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Voto Ue sulle professioni italiane: «discreto»

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Voto Ue sulle professioni italiane: «discreto»

L’Italia ha un discreto livello di liberalizzazione nelle professioni regolamentate, anche se per le guide turistiche, per esempio, c’è ancora molto da fare. Bene invece gli avvocati, professione che in Italia viene trattata in modo piuttosto liberale. Il nostro Paese, però, difetta nel riconoscere la formazione conseguita all’estero.

È quanto emerge da un’indagine presentata in questi giorni alla Commissione europea che, dopo dieci anni, fa il punto sullo stato delle liberalizzazioni delle professioni regolamentate. Si considera “regolamentato” il 22% della forza lavoro europea, ossia oltre 47 milioni di cittadini; con percentuale variabile all’interno della Ue, dove si va dal 14 % della forza lavoro in Danimarca al 33 % in Germania; in Italia è circa il 19 per cento. Nel corso di questa indagine, svolta su richiesta della Commissione europea, per consentire uno studio mirato è stato ideato un indicatore del carattere restrittivo della regolamentazione delle professioni per supportare un'analisi qualitativa delle barriere. Le restrizioni monitorate sono:
l’approccio regolamentare;

i requisiti relativi alle qualifiche;

altri requisiti d’ingresso;

i requisiti per l’esercizio della professione.

Attraverso questo indicatore sono stati messi a confronto i 28 paesi dell’Unione (l’indagine ha monitorato il 2016 e quindi è pre Brexit) sulle seguenti professioni: architetti, ingegneri civili, contabili e consulenti fiscali, avvocati, agenti immobiliari, consulenti in proprietà industriale, guide turistiche. Vediamo nel dettaglio le professioni ordinistiche. Nel caso degli architetti l’indice restrittivo maggiore si registra in Lussemburgo (oltre 3,4) il più basso in Danimarca (zero); l’Italia è al 16esimo con 2,6; altri fattori considerati sono i tempi per la formazione (in media sette anni); l’obbligo assicurativo, previsto in 17 Paesi e la formazione continua.

Per gli ingegneri civili l’indice restrittivo maggiore è in Austria (3,1) il più basso nei Paesi Bassi (zero); l’Italia è al 24esimo con 3. All’Italia, insieme ad altri Paesi , viene chiesto di riconsiderare l’ampia portata delle riserve.

Per i contabili e consulenti fiscali - tra cui rientrano i nostri commercialisti - l’indice restrittivo maggiore è in Polonia (3,2) il più basso (zero) in cinque Paesi. L’Italia è al 22esimo con 2,5 e la relazione rileva che nel nostro Paese la riserva alcune attività piuttosto semplici di gestione del libro paga ai contabili comporta un onere aggiuntivo per le piccole imprese. Per tutte le professioni considerate l’Italia si trova sempre dopo la ventesima posizione - ma non è mai la “peggiore - con un’unica eccezione: gli avvocati dove l’Italia è settima con un indice restrittivo pari a 3,2; il Paese meno liberale è la Croazia (con 4.3) il più “aperto” la Lituania (con 2,8).

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