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Braccialetti Amazon, Calenda assicura: «Mai in Italia»

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incontro al mise

Braccialetti Amazon, Calenda assicura: «Mai in Italia»

«Ho spiegato che gli unici braccialetti che facciamo in questo paese sono quelli che produce la nostra gioielleria. Gli ho spiegato, e loro del resto hanno capito, che una cosa come quella, che non è in uso ma è stata brevettata in Italia non ci sarà mai». Lo ha detto il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda al termine dell'incontro a Roma, al Mise con una delegazione di Amazon guidata dal vice presidente “european operations” Roy Perticucci. Sta suscitando molte polemiche infatti il braccialetto elettronico brevettato dal colosso dell’e-commerce di Seattle, in grado di controllare i movimenti dei lavoratori. I braccialetti emettono infatti impulsi sonori ultrasonici e trasmissioni radio, che vengono poi captati da un sistema ricevente in grado di conoscere dove sono le mani dei lavoratori.

Garante privacy: bracciale in contrasto con regole
L’ipotesi sul braccialetto elettronico brevettata da Amazon, «se così fosse sarebbe in contrasto con
l'ordinamento in materia di protezione dati non solo in Italia ma anche in Europa» ha detto il Garante della privacy Antonello Soro a Radio Radicale. «In questo caso - ha aggiunto -
sembrerebbe quasi che i giganti che operano nell'economia digitale pensino già di robotizzare l'uomo: è una direzione sbagliata perché non può esserci progresso e innovazione che non abbia come fondamento l'uomo».

Amazon: su braccialetti speculazioni fuorvianti
Diversa la posizione di Amazon, che ha parlato di «speculazioni fuorvianti» riguardo l’utilizzo del brevetto dei braccialetti per i dipendenti. «Ogni giorno, in aziende in tutto il mondo, i dipendenti utilizzano scanner palmari per il controllo dell'inventario e per spedire gli ordini. Questa idea, se e quando dovesse essere implementata in futuro - spiega l'azienda - verrà fatta nel pieno rispetto delle leggi e delle norme, con il solo obiettivo di migliorare il lavoro di ogni giorno dei nostri dipendenti nei centri di distribuzione. Muovendo le attrezzature verso i polsi dei dipendenti, le mani vengono liberate dall'utilizzo degli scanner e gli occhi non devono più guardare lo schermo. Tutte le tecnologie che abbiamo implementato fino a oggi hanno contribuito al miglioramento delle condizioni di lavoro nei nostri centri di distribuzione».

Calenda: bene investimenti, ma cura qualità lavoro
Fatto sta che il ministro Calenda, al termine dell’incontro odierno con una delegazione di Amazon ha sottolineato la necessità di prestare adeguata attenzione alla qualità del lavoro. «Abbiamo fatto un punto sui nuovi investimenti, di cui siamo contenti - ha dichiarato il responsabile del Mise - a patto che la cura principale che devono avere è la cura della qualità del lavoro e del personale e su questo loro hanno dato un impegno». «Credo che anche l’incontro con Poletti per far ripartire il dialogo con i sindacati sia importante», ha aggiunto Calenda, per il quale «gli investimenti non possono rappresentare da soli l’obiettivo ma devono prevedere la qualità del lavoro e non solo la quantità»

Poletti incontra manager: posizioni più chiare
Questa mattina, il ministro del lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti, e la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, Paola De Micheli, hanno incontrato una delegazione di Amazon guidata sempre dal vice president european operations, Roy Perticucci. «L’incontro, che si è svolto in un clima
costruttivo - spiega una nota del ministero - ha consentito di comprendere meglio le dinamiche, le relazioni interne all'azienda e le specificità dei modelli
organizzativi, rendendo così più chiare le posizioni di tutte le parti coinvolte». Al termine dell'incontro - prosegue la nota - «Amazon ha dichiarato la propria disponibilità a riprendere il confronto con le organizzazioni sindacali a livello
territoriale. Il Governo, anche attraverso il Prefetto di Piacenza, continuerà a lavorare per supportare questo dialogo».

Ministero Lavoro: Jobs act non autorizza controlli distanza
Il ministero del Lavoro, sempre in una nota, ha replicato alle affermazioni del leader M5s Luigi Di Maio per il quale «se in Italia si possono mettere dispositivi sui lavoratori per controllarli è grazie al Jobs act». Affermazioni che per il ministero «non rispondono alla verità dei fatti», dal momento che il Jobs act «ha adeguato la normativa contenuta nello Statuto dei lavoratori, risalente al 1970, alle innovazioni tecnologiche nel frattempo intervenute». Le nuove norme «non hanno dunque “liberalizzato” i controlli», ma hanno «atto chiarezza circa il concetto di “strumenti di controllo a distanza” ed i limiti di utilizzabilità dei dati raccolti attraverso questi dispositivi, in linea con le indicazioni che il Garante della Privacy ha fornito negli ultimi anni». Inoltre, prosegue la nota, «la disposizione ha previsto che, in ogni caso, questi strumenti possano essere adottati esclusivamente previo accordo
sindacale o autorizzazione dell'Ispettorato territoriale del Lavoro o del Ministero»

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