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La buonuscita frena i contratti a termine

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La buonuscita frena i contratti a termine

Il Pd conferma di voler proseguire sulla strada della riduzione del cuneo: la proposta, contenuta nel programma elettorale in vista del 4 marzo, è un taglio di un punto l’anno per quattro anni per ogni nuovo contratto stabile a tutele crescenti, in modo che, alla fine della prossima legislatura, il costo dei contributi si fermi strutturalmente al 29% (e non al 33% - ogni punto di cuneo in meno su nuovi rapporti a tempo indeterminato costa all’inizio circa un miliardo di euro, fino ad arrivare, nel tempo, a 2,6 miliardi).

Se da un lato si prova a rendere più conveniente per le aziende il ricorso al contratto permanente, dall’altro lato, però, si fa (parziale) retromarcia sui rapporti a termine, dopo che, a dicembre, ci si oppose al “blitz” in legge di Bilancio (dove si voleva smontare il decreto Poletti). Sui rapporti temporanei, ora, si prospetta un forte aggravio di costi, ipotizzando l’introduzione di una «buonuscita compensatoria» che l’imprenditore è tenuto a pagare al lavoratore che non viene stabilizzato («in maniera proporzionale alla durata cumulata dei contratti a tempo determinato che ha avuto»). L’obiettivo, agendo sulla sola leva economica (non si parla infatti di reintrodurre le causali o di ridurre le durate dei rapporti, oggi massimo 36 mesi) è quello di frenare la forte crescita dei contratti a termine, specie negli ultimi mesi. Sul «salario minimo universale», dopo gli annunci roboanti delle settimane scorse, si fanno due precisazioni: sarà fissato, “non dall’alto”, ma da una commissione indipendente aperta anche alle parti sociali; e le imprese saranno, poi, vincolate a usarlo «solo in assenza di un Ccnl». Più interessante l’idea di estendere il welfare di secondo livello al settore pubblico (in funzione di leva per far crescere la produttività).

Le altre due proposte “dem” sul lavoro sono la previsione di un diritto soggettivo alla formazione permanente; e ulteriori misure a favore dei lavoratori autonomi. Sul primo aspetto, si indica la creazione di un conto personale formazione per un monte ore minimo di 150 ore, che varrà per tutta la vita lavorativa. Si aprirà a 18 anni con una dote iniziale versata dallo Stato, alimentata poi dall’attuale contribuzione. Sugli autonomi, invece, oltre agli 80 euro (come per i subordinati), si propone un ammortizzatore ad hoc nei casi di «significativi cali di reddito».

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