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La lente di Bankitalia sulle politiche per la produttività

Occasional paper

La lente di Bankitalia sulle politiche per la produttività

Palazzo Koch
Palazzo Koch

La bassa (se non decrescente) produttività che ha frenato l'economia nazionale prima e durante la grande crisi è finalmente entrata nei mirino del legislatore. E le riforme varate dalla seconda metà del 2011 in avanti hanno aggredito alcuni dei fattori chiave che limitano la crescita potenziale. Dal Job act alle tante misure a sostegno dell'innovazione e degli investimenti in tecnologia (tax credit, patent box, Industria 4.0), dagli incentivi alla ricapitalizzazione (Ace) e la crescita dimensionale delle imprese, fino alle nuove forme si sostegno e finanziamento delle start up. È lungo l'elenco delle politiche per la crescita citato nell'Occasional paper n. 422 pubblicato ieri da Bankitalia con il titolo “La crescita della produttività in Italia: la storia di un cambiamento al rallentatore”.

MIsure che vanno nella giusta direzione - spiegano gli analisi di Bankitalia - che sono in piena fase attuativa e per le quali - si legge nelle conclusioni del lavoro - male non farebbe una attenta valutazione d'impatto effettuata da autorità indipendenti anche sulla base delle migliori pratiche internazionali.
Si tratta di politiche che producono effetti nel medio-lungo periodo e che dovrebbero essere supportate ben oltre l'orizzonte di una legislatura e difese dal rischio politico di un arretramento. Misure - aggiungono ancora gli analisti - che andrebbero completate rimuovendo i disincentivi fiscali e regolatori che ancora vincolano l'ingresso al mercato di nuove imprese e la loro crescita.

La direttrici lungo cui questo processo di riforma deve proseguire sono almeno quattro: infrastrutturazione digitale e istituzionale per rendere più efficiente e attrattivo il contesto economico per fare impresa; una pubblica amministrazione e un sistema giudiziario più efficienti (oggi ammonta a 1,7 punti di Pil il costo annuo che le imprese devono sostenere per lavorare con la Pa; un sistema di relazioni industriali decentralizzato e capace di premiare la produttività; un sistema scolastico in grado di fornire le competenze più richieste dall'attuale dinamica d'impresa.

L'Occasional paper offre un'ampia serie di approfondimenti analitici sulle dimensioni strutturali del gap di produttività nazionale rispetto agli altri competitors. E ricorda, tra l'altro, che dopo la “decade perduta” del pre-crisi, negli anni della doppia recessione (2007-2013) la Total factor productivity italiana ha perso quasi un punto percentuale contro il -0,2% della Francia e il -0,1% della Germania. Programmi elettorali alla mano, è una lettura consigliata a tutti i policy maker.

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