alle risorse per il trasporto ferroviario e nel gap infrastrutturale delle città italiane nelle dotazioni di linee metropolitane, tram, ferrovie suburbane rispetto agli altri Paesi europei». Legambiente rileva anche «alcuni errori compiuti in questi anni nelle politiche dei trasporti (riduzione dei treni e aumento delle tariffe) e il modo diverso con cui le diverse Regioni hanno gestito il servizio dopo il trasferimento delle competenze nel 2001, con tagli ai servizi ferroviari e aumento del costo dei biglietti in quasi tutte le Regioni».

Lo Stato ha finanziato al 60% le strade e solo per il 13% le metropolitane
Negli ultimi 15 anni i finanziamenti statali hanno premiato per il 60% gli investimenti in strade e autostrade e solo per il 13% le reti metropolitane e le Regioni stanno sulla scia nazionale. Il confronto fra realizzazione di infrastrutture stradali da un lato e metropolitane e tram è dunque fortemente sbilanciato: 217 chilometri di autostrade (tra cui la Bre.Be.Mi., il Quadrilatero nelle Marche e Umbria, parte della Asti-Cuneo), a cui si aggiungono altri 1.825 km di strade nazionali e 2.080 km di rete stradale provinciale e regionale, a fronte di 58,6 chilometri di metropolitane (12,9 km a Milano, 13,7 a Brescia, 1,6 a Genova, 23,4 a Roma, 7 a Catania, con una media di 11,8 l’anno) e 34,5 km di tram (17 km a Palermo, 12,5 a Venezia, 6 a Cagliari).

Legambiente: raddoppiare i pendolari al 2030
A tirare le conclusioni della ricerca è Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente: «Occorre porsi l’obiettivo al 2030 di raddoppiare il numero di persone che ogni giorno in Italia prende treni regionali e metropolitane, per farle passare da 5,5 a 10 milioni - ha sottolineato, in occasione della presentazione dell’indagine -. È una sfida alla portata di un Paese come l’Italia, che produce vantaggi in termini ambientali» con la riduzione dello smog «e positive ricadute occupazionali, legate sia alla costruzione e manutenzione del parco rotabile che alla gestione della mobilità».

© Riproduzione riservata