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Più poteri a Bankitalia, bad bank per gli Npl

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Più poteri a Bankitalia, bad bank per gli Npl

L’aria che si respira alla vigilia dell’Ufficio di presidenza della Commissione d’inchiesta sulle sette crisi bancarie non è buona. E oggi sarà difficile un voto a maggioranza molto larga sulla relazione conclusiva con le proposte di aggiornamento delle regole che presiedono il sistema di vigilanza e controllo sul credito e la tutela del risparmio. Il documento messo a punto ieri è articolato in 26 punti e contiene molte delle proposte avanzate dai vari gruppi. Verrà esaminato ancora stamane, dalle nove, da un Ufficio di presidenza allargato. Poi, a mezzogiorno, si riunirà la Commissione al gran completo. LeU ha già detto che presenterà un documento separato e M5S sembra orientato a non votare il testo unitario perché, come ha detto ieri Carlo Sibilia, «è troppo annacquato e manchevole di alcune delle nostre proposte più importanti». Solo oggi si saprà come voteranno Fi e Pd.

Nel testo predisposto dall’Ufficio guidato da Pier Ferdinando Casini non mancano proposte di assoluto rilievo. C’è, per esempio, l’attribuzione di maggiori poteri investigativi alla Banca d’Italia, in pratica riconoscendo gli stessi che ha Consob e quindi la possibilità, tra l’altro, di utilizzare la polizia giudiziaria per le perquisizioni. Si indica, poi, la possibilità di un passaggio al modello “twin peaks” per la vigilanza, ossia un’organizzazione per finalità rispetto a quello attuale che è un ibrido tra vigilanza settoriale e per finalità. E si chiede di garantire un maggiore scambio d’informazioni tra tutte le Autorità di vigilanza. Per regolare il fenomeno delle “porte girevoli”, ovvero il passaggio da un’autorità di vigilanza a un soggetto vigilato, si parte poi dal “periodo di blocco di tre anni” ora previsto dalla legge anticorruzione (M5S chiedeva almeno 6 anni di “quiet period”). E per la gestione degli Npl c’è la proposta di costituzione di un organismo pubblico di gestione delle attività deteriorate (Bad bank) almeno a livello nazionale, sulla base di un framework europeo. Mentre per quel che riguarda la riforma del diritto penale dell’economia si va dalla definizione per legge del luogo di commissione dei reati di aggiotaggio al fine di determinarne la competenza per territorio fino alla creazione di Procure distrettuali per i reati finanziari e di una Procura nazionale di coordinamento. Sul fronte della tutela del risparmio, poi, c’è la previsione di attribuire a Consob maggiore potere regolamentare su questionari della profilatura e della valutazione di adeguatezza prevista dalla Mifid nonché di determinazione di limiti al taglio minimo per strumenti finanziari rischiosi.

Infine, c’è un’indicazione per eventuali nuove misure di ristoro per le vittime delle crisi bancarie e la proposta di introdurre maggiori vincoli all’operatività per gli specialisti in titoli di Stato e il potenziamento della funzione di risk management al Tesoro. In teoria non dovrebbero esserci molti punti di frizione, si faceva notare ieri sera, ma tra le variabili che potrebbero influire nella decisione di alcuni gruppi di non appoggiare oggi una relazione condivisa potrebbero subentrare motivi più strettamente legati agli equilibri della campagna elettorale.

Se non ci sarà un convergenza sul testo proposto si seguirà il Regolamento del Senato e ogni gruppo presenterà un proprio documento.

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