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Startup a rischio bolla, sono sempre di più ma in Italia pochi ci…

venture capital in calo

Startup a rischio bolla, sono sempre di più ma in Italia pochi ci investono

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Ne abbiamo oltre 8mila, nate nel giro di cinque anni, e contano già 40mila occupati. Sono le startup made in Italy che in Italia dal 2012 hanno trovato un “ecosistema normativo” ospitale con un sistema di regole snelle e facili che le hanno aiutate a crescere di numero. Ora il rischio è che appassiscano o magari fuggano all’estero in cerca del carburante per crescere: i capitali di rischio. Perché in Italia il venture capital, già a al lumicino non rispetto alla Silcon valley ma ai nostri partner europei, invece di crescere è in calo ed è tornato ai livelli di cinque anni fa, passando dai 178 milioni del 2016 ai 110 di quest’anno (come nel 2012). Da qui il grido di allarme lanciato oggi in occasione dello startupday organizzato a Roma dai protagonisti di questo fronte emergente per chiedere al Governo un piano nazionale per l’innovazione.

Sono passati 6 anni da quando nell’aprile del 2012 il Governo, su indicazione di una task force di 12 esperti, diede il via alla costruzione in Italia dell’ecosistema delle startup. Con il decreto crescita 2.0 che introdusse per la prima volta nell'ordinamento giuridico italiano della definizione di nuova impresa innovativa ad alto valore tecnologico, la startup innovativa. Per farle decollare negli anni sono seguite agevolazioni fiscali (a partire dalle detrazioni al 30% per chi investe in startup) e misure anti burocrazia e oggi il fenomeno è tutt’altro che di nicchia: si contano 7.398 startup iscritte al 30 giugno 2017 alla sezione speciale del Registro delle imprese (+24,5% in un anno), una forza lavoro di 34.120 unità tra addetti (10.262) e soci (23.858). Il valore aggregato della produzione, calcolato sulle imprese che hanno depositato il bilancio, si avvicina agli 800 milioni

Il nodo però è che gli incentivi statali per chi investe smuovono qualcosa nella fase di avvio ma manca il supporto - privato e pubblico - negli stadi successivi di consolidamento, espansione e crescita sui mercati. Nel 2017 sono stati investiti 110,8 milioni in startup italiane, 68 milioni in meno rispetto ai 178 milioni del 2016 (-39%). È la prima volta negli ultimi tre anni che si assiste ad un’inversione di marcia rispetto alla crescita degli investimenti in neo imprese innovative. Il primo dato disponibile sugli investimenti in venture capital è del 2012, e con questo dato l’Italia del 2017 ha investito esattamente gli stessi soldi che cinque anni fa. Il mercato del venture capital e dei finanziamenti in startup rimane quindi uno dei principali problemi dell'ecosistema dell'innovazione italiana. Le 8mila startup italiane non trovano finanziatori. E i cento milioni investiti negli ultimi 12 mesi portano l'Italia ad un abisso di distanza rispetto ai principali paesi europei, con Francia, Germania e Regno Unito che investono oramai stabilmente cifre superiori ai due miliardi di euro ogni anno.

Secondo il rapporto “Scaleup Italy” di Mind The Bridge l’Italia è undicesima in Europa sia per numero di startup che sono riuscite a diventare aziende solide (solo 135 contro le 1412 inglesi), sia per capitali raccolti da queste aziende per poter crescere (970 milioni contro gli oltre 20 miliardi d’Oltremanica). Ultima tra i grandi Paesi europei, ma indietro anche a mercati molto più piccoli, come la Svizzera o l’Irlanda. Con il dettaglio in più che il 50% del Venture capital arriva dall’estero. Il nostro paese presenta «una situazione di ritardo drammatico rispetto agli altri paesi europei, con Gran Bretagna, Francia e Germania praticamente irraggiungibili», spiega Alberto Onetti, chairman di Mind the Bridge, che ha realizzato il report presentato nel corso dell'evento. «E l’aspetto preoccupante - aggiunge - è che, nonostante il ritardo, continui a viaggiare a passo lento, investendo in innovazione importi trascurabili».

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