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L'Inghilterra si invola nel finale: Italia battuta 46-15 ma non…

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L'Analisi|SEI NAZIONI

L'Inghilterra si invola nel finale: Italia battuta 46-15 ma non tutto è da buttare

Intendiamoci, un match del genere - dal 2000 a oggi - l'abbiamo raccontata ben più di una volta. Le variabili non mancano perché ogni match ha qualche aspetto caratteristico. Ma in uno sport spietato come il rugby, dove il più forte viene fuori prima o poi con regolarità quasi inscalfibile, è normale che la squadra meno dotata riesca a opporre una resistenza efficace e poi abbia un crollo nel finale. Questione di benzina che viene a mancare: serbatoio vuoto, per gli Azzurri, a un quarto d'ora dal fischio finale e gli inglesi ne hanno approfittato per scavare un fossato dove prima c'era un solco.

Il 46-15 con cui si è chiusa la partita è un punteggio severo, forse troppo. L'Italia, caso raro, ha prevalso sia nel possesso del pallone sia nella presenza nell'altrui metà campo: 52 a 48 per cento in entrambe le statistiche. Ha saputo combattere con coraggio sui punti d'incontro, concedendo il minimo ai panzer in maglia bianca. Ha vinto tutte le rimesse laterali a suo favore, addirittura rubandone una alle torri inglesi. Ha “scoperto” l'estremo Matteo Minozzi, 21 anni, un mingherlino a questi livelli (177 centimetri per 75 chilogrammi) che ha fatto venire più di un mal di testa agli avversari e non ha mancato una presa al volo.

Soprattutto, gli Azzurri hanno segnato due volte con azioni al largo, finalizzate non a caso dalle ali Benvenuti e Bellini. In particolare la prima marcatura è degna di salire su un ideale podio delle più belle mete dell'Italia nel Sei Nazioni.
Insomma, si potrebbe chiedere qualcuno, tutto ciò non basta? Sì e no. In prospettiva, magari, questa potrà essere ricordata come la partita in cui sono stati gettati semi importanti. Ma intanto dobbiamo fare i conti non solo con le due mete fatte ma anche con le sette messe sul tabellino dagli uomini di Eddie Jones. Che sono, giova ricordarlo, la seconda squadra al mondo ma hanno avuto il compito facilitato da alcuni fattori negativi espressi dai nostri: una eccessiva fallosità, in particolare con la mischia chiusa che ha terminato in calando, e una difesa a volte non adeguata dei trequarti, passati con troppa facilità.

Si è visto ad esempio nei primi 10 minuti in occasione delle due mete di Watson, quando c'erano magari problemi di assestamento ma non valeva, ammesso che possa valere, la scusante delle risorse fisiche al lumicino. Il dato complessivo dei placcaggi è significativo. A conferma di una mole di gioco non disprezzabile, ecco che i Bianchi sono stati chiamati a placcare molto più di noi: il fatto è però che ne hanno falliti 14 su 177, mentre l'Italia ne ha sbagliati 25 su 132.

Ora bisogna fare anche la conta dei feriti, a partire da capitan Parisse toccato duro al costato per proseguire con Budd e Boni, usciti per sospetta commozione cerebrale. Tra sei giorni è già ora di tornare in campo. Dalla seconda del ranking mondiale alla terza, l'Irlanda, per di più in casa sua. Servirà tutto, e per primo lo spirito di combattimento: quello che - come sempre - non è mancato ad Alessandro Zanni, osannato meritatamente a inizio partita per la centesima presenza con la Nazionale.

LA PARTITA
Italia-Inghilterra 15-46 (primo tempo 10-17). Per l'Italia: 2 mete (Benvenuti, Bellini), 1 calcio piazzato (Allan), 1 trasformazione (Allan). Per l'Inghilterra: 7 mete (Watson 2, Simmonds 2, Farrell, Ford, Nowell), 1 calcio piazzato (Farrell), 4 trasformazioni (Farrell). Calci Fermi: Allan 2 su 3; Farrell 5 su 8.

SEI NAZIONI - PRIMO TURNO
Risultati: Scozia-Galles 34-7; Francia-Irlanda 13-15; Italia-Inghilterra 15-46
Classifica*: Inghilterra e Galles 5 punti; Irlanda 4; Francia 1; Scozia e Italia 0
* Quattro punti per la vittoria, due per il pareggio, un punto di bonus alla squadra che segna almeno 4 mete e alla squadra che perde con uno scarto contenuto entro i 7 punti

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