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Il «road show» di Gentiloni per assicurare la stabilità del Paese

L'Analisi|Gentiloni a Davos

Il «road show» di Gentiloni per assicurare la stabilità del Paese

Nel suo stile pacato ha snocciolato i numeri di come l’Italia negli ultimi due anni è migliorata, in economia prima di tutto. Paolo Gentiloni dal palco di Davos non lancia promosse roboanti e rivendica successi clamorosi, ma chiarisce bene qual è lo stato di salute della nostra economia, certificato dal Fondo Monetario proprio al World Economic Forum.

Uno stato non passeggero, ma con concrete condizioni di stabilità. Una situazione che tuttavia si deve misurare con le prossime elezioni, alle quale manca poco più di un mese («tra mezz'ora, tra quaranta giorni si vota», dice scherzando dal paco all'inizio del suo speech).

Sono le riforme il piatto che viene presentato con più decisione, riforme che hanno fatto riprendere l'occupazione e dato stabilità ai conti pubblici, frutto del lavoro del suo governo e di quello di Matteo Renzi, che cita. Non è uno spot politico («Non sono venuto a fare campagna»), ma non evita di affrontare i temi elettorali: «La competizione è aperta ma spero non prevalgano le istanze è populiste».

Il messaggio della due-giorni del premier in mezzo alle nevi svizzere – accompagnato da un discreto gruppo di manager italiani, pubblici e privati – è che l'Italia è un paese stabile e affidabile, è lo resterà («not whatever…» puntualizza) anche dopo le elezioni, soprattutto nei suoi fondamentali di economia e di politica estera. Già la stabilità. Interrogato pubblicamente sui rischi di instabilità post-voto del 4 marzo, Gentiloni non si lascia sorprendere: «È vero che negli ultimi decenni molti governi si sono succeduti in Italia, ma guardandomi attorno ora posso dire che non è solo una specialità italiana… sto scherzando..».

Economia, quindi, ma non solo: il dossier-migrazioni – oggetto di un confronto svoltosi poco prima con il premier greco Alexis Tsipras – è molto importante e sentito, nei rapporto sia nord-sud che all'interno dei paesi europei. Anche qui i dati sono molto significativi: nella seconda metà del 2017 gli arrivi dal Mediterraneo Centrale sono scesi del 70%, frutto di una politica complessiva d'intesa con l'Europa e con la Libia.

Ma l'obiettivi di medio lungo termine dell'Italia (ma anche della Ue) è accompagnare il passaggio a una immigrazione fatta di flussi regolari e numericamente inferiore ai picchi della scorsa estate, spazzando via assieme agli atri paesi alleati il controllo da parte delle organizzazioni criminali: «L'Italia continua a salvare vite in mare ed è orgogliosa di questo. Vogliamo continuare a farlo. Non chiuderemo i porti ai migranti».

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