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Pensioni, uscita possibile a 63 anni

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Pensioni, uscita possibile a 63 anni

Garantire ai giovani dell’era “contributiva”, con un minimo di 20 anni di contributi versati, una pensione futura di “garanzia” di almeno 750 euro mensili da far lievitare di 15 euro al mese per ogni anno in più di contribuzione fino a un massimo di mille euro. E consentire a chi ha compiuto 63 anni, e con specifici requisiti contributivi, l’uscita dal mercato del lavoro facendo leva sugli strumenti flessibili introdotti negli ultimi due anni, in forma potenziata e permanente, come i redditi-ponte. L’Ape dovrà diventare strutturale sia nelle versioni “volontaria” e “aziendale” sia in quella “sociale”, che dovrà essere estesa al lavoro autonomo, ai disoccupati provenienti da lavori a tempo determinato e a nuove categorie di lavoro gravoso. E dovrà essere accompagnata da una nuova “opzione donna” (pensionamento anticipato con il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno) per le lavoratrici con almeno 35 anni di contributi e 63 anni di età. Sono questi i pilastri su cui poggia il pacchetto previdenziale del programma Pd.

I democratici scelgono una strategia completamente diversa da quelle, costose, proposte dal centrodestra e dal M5S, che intendono azzerare la legge Fornero e, nel caso di Forza Italia, introdurre una pensione minima di mille euro. Il piano del Pd, nella fase iniziale, ha un costo (non ancora stimato ufficialmente) di circa 1,5-1,7 miliardi l’anno sulla falsariga di quello della legge di bilancio per il 2017 (poi cresce nel medio periodo) e ha l’obiettivo di superare le rigidità nella fase di pensionamento introdotte dalle ultime riforme (Maroni, Sacconi, Fornero) senza scardinarle e compromettere il quadro di stabilità finanziaria ottenuto ma aumentando l’equità del sistema. In quest’ottica si prevede di dare piena attuazione all’intesa con i sindacati del 2016 su “indicizzazione” e adeguamento dell’età pensionabile alla speranza di vita tenendo conto anche delle specifiche condizioni lavorative legate al diverso grado di usura. Si punta poi a potenziare la Rita (previdenza complementare) e a ridurre drasticamente tutte le forme di privilegio ingiustificate nei trattamenti finanziati dallo Stato (come i vitalizi).

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