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Dossier | N. 92 articoliElezioni 2018-Ultime notizie, interviste e video

Salvini: «In pensione dopo 41 anni, pace fiscale pagando il 15%»

Matteo Salvini è in volo verso Strasburgo, lontano da Macerata. Ma l’eco del raid razzista di quel Traini, candidato leghista in un piccolo comune marchigiano la primavera scorsa, è sempre molto forte. «Una Lega che simpatizza con l’estrema destra? Ma non scherziamo, uno squilibrato non può caratterizzare un movimento. A rappresentarci sono persone come Giulia Bongiorno e Alberto Bagnai che hanno deciso di candidarsi con noi perché condividono i nostri valori». Quanto ai rimpatri forzati dei 600mila clandestini rilanciati anche da Berlusconi, il leader del Carroccio non ha dubbi che «visti i soldi che diamo a diversi Paesi africani da cui provengono questi clandestini, un accordo per far tornare a casa i loro concittadini lo troveremo». Anche sulle ricette economiche, Salvini sembra avere poche incertezze. La copertura per «l’azzeramento della Fornero e la flat tax sarà garantita dalla pace fiscale», ovvero una rottamazione hard delle cartelle esattoriali, quello che un tempo si sarebbe chiamato un maxi condono: «Chi paga il 15% di quanto dovuto al Fisco è a posto».

Salvini lei continua a ripetere che vuole azzerare la Fornero. Berlusconi invece parla di correzioni che garantiscano l’equilibrio dei conti: ma ci vuole dire con cosa intende sostituirla? Quando ci vuole mandare in pensione?
Con 41 anni di contributi e comunque non oltre quota cento, che corrisponde alla somma tra età anagrafica e contributiva.

Solo le “eccezioni” per gli esodati sono già costate 11 miliardi, secondo l’Inps tornare al regime pre-Fornero costerebbe 15 miliardi l’anno: dove troverete le risorse?
Gli 80 euro di Renzi sono costati altrettanto.

Quindi cancellerete oltre alla Fornero anche gli 80 euro?
No quelli li manteniamo. Ma sulla Fornero nessun compromesso: vogliamo mandare in pensione gli anziani per fargli fare i nonni e lasciar spazio sul lavoro ai giovani.

Va bene, resta però il problema della copertura finanziaria senza la quale né la Ragioneria né la Ue daranno il via libera....
Questo è l’ultimo dei problemi visto che hanno detto sì a leggi di bilancio senza copertura!

E voi invece dove troverete le risorse?
Ci sono mille miliardi di cartelle esattoriali non riscosse, di queste il 50% sono ormai da ritenersi inesigibili, ma l’altra metà, ben 500 miliardi possono invece tornare utili. Noi puntiamo alla pace fiscale. A tutti i contribuenti che hanno cartelle esattoriali sotto i 100mila euro offriamo di chiudere le loro pendenze con il Fisco pagando il 15% di quanto dovuto. Secondo le nostre stime prudenziali potremmo avere tra i 40 e i 60 miliardi di gettito.

Insomma, un nuovo condono?
Non parlerei di condono perché altrimenti si tratterebbe di una misura una tantum, invece il 15% che paga chi oggi è in debito con il Fisco è lo stesso 15% che pagherà da domani grazie all’introduzione della flat tax.

Mi scusi Salvini ma questa pace fiscale i 40 miliardi li garantisce per un anno mentre sia la riduzione dell’età pensionabile che la flat tax sarebbero a regime: dove li trova ogni anno 40 miliardi?
Come avvenuto in tutti i Paesi dove si è introdotto un forte taglio fiscale, già dall’anno successivo si registra un forte aumento delle entrate grazie alla riduzione del sommerso e dell’evasione. Si tratta di rivoluzionare il rapporto tra contribuente e Fisco, che deve essere accanto alle imprese, aiutarle a crescere e non invece ostacolarle con ispezioni che durano 6 mesi e sanzioni che somigliano a un’estorsione. Inoltre per aumentare le entrate bisogna che il federalismo fiscale diventi realtà: l’applicazione dei costi standard in tutte le Regioni garantirebbe almeno 15 miliardi di euro aggiuntivi.

Ma lei davvero ritiene che un Paese che ha un debito superiore al 132% del Pil possa sostenere una manovra del genere?
Guardi che il debito è cresciuto per i tagli e la politica del rigore. Dal 2002 è aumentato di 900 miliardi mentre il reddito degli italiani si è ridotto di duemila euro. Quindi se vogliamo diminuire il debito dobbiamo fare esattamente l’opposto: reimmettere soldi nell’economia.

Chissà cosa ne penseranno a Bruxelles...
Noi rispetteremo le norme che ci permettono di crescere. Del resto anche il famoso 3% alcuni paesi europei lo ignorano da anni.

Pensa ancora a un referendum sull’euro?
Non lo abbiamo mai proposto, quella era una grillata (riferimento a Beppe Grillo, ndr), né sarebbe possibile visto che la nostra costituzione lo impedisce.L’euro è stato un errore ma ora c’è e dobbiamo cercare una soluzione. Anche preparandoci a una exit strategy perché chi ha guadagnato tanto da quella che è stata un’estensione del marco tedesco, domani potrebbe dire che il sistema della moneta unica va rivisto. E le avvisaglie non mancano.

Lei ha detto che vorrebbe riproporre in Italia la politica dei dazi di Trump: non crede che un Paese costretto, a differenza degli Usa, ad importare anche le materie prime e che ha nelle esportazioni un’importante voce del pil possa subire un contraccolpo?
Io non propongo dazi indiscriminati. E del resto l’Europa già li usa per 52 settori, dai pannelli solari alle bicilette. Ma ce ne sono altri come pelletteria, calzature, tessile e agricoltura che soffrono la concorrenza sleale dei paesi dell’oriente, che usano anche lavoro minorile, e della Turchia a cui abbiamo perfino regalato milirdi di euro. Ecco, con me al Governo ci faremo sentire.

Quindi è convinto che il premier sarà lei: ma chi vince nel centrodestra, chi ha il gruppo più numeroso o chi prende più voti?
È la stessa cosa perché prendere più voti significa avere più seggi.

Voi potreste avere più vittorie nei collegi uninominali del Nord mentre Fi potrebbe soffrire al Sud?
La ripartizione è avvenuta su scala nazionale quindi vale per tutti.

Salvini, lei nega che la Lega abbia aperto il partito a simpatizzanti di estrema destra come l’autore della sparatoria di Macerata: non ritiene che pagate la difficoltà di selezionare personale politico lontano dai confini “padani”?
Assolutamente no. Uno squilibrato non caratterizza un movimento. Abbiamo in lista Giulia Bongiorno e Alberto Bagnai che dimostrano quali siano le nostre identità.

Sui rimpatri dei clandestini Lega e Fi sono in piena sintonia. I numeri dicono però che tanto nei governi di centrodestra che in quelli di centrosinistra la percentuale dei rimpatri è molto bassa: come si supera lo stallo?
Facendo quello che fece Maroni nel 2011 con la Tunisia e quanto sta facendo ora la Svezia che ha annunciato un piano di rimpatrio per 80mila persone. Se ci riesce la Svezia possiamo farlo anche noi.

Renzi e Di Maio le ricordano che la guerra con la Libia e prima ancora il trattato di Dublino sono le cause dell’ondata di migranti.
Dublino fu sottoscritto nel 2003, quando gli sbarchi erano alcune migliaia e non centinaia di migliaia. E comunque a me del passato non importa, mi importa il futuro.

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