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Dossier Berlusconi: «Pensioni, resta quota 67 con eccezioni…

Dossier | N. 94 articoliElezioni 2018-Ultime notizie, interviste e video

Berlusconi: «Pensioni, resta quota 67 con eccezioni limitate»

Silvio Berlusconi è convinto della vittoria del centrodestra, assicura che la condotta del futuro governo sarà all’insegna della «responsabilità» e «basata sui valori del Ppe». Il leader di Fi, rilancia Antonio Tajani per la premiership e conferma di voler rispettare gli impegni con la Ue, anche grazie alle sue ricette su debito e fisco. Quanto alle pensioni manda un messaggio chiaro: «Per evitare gravi effetti sui conti previdenziali» va confermata l’età di 67 anni, tranne che «in alcuni casi» e «per un periodo di tempo limitato».

Bene la riforma Trump del Fisco Usa
Prima ancora di addentrarci nei numerosi temi di questa campagna elettorale, inevitabile un commento sulle parole di Donald Trump che ha appena concluso il suo intervento a Davos. «Il protezionismo è sempre un metodo sbagliato, che penalizza prima di tutto i consumatori dello stesso paese che lo applica. Può favorire la crescita nel breve periodo, ma si tratta di una crescita drogata e destinata a esaurirsi presto. Da questo punto di vista la signora Merkel ha perfettamente ragione. Mi pare però che il presidente Trump abbia espresso una posizione articolata, parlando di commercio mondiale libero e aperto, ma anche giusto ed equo. Sono concetti giusti, bisognerà vedere come si traducono in concreto». Silvio Berlusconi è invece molto favorevole alle misure fiscali del presidente Usa «che stanno già avendo un positivo effetto di stimolo sull’economia americana. Mi auguro che applichi questa stessa visione liberale al commercio internazionale».

Che impressione ha ricavato dai suoi colloqui a Bruxelles della posizione dell’Italia anche con riferimento al rinnovato patto franco-tedesco?
Ho trovato grande attenzione, cordialità personale, simpatia per l’Italia, ma soprattutto l’attesa per un governo stabile e autorevole che consenta all’Italia di tornare a svolgere un ruolo importante in Europa. Ho spiegato a Bruxelles che l’Italia con il nostro governo sarà un paese fortemente caratterizzato in senso europeista, ma proprio per questo impegnato a trasformare il processo di integrazione europea in un senso più coerente con i nostri ideali e i nostri interessi e proprio per questo motivo più vicino all’ispirazione dei padri fondatori: un grande spazio di libertà che appartiene ai popoli, non ad oligarchie tecnocratiche, basato sulle radici greco-romane e giudaico-cristiane, fondato su valori condivisi e quindi capace di una politica estera e di difesa comune.

Comunque vada, Forza Italia sarà decisiva nella prossima legislatura e nel governo. Lei ha definito Antonio Tajani un’ottima scelta per la premiership: è un messaggio per rassicurare i partner europei preoccupati forse dalle posizioni anti Ue di Salvini?
Ho risposto a una domanda, non ho dato un’indicazione. Ovviamente Antonio Tajani sarebbe un eccellente Presidente del Consiglio, ha l’esperienza, l’autorevolezza e i rapporti internazionali giusti per ricoprire quella carica. Al di là del nome dei premier, comunque, Forza Italia sarà la componente trainante della coalizione di centro-destra che vincerà le elezioni politiche. Questo significa la garanzia di una condotta di governo coerente, competente e responsabile, basata sui valori del Partito Popolare Europeo che con orgoglio rappresentiamo in Italia.

Lei ha detto nei giorni scorsi di voler rispettare il vincolo del 3% ma Salvini non sembra molto d’accordo...
Direi che parliamo di un falso problema: l’Italia rispetterà il 3% non solo perché non è mia abitudine venire meno alla parola data, ma soprattutto perché non avremo alcun bisogno di superare quel livello di deficit. Una riduzione della pressione fiscale significativa ma estremamente attenta agli equilibri di bilancio, liberando risorse, contribuirà finalmente ad avvicinare i tassi di crescita potenziali italiani a quelli medi europei. Ne trarranno giovamento in termini strutturali anche i conti pubblici e non sarà più necessario, come è accaduto di recente, rinviare di anno in anno gli obbiettivi di finanza pubblica.

