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Spreco alimentare, l’Italia migliora (ma butta via ancora lo…

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Spreco alimentare, l’Italia migliora (ma butta via ancora lo 0,6% del Pil all’anno)

Per convincere gli italiani a sprecare meno c’è voluta perfino una legge dello Stato. Ma, finalmente, i risultati si vedono: «Oggi - ha spiegato Silvia Velo (Pd), sottosegretario del ministero dell’Ambiente - in occasione della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, istituita per porre la giusta attenzione a quella che è una vera e propria piaga a livello nazionale e globale, noto con piacere che finalmente in Italia la tendenza a sperperare il cibo sta diminuendo». Da marzo a dicembre 2017 è stato fatto compilare a 430 famiglie di tutta Italia un diario quotidiano, in cui hanno annotato dettagliatamente il cibo sprecato, specificandone tipologia e quantità.

I risultati sono confortanti: nel 2016 si stimava uno spreco di cibo di 145 chili a famiglia e 63 chili a persona, mentre adesso il progetto “Reduce” promosso dal ministero dell’Agricoltura e dall’Università di Bologna ha quantificato lo spreco in 84 chili a famiglia e 36 chili a persona. «Passi avanti che in termini economici si traducono in 110 euro di risparmio annuo a persona», ha sottolineato il sottosegretario. Ancora molto però si può fare: basti pensare che a livello nazionale sprechiamo 2,2 milioni di tonnellate di cibo all’anno, per un costo complessivo di 8,5 miliardi di euro (lo 0,6% del Pil).

Dal 2016 in Italia è in vigore la legge Gadda (n. 166/2016) che prevede semplificazioni burocratiche e sgravi fiscali a favore di chi dona cibo per fini di solidarietà. Oltre a riconoscere il valore prioritario della donazione rispetto alla distruzione e ad ampliare la platea dei soggetti a finalità sociale, la legge ha introdotto alcune facilitazioni per le imprese: nessuna comunicazione preventiva (5 giorni prima) alle Entrate, ma solo consuntiva a fine mese per le donazioni e nessuna comunicazione per quelle di valore inferiore ai 15mila euro (prima il limite era di 5mila euro) o deperibili; distinzione netta tra “Termine minimo di conservazione” (Tmc, cioè prodotti che oltre una certa data sono ancora commestibili senza rischi per la salute) e data di scadenza, rendendo ora possibile la cessione gratuita di Tmc in tutta sicurezza; facoltà ai Comuni di ridurre la Tari alle imprese che documentano le donazioni.

Renzi: dal 2017 raddoppieremo lotta a spreco alimentare

Le misure anti-spreco non coinvolgono solo le imprese ma anche le famiglie: secondo il ministero dell’Agricoltura il 50% degli sprechi avviene ancora in casa. Ogni anno in Italia finiscono nella spazzatura 12 miliardi di alimenti. Per sensibilizzare le famiglie il ministero ha elaborato un decalogo delle azioni che ogni nucleo familiare può compiere quotidianamente per ridurre lo spreco alimentare: si tratta di consigli a volte persino banali ma evidentemente necessari, visti i numeri dello fenomeno in Italia. Con piccoli accorgimenti le famiglie possono risparmiare ed evitare di sprecare cibo.

Per esempio: consumando prima gli alimenti con una data di scadenza ravvicinata; mettendo il cibo nel giusto ripiano del frigorifero in modo che la corretta temperatura conservi meglio i prodotti; chiedendo la family bag o la doggy bag al ristorante o controllando cosa si ha in casa e cosa manca prima di andare al supermercato per la spesa. Secondo i dati raccolti dai ricercatori del progetto Reduce ogni giorno gli italiani gettano 100 grammi di cibo: una quota che moltiplicata per 365 giorni all’anno porta a 36,92 kg di alimenti, per un costo di 250 euro all’anno.

Si spreca ancora troppo anche nelle mense scolastiche: quasi 1/3 dei pasti viene gettato, 90 grammi di cibo per ogni studente, ad ogni pasto. Il cibo meno gradito è la frutta, in testa al gradimento dei bambini c’è invece il secondo piatto.

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