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Nel programma Pd "patente fiscale" a punti: vantaggi a chi paga le tasse

Matteo Rebzi presenta il programma del  Pd all'Opificio Golinelli a Bologna (Ansa)
Matteo Rebzi presenta il programma del Pd all'Opificio Golinelli a Bologna (Ansa)

Una «patente fiscale a punti» con una serie di «vantaggi, tributari e non» per chi paga correttamente le tasse. È una delle proposte del programma Pd, presentato oggi a Bologna dal segretario Matteo Renzi, che punta anche ad arrivare a «30 miliardi» nella lotta all'evasione e a introdurre «un modello fiscale che valorizzi il contrasto d'interesse, nella logica veicolata dal messaggio 'scaricare tutto, scaricare tutti'». Tra le misure fiscali ipotizzate anche detrazione Irpef da 240 euro al mese per le famiglie con figli a carico, l'estensione degli 80 euro a partite Iva e autonomi e un nuovo calo di Ires e Iri (rinviata di un anno con l'ultima manovra) al 22 per cento.

All'Opificio Golinelli di Bologna Renzi ha illustrato le proposte dem per le prossime elezioni insieme a Tommaso Nannicini, responsabile del programma, tra le quali c'è anche quella di estendere la misura degli 80 euro per ogni figlio fino a 18 anni. E ha parlato anche della polemica sui vaccini tra Raggi e Lorenzin: «Usare il tema in campagna elettorale è inciviltà», ha detto.

«Misura universale da 240 euro al mese per i figli»
Per le famiglie il Pd propone «una misura fiscale unica (in grado di raggiungere anche gli incapienti sotto forma di assegno) che preveda 240 euro di detrazione Irpef mensile per i figli a carico fino a 18 anni e 80 euro per i figli fino a 26 anni». La proposta, scritta nel programma, ha un costo di 9 miliardi e varrà «per tutti, da zero fino a 100mila euro l'anno». Inoltre, si propone «uno strumento triennale di 400 euro al mese per ogni figlio fino ai 3 anni», per nido o baby sitter, misura che vale 1,1 miliardi.

«Obiettivo Pil sopra +2%»
Abbiamo iniziato a governare con un Pil stabilmente negativo, -2%, ora è a +1,6%: vogliamo una crescita superiore al 2%, ritornando alla filosofia che aveva ispirato Maastricht», ha detto Renzi durante la presentazione del programma. Aggiungendo che proseguirà il lavoro per «stabilizzare il rapporto debito/pil»: «Ai tempi dell'Ulivo - ha detto - era arrivato al 100% poi è cresciuto in modo incredibile. Vogliamo riportarlo da 132 a 100 in un decennio».

«Puntiamo a 24 milioni di occupati»
«Quando abbiamo iniziato a governare c'erano 22 milioni di occupati - ha continuato il segretario dem - ora siamo a quota 23 milioni .Vogliamo arrivare a 24 milioni, non è un progetto campato in aria. Quando abbiamo iniziato a governare la disoccupazione era sopra il 13%, l'obiettivo è scendere sotto il 9% nella prossima legislatura. Non diciamo piena occupazione, non raccontiamo film che non esistono - ha sottolineato - sulla disoccupazione giovanile vogliamo scendere sotto il 20%». «In un Paese normale - ha aggiunto - ci piacerebbe ci fosse il riconoscimento delle riforme fatte. Una volta diradata la nebbia dell'odio ideologico emergerà quello che è accaduto. Comunque nessuno ci toglierà la fame di futuro».

Renzi: «Reddito cittadinanza è incentivo a licenziare»
«Non spareremo cifre a caso come 100 mld per il reddito di cittadinanza. Noi diamo incentivi per assumere. Il reddito di cittadinanza è un incentivo per licenziare». Così il segretario Renzi ha parlato di una delle proposte economiche portata avanti da M5S. Ma anche della flat tax, cavallo di battaglia del centrodestra: che senso ha «abbassare le tasse ai miliardari? - dice Renzi - Perché abbassare le tasse a chi guadagna tanti soldi e non a chi fatica ad arrivare alla fine del mese?».

«Cento cose concrete e impegni realizzabili
Renzi ha spiegato che ci saranno «tre versioni del programma». Una per " nerd" da una sessantina di pagine, «un malloppo per tutti quelli che vorranno entrare nei singoli punti»■, una seconda versione più sintetica da 15 pagine e una terza «proposta fatta di 100 piccoli passi in avanti per l'Italia, piccole cose concrete, impegni realizzabili e facciamo partendo da 100 cose che abbiamo fatto».

Amazon, si dà colpa a Jobs Act anche per scelteaziendali
Renzi ha parlato anche del caso Amazon - e delle polemiche sul braccialetto elettronico per i dipendenti, facendo notare che in questa campagna elettorale «per quanto riguarda il mercato del lavoro, qualcuno ha detto che è colpa del Jobs Act perfino se si è aperta una polemica sulla scelta di un'importante multinazionale». «Si dà la colpa al Jobs Act di tutto, ha aggiunto.

Su evasione fiscale risultati straordinari
«Vi prego di andare a rivedere i dati sull'evasione fiscale in questa campagna elettorale che disperatamente deve essere riportata alla realtà» ha detto poi Renzi, spiegando che «sono dati incredibili: siamo passati da qualcosa come 10 mld di euro nel 2010 di recupero a oltre 20 mld lo scorso anno». «Perché? Perché abbiamo incrociato le banche dati. Qui sta la differenza tra chi fa e chi soltanto parla», ha detto.

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