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Consip, l’ex ad Marroni conferma le accuse: «Il ministro…

L’inchiesta della procura di roma

Consip, l’ex ad Marroni conferma le accuse: «Il ministro Lotti mi disse dell’inchiesta»

L’ex ad di Consip, Luigi Marroni, torna a confermare le accuse sul ministro allo Sport Luca Lotti. In una nuova audizione con i magistrati della Procura della Repubblica di Roma ha spiegato la «cabina di regia» che ha favorito la presunta rivelazione del segreto d’ufficio, partita dall’Arma, per informare gli ex vertici della Centrale acquisti dell’esistenza di una indagine penale all’epoca dei fatti coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli. L’audizione rientra nella vasta inchiesta sul «sistema Consip» del sostituto procuratore Mario Palazzi e dei carabinieri del Nucleo investigativo di Roma

L’interrogatorio di Marroni
L'interogatorio di Marroni è essenziale per sciogliere il nodo della presunta rivelazione del segreto. Il tema è bollente, perché secondo gli atti le informazioni «riservate» sull’inchiesta Consip erano «oggetto di conversazioni nelle stanze della Presidenza del Consiglio dei Ministri». Lo dicono i documenti, che precisano come sia stata «allarmante la facilità con cui queste informazioni, che dovrebbero essere caratterizzate da assoluta segretezza, erano, di fatto, diventate oggetto di conversazioni nei Ministeri... quasi alla stregua di chiacchiere da bar».

«Lotti mi informò che si trattava di una indagine»
Ai pm ha raccontato che a luglio 2016 «Lotti mi informò che si trattava di un’indagine (quella su Consip, ndr) che era nata sul mio predecessore Casalino (Domenico, il quale risulta stretti rapporti con l’imprenditore Alfredo Romeo, ndr) e che riguardava anche l’imprenditore campano Romeo». Aggiunge che «ho fatto effettuare la bonifica del mio ufficio in quanto ho appreso in quattro differenti occasioni da Filippo Vannoni (presidente di Publiacqua, ndr), dal generale Emanuele Saltalamacchia (comandante Legione Toscana, ndr), dal Presidente di Consip Luigi Ferrara e da Luca Lotti di essere intercettato (...). Con il generale Saltalamacchia intercorre un rapporto di amicizia da diversi anni e anche lui mi disse che il mio telefono era sotto controllo, anche in questo caso l’informazione la ricevetti prima dell’estate 2016. (...) Luigi Ferrara mi ha notiziato di essere intercettato lui stesso e che anche la mia utenza era sotto controllo per averlo appreso direttamente dal Comandante Generale dei Carabinieri Tullio Del Sette; questa notizia l’ho appresa dal Ferrara non ricordo con precisione ma la notizia la colloco tra luglio e settembre 2016 e comunque non ad agosto in quanto ero in ferie».

Indagini prorogate di altri sei mesi
Intanto i pubblici ministeri hanno notificato richieste di proroga delle indagini preliminari per i vari indagati del maxi procedimento. In ballo ci sono tre filoni. Il primo è sulla fuga di notizie, ossia la «catena di comunicazione all’interno della struttura gerarchica dell’Arma» che ha consentito all’ex ad di Consip Marroni di rimuovere tutte le microspie dagli uffici della Centrale acquisti. È stato lo stesso manager a chiarire ai pm di aver saputo dell’indagine dal ministro Lotti e dal comandante della Legione Toscana Emanuele Saltalamacchia. Per questo i due sono indagati in concorso con l'ex comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette e con il presidente di Publiacqua Filippo Vannoni (Luigi Ferrara, ex presidente di Consip, indagato per false dichiarazioni ai pm).
Il secondo «attiene alla natura degli accordi illeciti» tra l’imprenditore Alfredo Romeo, Tiziano Renzi, Carlo Russo e l’ex politico Italo Bocchino. Risulta coinvolto anche Domenico Casalino, ex ad di Techno Sky spa (controllata da Enav). L’ultima tranche dell’inchiesta che la Procura intende definire, riguarda la sospetta turbativa di un appalto per Grandi Stazioni spa. Per questa commessa sono stati indagati l’ad Silvio Gizzi e il dirigente di Consip Francesco Licci.

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