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Se le banche tornano a raccontare una storia positiva per l'economia

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Se le banche tornano a raccontare una storia positiva per l'economia

Anche nel “confessionale” della Bce e delle rispettive banche centrali nazionali, dove dire la verità è un obbligo, le banche raccontano finalmente una storia positiva per l'economia. I risultati dell'ultima indagine sul credito bancario nell'area dell'euro evidenziano il fatto che nell'intera eurozona la ripresa è robusta e suggeriscono che anche il sistema creditizio nutre una crescente fiducia nelle prospettive dell'economia reale.

Domanda di credito “sana” e discretamente forte
La domanda netta di credito per investimenti fissi, in particolare, sembra essere risalita in questo primo scorcio dell'anno al livello più elevato dal primo quadrimestre del 2007. E questa intonazione davvero positiva si ritrova anche nei dati delle banche italiane, raccolti, nell'ambito della Lending survey, da Bankitalia. Si tratta di una domanda di credito “sana” e discretamente forte, coerente con quelle stime che perfino un previsore tradizionalmente arcigno come il Fondo monetario internazionale formula per il nostro paese, quando parla per il 2018 di una crescita dell'1, 4 per cento. Non a caso, anche se nel quarto trimestre del 2017 le condizioni dell'offerta di credito sono rimaste invariate, le banche si aspettano, in questa prima parte dell'anno, di tornare ad allentarle leggermente, in particolare nei mutui alle famiglie ma anche in quelli alle imprese.

Diminuisce l'effetto di asfissia creditizia
L'indagine rimanda inoltre l'immagine di un sistema creditizio che nell'intera Eurozona ha rafforzato la propria situazione patrimoniale. Per quel che riguarda l'Italia, del resto, mentre si va riducendo l'effetto di asfissia creditizia esercitato dai crediti deteriorati (il flusso dei nuovi prestiti cattivi sul totale dei finanziamenti , in base agli ultimi dati di via Nazionale viaggia a un +1,7%, sotto il livelli pre-crisi), per i gruppi bancari significativi il capitale di migliore qualità (Cet1) è risalito al 13,2 per cento delle attività ponderate per il rischio, mentre il rendimento del capitale e delle riserve (Roe) è tornato al 9 per cento. Appare dunque assodato che la cura a base di Qe e di politica monetaria ultra-accomodante sta funzionando, così come si stanno rivelando efficaci le scelte di politica creditizia, fatte per mettere in sicurezza il sistema. Restano le raccomandazioni che tutti i previsori interni e internazionali fanno al nostro Paese, alla vigilia delle elezioni: non abbandonare la strada delle riforme che hanno contribuito a determinare questo miglioramento del panorama economico. Compromettere la ripresa con politiche poco credibili sarebbe più che un delitto: sarebbe un errore.

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