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Brexit, la Ue ora minaccia sanzioni

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Brexit, la Ue ora minaccia sanzioni

  • –Nicoletta Degli Innocenti

LONDRA

Bruxelles inasprisce il tono del confronto con Londra, mentre la premier Theresa May convoca il suo “gabinetto di guerra” per definire la strategia del Governo nei prossimi negoziati con l’Unione Europea.

La bozza di trattato redatta dalla Commissione Ue per regolamentare il periodo di transizione dal 29 marzo 2019, data ufficiale di Brexit, al 31 dicembre 2020 prevede condizioni rigide e sanzioni severe in caso la Gran Bretagna non rispetti in pieno le condizioni stabilite.

Secondo una copia della bozza finita in mano ai media, in caso di violazione degli accordi di transizione la Ue si riserva il diritto di sospendere immediatamente la Gran Bretagna «da alcuni benefici che derivano dalla partecipazione al mercato unico» quando non c’è tempo di riferire la questione alla Corte di Giustizia europea.

Il meccanismo punitivo scatterebbe quindi immediatamente, e in pratica potrebbe portare al congelamento dei servizi finanziari transfrontalieri, al blocco delle merci alla frontiera, all’imposizione di tariffe e all’obbligo di controlli doganali e alla sospensione dei diritti delle compagnie aeree di volare.

La posizione rigida di Bruxelles è mirata a prevenire «azioni o iniziative che possano danneggiare gli interessi dell’Unione». È del tutto naturale che la Ue si tuteli dal rischio di un «gioco sporco» da parte di Londra, ha spiegato ieri Stefaan De Rynck, consigliere del negoziatore capo Ue Michel Barnier.

Il Governo di Londra ha reagito con flemma tutta britannica alla minaccia di un regime di transizione più aspro del previsto. «Si tratta di una bozza di documento Ue che riflette la loro posizione - ha detto ieri un portavoce –. La posizione Ue e la nostra insieme saranno le basi solide per i negoziati iniziati questa settimana con l’obiettivo di raggiungere un accordo».

La posizione della Commissione ha però gettato benzina sul fuoco delle polemiche interne al partito conservatore su Brexit. «Grazie al cielo ce ne andiamo da un’organizzazione che reagisce in modo così aggressivo con chi non obbedisce», ha detto ieri il deputato Jacob Rees-Mogg, leader degli oltranzisti anti-Ue. Secondo Rees-Mogg, la Gran Bretagna non deve ridursi a essere un «vassallo» della Ue durante la transizione, soggetta tutti i doveri ma con zero diritti.

Il testo della Commissione Ue sottolinea anche che nel periodo di transizione «il Parlamento del Regno Unito non sarà considerato un parlamento nazionale» e «la banca d’Inghilterra non sarà considerata una banca centrale nazionale».

A una domanda ieri in Parlamento se si sentisse in grado di reagire alle «minacce» della Ue, la May ha assicurato i deputati che sarà «forte» nei negoziati con Bruxelles: «Sentiremo voci di ogni genere, ma quello che importa è la posizione che prenderemo nei negoziati. Abbiamo dimostrato di essere in grado di ottenere la migliore intesa possibile. Lo abbiamo fatto in dicembre e lo faremo di nuovo».

Le tensioni all’interno del Governo saranno in evidenza nei due giorni del cosiddetto “Brexit war cabinet” presieduto dalla May ieri e oggi. Nell’incontro a porte chiuse ieri si è parlato di immigrazione e della questione irlandese – come quadrare il cerchio di un’isola senza confini e barriere interne ma divisa in due Stati, la Repubblica che continuerà a far parte della Ue e l’Irlanda del Nord che invece lascerà l’Unione.

Oggi invece i ministri discuteranno di che tipo di accordo commerciale vorrebbero stringere con Bruxelles. La May ha già chiarito che la Gran Bretagna lascerà sia il mercato unico che l’unione doganale ma intende negoziare «un’intesa su misura» che permetta il maggiore accesso possibile al mercato europeo senza tariffe.

La pazienza delle imprese ha un limite, hanno avvertito ieri le British Chambers of Commerce, che in una lettera aperta alla May hanno chiesto una «dichiarazione d’intenti chiara e senza equivoci». Le imprese britanniche, grandi e piccole, sono stanche dell’incertezza sul futuro e delle divisioni interne al Governo, afferma la lettera.

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