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L’altolà del Colle: basta liti sui migranti

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L’altolà del Colle: basta liti sui migranti

  • –Mariolina Sesto

roma

L’Italia «ha bisogno di sentirsi comunità, senza diffidenza. La mancanza di senso di comunità porta a diffidenza, intolleranza e a volte alla violenza». Il capo dello Stato non pronuncia la parola “Macerata” ma il suo pensiero è inequivocabilmente rivolto al caso-Traini e alla sua sparatoria durante la quale sono stati feriti sei immigrati. Non potrebbe essere diversamente anche perché, a due giorni dal fatto di cronaca accaduto nelle Marche, il dibattito polito ed elettorale si è avvitato attorno alla vicenda con tesi contrapposte e toni estremamente aggressivi.

È così che, nel primo appuntamento pubblico - la consegna delle onorificenze al merito della Repubblica - Mattarella ha esordito ammonendo che «il senso di vita di comunità, del bene comune, dell’importanza della condizione degli altri è fondamentale». Parole subito seguite da una forte presa di posizione della Ue su quanto accaduto nella città marchigiana: «Un attacco volontario ai nostri valori fondamentali, un tentativo di distruggere il tessuto che ci lega come europei - commenta il vicepresidente della Commissione Ue Frans Timmermans su Twitter -. È nostro dovere condannare questa violenza e la spregevole ideologia alla base».

Nel frattempo, rimangono asprissimi i toni dello scontro politico nato attorno al caso Macerata. Il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda in un’intervista accusa il leader leghista Salvini di spingere la Lega «ai limiti dell’arco costituzionale». Immediata la replica del diretto interessato: «Da Calenda sciocchezze, non rispondo a insulti di uno che dovrebbe fare il ministro».

Silvio Berlusconi, dopo aver messo in guardia dal fenomeno immigrazione destinato a diventare «una bomba sociale», derubrica il raid di Traini al «gesto di un folle». E Giorgia Meloni prende le distanze dall’accaduto con parole chiare: «La mia Italia non è quella che spara agli innocenti». Quanto al presidente dell’europarlamento Antonio Tajani (Fi) «quello che è accaduto a Macerata è inaccettabile e inammissibile: tutti quanti noi condanniamo con fermezza e senza esitazione».

Chi rilancia l’allarme dopo il raid è invece il sindaco pd di Macerata Romano Carancini che, dal palco della kermesse di presentazione dei candidati dei dem, invita a non considerare quanto accaduto sabato «un fatto isolato»: «C’è un fermento che dobbiamo essere in grado in maniera esplicita e non ambigua di fermare e combattere». Infine, sulle politiche migratorie, ieri è stato il giorno della replica di Pd e M5S a Berlusconi. Il segretario Pd gli ricorda che fu lui a firmare il Trattato di Dublino e a «fare la guerra in Libia. Di Maio aggiunge che furono le politiche del centrodestra a creare la «bomba» migratoria, arrivando a definire il presidente di Forza Italia «un traditore della patria».

Intanto, sul fronte dell’inchiesta, il procuratore di Macerata ha riferito che Traini voleva andare in tribunale e uccidere Innocent Oseghale, il nigeriano presunto assassino di Pamela, ma all’ultimo minuto avrebbe cambiato idea e avrebbe cominciato a sparare contro ogni persona di colore incontrata lungo la strada. Il ventottenne, accusato di strage aggravata da odio razziale, sarà interrogato oggi in carcere. Il suo legale ieri si è detto allarmato dai messaggi di solidarietà che gli sono stati espressi per strada nei confronti di Traini: «Politicamente c’è un problema - ha detto Giulianelli -: mi ferma la gente a Macerata per darmi messaggi di solidarietà nei confronti di Luca. È allarmante ma ci dà la misura di quello che sta succedendo».

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