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Dossier Una strategia consolidata per modernizzare il Paese

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Dossier | N. 20 articoliOlimpiadi invernali PyeongChang 2018

Una strategia consolidata per modernizzare il Paese

La provincia di Gangwon. (Afp)
La provincia di Gangwon. (Afp)

Era percepita come una provincia piuttosto remota, anche se inizia a poco più di un centinaio di chilometri da Seul. Ora Gangwon – dove si trovano PyeongChang e la cittadina di Gangneung, che si affaccia sul mare – è molto più vicina alla capitale. Non più sei ore, ma solo 100 minuti tra Seul e il mare, grazie alla nuova linea dell’alta velocità gestita dalla Korail. Invece lo stadio olimpico da 35mila posti dove domani Arianna Fontana porterà il tricolore nella cerimonia di inaugurazione sarà presto smantellato, al pari di una pista sciistica di discesa nella vicina Jeongseon, dove dovrebbe essere ripristinata la foresta.

Sono le due facce della medaglia olimpica e più in generale dei grandi eventi internazionali in Corea del Sud, spesso occasione per una sorta di manovra di stimolo fiscale finalizzata a far crescere economie periferiche attraverso grandi investimenti in infrastrutture, alcune delle quali finiscono per essere sovradimensionate. Il caso più recente è quello dell’Expo di Yeosu del 2012, che avvicinò la provincia di Jeolla meridionale alla capitale attraverso l’alta velocità e cambiò il panorama della cittadina meridionale. Il precedente effetto-Olimpiadi - relativo a quelle estive di 30 anni fa - venne considerato positivo a priori e a posteriori: la capitale cambiò volto e il Paese intero ottenne di sancire la sua promozione nelle graduatorie di economia e status internazionali.

Le Olimpiadi invernali di PyeongChang comportano, secondo le valutazioni prevalenti, una spesa di quasi 13 miliardi di dollari, contro le previsioni iniziali sui 7-8 miliardi quando venne dato l’annuncio della vittoria nella candidatura. Stime di vari istituti di ricerca, fatte proprie dal presidente del comitato organizzatore Lee Hee-Beom, avevano da tempo stimato un impatto economico nell’ordine di oltre 28 miliardi di dollari nell’arco di un decennio, tra ulteriori spinte infrastrutturali, migliore riconoscimento nazionale e internazionale dell’area e attrazione di nuovi investimenti. In ogni caso, sottolineano in coro organizzatori ed esponenti governativi, il rischio di un flop è stato già scongiurato: si sarebbe potuto parlare di “fallimento” dei Giochi solo se le tensioni con la Corea del Nord avessero portato a defezioni non solo di turisti, ma di team atletici. Un incubo che è svanito grazie alla distensione in corso con il Nord: gli organizzatori hanno potuto tirare un sospiro di sollievo, anche se si ritrovano ad affrontare inattese difficoltà come l’emergere di quasi un centinaio di casi di norovirus nella zona. Finora il virus intestinale contagioso non ha interessato, a quel che si è appreso, nessun atleta, ma si sono rese necessarie drastiche misure per contenere l’infezione che hanno interessato circa 1.200 addetti.

Quest’ultimo sviluppo, assieme alle temperature polari, rende difficile il raggiungimento del target di 370-390mila visitatori dall’estero, tanto più che è parso limitato l’interesse dei tour operator cinesi (ancora poco attivi nel rilanciare il turismo organizzato, a dispetto della schiarita nei rapporti politici tra i due Paesi). Ieri, intanto, è stata inaugurata Casa Italia, la sede della delegazione azzurra, alla presenza di 61 membri del Cio, presso lo Yongpyong Golf. Vi si terranno anche due seminari specializzati di impronta economica, con il coinvolgimento dell’Ice, il 20 e il 23 febbraio.

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