Presidente lei ha prospettato una riduzione del debito portandolo al 100% del Pil in cinque anni. Obiettivo ambizioso, ci spiega come intendete realizzarlo?
Prima di tutto attraverso la crescita, come è normale in un’economia sana, fiscalmente non oppressiva, capace di suscitare investimenti e consumi. Inoltre, vareremo un grande piano di privatizzazioni i cui utili non saranno destinati ad alimentare la spesa corrente, ma esclusivamente all’abbattimento del debito.

L’aliquota del 23% proposta da Forza Italia per la flat tax sarà l’obiettivo o il punto di partenza? E come garantirete la copertura?
Voglio chiarire una cosa: a regime, la flat tax non sarà un costo e quindi non avrà bisogno di coperture. La storia economica lo dimostra; in altri paesi una forte riduzione delle aliquote ha portato in un quinquennio ad un forte aumento del gettito fiscale. È successo nell’America degli anni ’60, quando a tagliare le tasse furono Kennedy e Johnson, e poi di nuovo negli anni ’80 con Reagan. Perché in Italia non dovrebbe funzionare ciò che ha funzionato negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, ed anche - in forme diverse - ad Hong Kong, nella Federazione Russa, di recente in Irlanda? Naturalmente sappiamo che l’aumento del gettito non sarà immediato, e quindi per il primo o il secondo anno l’aliquota della flat tax sarà fissata ad un livello che consentirà di non aumentare il deficit, in base alle coperture più che adeguate che abbiamo previsto: lo sfoltimento della giungla di detrazioni ed esenzioni che accompagnerà l’introduzione del nuovo sistema fiscale e l’emersione del sommerso, favorita proprio dalla semplicità e dalla convenienza del nuovo sistema fiscale. La soglia del 23% è un livello di partenza: quando la flat tax darà i risultati che ci aspettiamo, favorendo la crescita del Pil, sarà possibile ridurre ulteriormente quest’aliquota.

Sulle pensioni Forza Italia ha fatto mettere nel programma della coalizione che le correzioni alla legge Fornero dovranno essere economicamente sostenibili. Ritiene possibile anticipare l’accesso alla pensione rispetto agli attuali 67 anni attualmente previsti?
Solo in alcuni casi, individuati con equità, e per un periodo di tempo limitato. Ciò non stravolgerebbe i conti dell’Inps e non avrebbe naturalmente i gravi effetti sui conti previdenziali che si determinerebbero se invece si abbassasse l’età di accesso alla pensione per sempre e per tutti. Si tratta di tutelare i lavoratori che sono stati discriminati dai criteri rozzi e frettolosi adottati dalla Legge Fornero, che hanno sconvolto improvvisamente le attese e i programmi di vita di tante persone e messo in grave difficoltà i lavoratori più anziani, che non sono più in condizioni di lavorare, e che invece sono lasciati a carico delle aziende oppure senza reddito.

E sul lavoro, in particolare dei giovani?
In prospettiva, sarà la crescita, favorita dalla nostra politica di tagli fiscali, a risolvere o ridimensionare questo problema. Però oggi occorrono provvedimenti immediati: non posso tollerare di vivere in un paese nel quale per i ragazzi un lavoro stabile è soltanto un bel sogno. Per questo prevediamo uno sgravio fiscale e contributivo totale per i primi sei anni per le aziende che li assumano con contratti a tempo indeterminato.

Quale sarà il primo provvedimento del governo di centrodestra?
Più che di un singolo provvedimento, parlerei di un pacchetto di misure da approvare prima dell’estate: la flat tax, e contemporaneamente le misure per aggredire subito la povertà e la disoccupazione: il reddito di dignità, per chi è al di sotto di una certa soglia di reddito, una sorta di imposta negativa sul modello di quella pensata da Milton Friedman, e l’aumento immediato delle pensioni più basse a 1000 euro per tutti, comprese le casalinghe che non hanno mai potuto versare contributi: sono le nostre mamme ed hanno diritto ad una vecchiaia serena e dignitosa.

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