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Falsi dossier Eni, accertamenti sui pc sequestrati Il ruolo di Amara e del…

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L’inchiesta milanese

Falsi dossier Eni, accertamenti sui pc sequestrati Il ruolo di Amara e del dirigente Mantovani

  • – di Redazione online

I computer del dirigente di Eni, Riccardo Mantovani, finiscono sotto la lente dei pm di Milano, che indagano sui falsi dossier Eni per «depistare» le indagini Eni-Nigeria e Eni-Algeri. L’accertamento è del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano, che dovrà analizzare email, appunti, pc, telefoni e altro materiale informatico sequestrato nelle perquisizioni a carico di Massimo Mantovani, ex responsabile dell’ufficio legale di Eni e attuale dirigente della società, indagato per associazione per delinquere finalizzata ai reati di false informazioni a pm e calunnia.

Il presunto depistaggio
Sarebbe stato l’organizzatore di presunte manovre di depistaggio per condizionare le inchieste milanesi Eni-Nigeria ed Eni-Algeria. L’indagine milanese si intreccia con quelle della Procura di Roma e di Messina che ieri hanno portato all’arresto, tra gli altri, dell’avvocato Piero Amara, anche lui indagato nel filone coordinato dal procuratore aggiunto di Milano Laura Pedio, e dell’ex pm di Siracusa Giancarlo Longo. Gli inquirenti milanesi, così come quelli romani, hanno trasmesso atti ai colleghi di Messina e ci sono state riunioni di coordinamento. I pm milanesi indagano sugli autori delle denunce su un presunto complotto ai danni dell'ad Claudio Descalzi, poi rivelatosi falso.

La richiesta di archiviazione del procuratore aggiunto
Lo scorso settembre, il gip Stefania Pepe, su richiesta del procuratore aggiunto Fabio De Pasquale, titolare delle indagini Eni-Nigeria (tra gli imputati Descalzi) e Eni-Algeria (tra gli imputati l’ex ad Eni Paolo Scaroni) aveva disposto l’archiviazione dell’inchiesta che era stata aperta (proprio a seguito delle denunce a Trani e Siracusa sul complotto rivelatosi falso) a carico, tra gli altri, del consigliere indipendente di Eni, Karina Litvonkavaak, dell’ex consigliere indipendente del gruppo Luigi Zingales e dell’ex ad di Saipem Umberto Vergine. Era stato lo stesso De Pasquale a chiedere alla Procura di Siracusa gli atti per competenza e poi a chiedere ed ottenere l’archiviazione. Nel frattempo, il procuratore aggiunto Pedio ha aperto l’inchiesta (reati, a vario titolo, di associazione per delinquere, calunnia, false informazioni a pm, induzione a rendere dichiarazioni mendaci e intralcio alla giustizia) per individuare gli autori della «trama» sul falso complotto, i quali avrebbero voluto, secondo l'accusa, smontare e creare intralcio alle indagini milanesi sulla presunta corruzione internazionale.

Il ruolo di Mantovani
Con le nuove perquisizioni di ieri la Procura ha ipotizzato, tra l’altro, responsabilità anche dell'allora capo dell’ufficio legale di Eni Mantovani - e ora “Chief Gas & Lng Marketing and Power Officer” - e punta a verificare anche se altre persone abbiano preso parte alla presunta associazione per delinquere, anche perché alcune informazioni, che erano parte delle denunce sul falso complotto, erano «riservate ed interne». Sarebbe stato, stando alle indagini, il milanese Massimo Gaboardi (anche lui indagato), tecnico-progettista che ha lavorato anche per l’Eni, a denunciare alla Procura di Siracusa il falso complotto. E per farlo avrebbe ricevuto soldi da Alessandro Ferraro (indagato), collaboratore dell’avvocato Amara, che ha lavorato anche come legale esterno dell’Eni. Quest’ultimo, a sua volta, sarebbe stato in contatto con Mantovani.

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